SCENA SECONDA
Gli stessi e Mary.
 
MARY                ( entrando)  Io sono la cameriera. Ho passato un
                    pomeriggio   molto  piacevole.  Sono  stata   al
                    cinematografo con un uomo e ho visto un film con
                    delle donne. All'uscita dal cinematografo  siamo
                    andati  a bere dell'acquavite e del latte e  poi
                    abbiamo letto il giornale.
SIGNORA SMITH       Spero  che  abbia passato  un  pomeriggio  molto
                    piacevole,  che sia andata al cinematografo  con
                    un uomo e che abbiate bevuto acquavite e latte.
SIGNOR SMITH        E il giornale!
MARY                La  signora  e il signor Martin,  vostri  ospiti,
                    sono  alla  porta. Mi aspettavano.  Non  osavano
                    entrare da soli. Dovevano cenare con voi  questa
                    sera.
SIGNORA   SMITH     Ah, sì, li aspettavamo. Siamo affamati.  Siccome
                     non  li  vedevamo arrivare,  stavamo  andando  a
                    mangiare  senza  di loro. Non  abbiamo  mangiato
                    niente in tutta la giornata. Quanto a lei, Mary,
                    non avrebbe dovuto uscire di casa!
MARY                Ma se è lei che mi ha dato il permesso!
SIGNOR SMITH        Non l'ha fatto apposta!
MARY                (scoppia a ridere, poi piange. Sorride) Mi  sono
                    comprata un vaso da notte.
SIGNORA SMITH       Mia cara Mary, apra la porta e faccia entrare il
                   signore  e la signora Martin, per  piacere.  Noi
                    andiamo in fretta a cambiarci d'abito.
La  signora e il signor Smith escono a destra.  Mary
apre la porta a sinistra, donde entrano il signore e
la signora Martin.
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SCENA TERZA
Mary e i coniugi MARTIN
 
 
MARY                Perché   siete   venuti  cosi   tardi?   Non   è
                    educazione.  Bisogna arrivare  all'ora  fissata,
                    capito?   Ad  ogni modo sedetevi  ugualmente,  e
                    adesso aspettate. (Esce).
SCENA QUARTA
Gli stessi, meno Mary.
 La  signora  e  il signor MARTIN  seggono  l'uno  in
faccia    all'altra,   senza   parlare,    sorridono
timidamente.  Il  dialogo  che  segue  deve   essere
recitato  con  voce strascicata, monotona,  un  poco
cantante e assolutamente priva di sfumature.
 
 
SIGNOR   MARTIN     Mi  scusi, signora, non vorrei sbagliare, ma  mi
                    pare di averla già incontrata da qualche parte.
SIGNORA MARTIN      Anche a me , signore, pare di averla  incontrata
                    da qualche parte.
SIGNOR   MARTIN     Non  l’avrò,  signora, per  caso  intravista  a
                    Manchester?
SIGNORA  MARTIN     Potrebbe  darsi. Io sono nativa  di  Manchester!
                    Tuttavia  non ricordo bene, signore; non  potrei
                    dire se è lì che l'ho vista, o no!
SIGNOR MARTIN       Dio mio, è veramente curioso!...Sta di fatto che
                    io,  signora  , ho  lasciato  Manchester   circa
                    cinque settimane fa.
SIGNORA   MARTIN    Veramente    curioso!   Bizzarra    coincidenza!
                    Anch'io,  signore ho lasciato  Manchester  circa
                    cinque settimane fa.
SIGNOR  MARTIN      Io  ho  preso il treno delle otto  e  mezzo  del
                    mattino, quello che arriva a Londra a un  quarto
                    alle  cinque, signora.
SIGNORA   MARTIN    Veramente    curioso,    veramente     bizzarro!
                    Incredibile  coincidenza! Io ho preso lo  stesso
                    treno, signore!
SIGNOR  MARTIN      Dio  mio, veramente curioso! Non potrebbe  darsi
 allora, signora, che io l'abbia vista in treno?
SIGNORA   MARTIN    E'  possibile, verosimile e plausibile,  e  dopo
                    tutto,  perché no?..Io però non me  ne  ricordo,
                    signore!
SIGNOR  MARTIN      Io  viaggiavo  in seconda classe,  signora.   In
                    Inghilterra  non  esiste seconda classe,  ma  io
                    viaggiavo ugualmente in seconda classe.
SIGNORA   MARTIN    Veramente    bizzarro!    Veramente     curioso!
                    Incredibile  circostanza! Anch'io  viaggiavo  in
                    seconda classe!
SIGNOR  MARTIN      Veramente   curioso!  Noi   possiamo   benissimo
                    esserci  incontrati  in  seconda  classe,   cara
                    signora!
SIGNORA  MARTIN     La cosa è possibile e persino verosimile. Ma  io
                    non ne ho un ricordo chiaro, caro signore!
SIGNOR  MARTIN      Il  mio posto era nel vagone numero otto,  sesto
                    scompartimento, signora!
SIGNORA MARTIN      Curioso!  Anche  il  mio posto  era  nel  vagone
                    numero otto, sesto scompartimento, caro signore!
SIGNOR MARTIN       Veramente   curiosa  questa   coincidenza!   Non
                    potrebbe darsi, cara signora che noi ci siamo
                    incontrati nel sesto scompartimento?
SIGNORA   MARTIN    Dopo  tutto, è estremamente possibile!  Io  però
                    non me ne ricordo, caro signore.
SIGNOR MARTIN       A dire il vero, cara signora, non me ne  ricordo
                    neppure  io,  ciò non toglie però  che  possiamo
                    esserci visti proprio lì: anzi più ci penso, più
                    la cosa mi pare possibile.
SIGNORA MARTIN      Oh! Certamente, signore, certamente.
SIGNOR  MARTIN      Com’è  curioso... Io avevo il posto numero  tre,
                   vicino alla finestra, cara signora.
SIGNORA  MARTIN     Oh, mio Dio, com’è curioso e com’è bizzarro:  io
                    avevo il posto numero sei, vicino alla finestra,
                    in faccia  a lei, caro signore!
SIGNOR MARTIN       Oh,  mio  Dio,  che  curiosa  coincidenza!   Noi
                    eravamo dunque faccia a faccia, cara signora. E'
                    certamente lì che ci siamo visti!
SIGNORA  MARTIN     Veramente  curioso!  La cosa è possibile, ma  io
                    non me ne ricordo, caro signore!
 
SIGNOR  MARTIN      A  vero  dire, cara signora, non me  ne  ricordo
                    neppure  io.  Tuttavia è possibilissimo che  noi
                    ci siamo visti in quell'occasione.
SIGNORA MARTIN      E' vero, ma non ne sono completamente sicura.
 
SIGNOR  MARTIN      Non  è lei, cara signora, la signora che  mi  ha
                    pregato di metterle la valigia sulla reticella e
                    che dopo mi ha ringraziato e permesso di fumare?
SIGNORA  MARTIN     Ma sì, dovrei proprio essere io, signore!  Com’è
                    curiosa,   curiosissimamente   curiosa    questa
                    coincidenza!
 
SIGNOR  MARTIN      Che curiosa e bizzarra coincidenza! Non le pare,
                    signora, che noi potremmo esserci conosciuti  in
                    quel momento?
SIGNORA   MARTIN    Oh!  E' certamente una curiosa  circostanza.  E'
                    possibile,  caro signore! Tuttavia non credo  di
                    ricordarmene.
SIGNOR MARTIN       Neppure io, signora.
 
Un momento di silenzio. La pendola suona due  colpi,
poi un colpo.
 
SIGNOR  MARTIN      Dal  mio  arrivo  a  Londra  io  abito  in   via
                    Bronfield, cara signora.
SIGNORA MARTIN      Quant’è curioso, quant’è bizzarro!  Anch'io  dal
                  mio arrivo a Londra abito in via Bronfield, caro
                    signore.
SIGNOR  MARTIN      Curioso! Ma allora, allora noi possiamo  esserci
                    incontrati in Via Bronfield, cara signora.
SIGNORA  MARTIN     Oh,  quant’è  curioso e quant’è  bizzarro  tutto
                    ciò! E davvero possibile, se ci si pensa, ma  io
                    non me ne ricordo, caro signore.
SIGNOR MARTIN       Io abito al numero 19 , cara signora.
SIGNORA  MARTIN     Com’è curioso! Anch'io abito al numero 19,  caro
                    signore.
SIGNOR MARTIN       Ma   allora,  allora,  allora,  allora  che   ne
                    direbbe, cara signora, se ci fossimo  incontrati
                    in quella casa?
SIGNORA  MARTIN     E' possibile  , ma io non me ne ricordo,  caro
                    signore.
SIGNOR MARTIN       Il mio appartamento è al quinto piano, il numero
                    8, cara signora.
 
SIGNORA  MARTIN     Oh!  Com’è  curiosa, com’è bizzarra, Dio  mio,
                    questa  coincidenza! Anch'io abito al  quinto
                    piano,   nell'appartamento  numero  8,   caro
                    signore!
SIGNOR MARTIN       (sognante)       Curiosa,       curiosissima,
                    incredibilmente  curiosa circostanza!   Nella
                    mia  camera  da letto c’è un  letto.  Il  mio
                    letto  è coperto da un piumino verde.  Questa
                    camera,  con  il suo letto e il  suo  piumino
                    verde  si trova in fondo al corridoio tra  il
                    water e la biblioteca, cara signora.
SIGNORA  MARTIN     Quale coincidenza, gran Dio, quale  coincidenza!
                    La  mia  camera  da letto ha  un  letto  con  un
                    piumino  verde e si trova in fondo al  corridoio
                    tra la biblioteca, caro signore, e il water!
SIGNOR  MARTIN      Quant’è  bizzarro, curioso e strano!  Mi
                    lasci dunque dire, cara signora, che noi abitiamo
                    nella  medesima  camera  e  che  dormiamo  nello
                    stesso  letto, cara signora. E' forse lì che  ci
                    siamo incontrati!
SIGNORA  MARTIN     Oh!   La  curiosa  coincidenza!   E'   veramente
                    possibile  che sia lì che ci siamo incontrati  e
                    potrebbe  persino darsi la scorsa notte.  Ma  io
                    non me ne ricordo, caro signore!
SIGNOR  MARTIN      Io ho una figlioletta e questa figlioletta abita
                    con  me,  cara signora. Essa ha due  anni  ed  è
                    bionda, ha un occhio bianco e uno rosso, è molto
                    graziosa e si chiama Alice, cara signora.
SIGNORA MARTIN      Bizzarra    coincidenza!    Anch'io    ho    una
                  figlioletta,  essa pure ha due anni,  un  occhio
                    bianco e uno rosso, è molto graziosa e si chiama
                    Alice, caro signore!
SIGNOR  MARTIN      (sempre con voce strascicata e monotona) Curiosa
                    e bizzarra coincidenza! Forse è la stessa,  cara
                    signora!
SIGNORA MARTIN      Curiosissimo! E' davvero possibile, caro signore
 
 Lungo silenzio... La pendola batte ventinove colpi.
SIGNOR MARTIN       (dopo   aver  lungamente  riflettuto,  si   alza
                    lentamente  e  senza fretta si dirige  verso  la
                    signora  MARTIN,  la  quale,  stupita  dall'aria
                    solenne del marito, si è alzata pure lei,  molto
                    tranquillamente; il signor MARTIN con la  solita
                    voce  fiacca, vagamente cantante)   Allora  cara
                    signora,  io credo che non vi siano  più  dubbi,
                    noi ci siamo già visti e lei è la mia  legittima
                    sposa... Elisabetta ti ho ritrovata!
La signora MARTIN si avvicina al signor MARTIN senza
affrettarsi.  Si abbracciano senza  espressione.  La
pendola  batte  un  colpo  molto  forte.  Il   colpo
dev'essere forte da far sussultare gli spettatori. I
coniugi MARTIN non  lo odono.
 
SIGNORA MARTIN      Donald, sei tu, darling!
Si  mettono  a sedere sulla  medesima  poltrona,  si
tengono stretti e si addormentano. La pendola  batte
ancora  parecchie volte. Mary in punta di piedi,  un
dito  sulle labbra, entra cautamente in scena  e  si
rivolge al pubblico
 
 
SCENA QUINTA
Gli stessi più Mary.
MARY                Elisabetta  e  Donald,  adesso,  sono  troppo
                    felici   per  potermi  udire.  Posso   dunque
                    rivelarvi  un  segreto...  Elisabetta  non  è
                    Elisabetta  e Donald non è Donald. Eccone  la
                    prova:  la bambina di cui parla Donald non  è
                    la figlia di Elisabetta, non si tratta  della
                    stessa  persona.  La figlia di Donald  ha  un
                    occhio bianco e uno rosso, precisamente  come
                    la figlia di Elisabetta. Tuttavia, mentre  la
                    figlia di Donald ha l'occhio bianco a  destra
                    e  l'occhio  rosso a sinistra, la  figlia  di
                    Elisabetta  ha  l'occhio  rosso  a  destra  e
                    l'occhio  bianco a sinistra!  Di  conseguenza
                    tutto   il  ragionamento  di  Donald   crolla
                    urtando  contro  quest'ultimo  ostacolo   che
                    annulla  tutta la sua teoria.  Nonostante  le
                    coincidenze   straordinarie  che   potrebbero
                    sembrare   argomenti  decisivi,   Donald   ed
                    Elisabetta,   non  essendo   genitori   della
                    medesima   creatura,  non  sono   Donald   ed
                    Elisabetta. Ha un bel credere, lui, di essere
                    Donald;  ha  un bel credere, lei,  di  essere
                    Elisabetta.  Ha un bel credere lui,  che  lei
                    sia  Elisabetta. Ha un bel credere, lei,  che
                    lui sia Donald: essi si ingannano amaramente.
                   Ma  chi  è allora il vero Donald?  Qual'è  la
                    vera  Elisabetta? Chi mai ha interesse a  far
                    durare questa confusione? Io non ne so nulla.
                    Non sforziamoci di saperlo. Lasciamo le  cose
                    come  stanno.  (fa  qualche  passo  verso  la
                    porta,  poi  torna indietro e si  rivolge  al
                    pubblico) Il mio vero nome è Sherlok  Holmes.
                    (Esce).
SCENA SETTIMA
 
 
Gli stessi e gli Smith.
 

La  signora e il signor Smith entrano da destra  con gli stessi abiti che indossavano precedentemente .
 
SIGNORA SMITH
Buona  sera,  cari amici!  Scusateci  di  avervi fatto aspettare  tanto. Abbiamo  però  ritenuto nostro  dovere  rendervi  gli  onori  cui  avete diritto  sicchè, non appena abbiamo  saputo  che non eravate alieni dal procurarci il piacere  di venirci  a  trovare senza annunziare  la  vostra visita,   ci  siamo  affrettati  ad   andare   a rivestire i nostri abiti di gala.
 
 
SIGNOR  SMITH
(furioso) Non abbiamo mangiato nulla in tutta la giornata.  Sono quattro  ore che vi  aspettiamo. Perché siete venuti così tardi?
La signora e il signor Smith siedono di fronte  agli
ospiti.   La  pendola  sottolinea  le  battute   con
maggiore  o  minore  forza a seconda  del  caso.   I Martin, lei in particolare, hanno l'aria imbarazzata
e  timida. Di conseguenza la conversazione si  avvia
faticosamente  e le parole vengono, al principio,  a
stento.  Un lungo silenzio impacciato all'inizio poi
altri silenzi ed esitazioni in seguito.
SIGNOR SMITH
Hum.
 
Silenzio.
 
 
SIGNORA SMITH
Hum, hum.
Silenzio.
SIGNORA MARTIN      Hum, Hum, hum.
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Hum, hum, hum, hum.
Silenzio.
SIGNORA MARTIN      Oh, certamente.
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Siamo tutti raffreddati.
Silenzio.
SIGNOR SMITH
Eppure non fa freddo.
Silenzio.
SIGNORA SMITH       Non ci sono correnti d'aria.
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Oh no, per fortuna!
Silenzio.
SIGNOR SMITH
Mah!...
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Ha delle preoccupazioni?
Silenzio.
SIGNORA SMITH
No. Gli girano...
Silenzio.
 
 
SIGNORA  MARTIN     Oh, alla sua età non dovrebbe più, signore.
Silenzio.
SIGNOR SMITH
Il cuore non ha età.
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Questo è vero.
Silenzio.
SIGNORA SMITH
Così si dice.
Silenzio.
SIGNORA MARTIN      Si dice anche il contrario.
Silenzio.
SIGNOR SMITH
La verità sta nel mezzo.
Silenzio.
SIGNOR MARTIN
Parole sante.
Silenzio.
SIGNORA  SMITH      (ai Martin) Voi che viaggiate molto dovreste pur trovare qualcosa di interessante da raccontarci.
SIGNOR  MARTIN      (alla moglie) Racconta, cara, che cosa hai visto oggi.
SIGNORA  MARTIN     Non ne vale la pena, non mi credereste.
SIGNOR SMITH
Non  oseremmo  mai  mettere  in  dubbio  le  sue parole!
 
SIGNORA SMITH
Ci offenderebbe se lo sospettasse.
SIGNOR MARTIN
(alla  moglie)  Li  offenderesti,  cara,  se  li sospettassi capaci...
SIGNORA   MARTIN    (civettuola)  Ebbene, oggi, ho assistito ad  una cosa inverosimile. Una cosa incredibile.
SIGNOR MARTIN
Racconta presto, cara.
SIGNOR SMITH
Benone. Adesso ci divertiremo.
SIGNORA SMITH
Era ora.
SIGNORA  MARTIN     Ebbene,  oggi, andando al mercato, per  comprare della verdura, che diventa sempre più cara...
SIGNORA SMITH
Dove andremo a finire?
SIGNOR  SMITH
Non bisogna interrompere, cara, screanzata.
SIGNORA  MARTIN     Ho  visto,  per strada, vicino a  un  caffè,  un  signore  decorosamente     vestito,     sulla cinquantina, o forse nemmeno, che ...
SIGNOR SMITH
Che, cosa?
SIGNORA SMITH
Che, cosa?
SIGNOR    SMITH     (alla  moglie) Non bisogna  interrompere,  cara, sei disgustosa.
SIGNORA SMITH
Caro,  sei  stato tu a interrompere  per  primo, bestia.
SIGNOR MARTIN
Sssst.   (alla  moglie)  Che  cosa  faceva  quel signore?
 
 
SIGNORA  MARTIN     Ebbene,  direte  che me lo sono  sognato:  Aveva posato  un  ginocchio  in  terra  ed  era  tutto chinato.
SIGNOR MARTIN, SIGNOR SMITH, SIGNORA SMITH   Oh!
SIGNORA MARTIN      Sì, chinato.
SIGNOR SMITH
Impossibile.
SIGNORA  MARTIN     Sì, chinato. Mi sono avvicinata  per  vedere che cosa facesse...
SIGNOR SMITH
Ebbene?
SIGNORA  MARTIN     Stava  legandosi i legacci delle scarpe  che  si erano slacciati.
GLI ALTRI TRE
Fantastico!
SIGNOR  SMITH       Non me lo dicesse lei, non ci crederei.
SIGNOR MARTIN       Perchè   no?   Si   vedono   cose   ancor    più  straordinarie, quando si va in giro. Ad  esempio oggi stesso ho visto in tramvai, seduto sul  mio sedile,  un  signore che leggeva  beatamente  il giornale.
SIGNORA SMITH
Che tipo strambo!
SIGNOR SMITH
Forse  era  lo  stesso (Suonano  alla  porta  di ingresso)  Guarda un po'. Hanno suonato.
SIGNORA  SMITH      Ci  dev' essere qualcuno. Vado a vedere.   (va  a
vedere. Apre la porta e ritorna) Nessuno. (Si risiede).
SIGNOR MARTIN       Vi darò un altro esempio...
Campanello.
SIGNOR SMITH
Guarda un po', hanno suonato.
 
SIGNORA SMITH
Ci  dev'essere qualcuno. Vado a vedere. (  Va  a vedere.  Apre  la  porta  e  ritorna)   Nessuno.
(Torna al suo posto).
SIGNOR MARTIN
(che ha perso il filo) Mmm...
SIGNORA MARTIN      Stavi  dicendo  che  ci avresti  dato  un  altro esempio.
SIGNOR MARTIN       Ah sì...
Campanello.
SIGNOR SMITH
Guarda un po', hanno suonato.
SIGNORA SMITH
Non vado più ad aprire.
SIGNOR SMITH
…ma deve esserci qualcuno!
SIGNORA  SMITH
La prima volta non c'era nessuno. La seconda, lo  stesso. Perchè pensi che ci sia  adesso?
SIGNOR SMITH
Perchè suonano!
SIGNORA MARTIN      Non è una ragione.
SIGNOR  MARTIN      Ma  cosa dici?  Quando si sente suonare  alla porta
 segno che c'è qualcuno  alla  porta, che suona perchè gli si apra la porta.
SIGNORA MARTIN      Non sempre. Avete visto poco fa!
SIGNOR MARTIN       Nella maggior parte dei casi, sì
SIGNOR  SMITH       Io,  quando vado a casa di qualcuno,  suono  per farmi
aprire.  Ritengo  che   tutti   facciano altrettanto  e  che  ogni  qualvolta  si   sente suonare
 segno che c'è qualcuno.
SIGNORA  SMITH      Questo è vero in teoria. Ma nella realtà le cose stanno  molto diversamente. Hai ben  visto  poco fa.
SIGNORA MARTIN      Sua moglie ha ragione.
SIGNOR  MARTIN      Oh! Voialtre donne vi date sempre man forte.
SIGNORA  SMITH
E  sta  bene, andrò a vedere. Tu non  dirai  che sono cocciuta, ma vedrai che non c'è
 nessuno!
(Va a vedere. Apre la porta e la richiude) Vedi,  nessuno.  (Torna al  suo  posto).  Ah!
Questi uomini che vogliono sempre aver ragione e che invece hanno sempre torto!
Si sente di nuovo suonare.
SIGNOR   SMITH      Guarda   un  po',  hanno  suonato.   Dev'esserci qualcuno.
SIGNORA  SMITH      (Che ha una crisi di furore) Non mandarmi più ad   aprire  la  porta.  Hai  visto  che  è  inutile.L'esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta  segno che non c'è mai nessuno.
SIGNORA MARTIN      Mai.
SIGNOR MARTIN       Non è detto.
SIGNOR SMITH
Anzi  è  falso. Nella maggior  parte  dei  casi, quando  si sente suonare alla porta  segno  che è qualcuno.
SIGNORA SMITH       Non vuol proprio arrendersi.
SIGNORA  MARTIN     Anche mio marito è terribilmente testardo.
SIGNOR SMITH
C'è qualcuno.
SIGNOR MARTIN
Non si può escluderlo.
SIGNORA SMITH
(al marito) No.
SIGNOR SMITH
Si.
SIGNORA  SMITH      Ti dico di no. Ad ogni modo non mi  scomoderò  inutilmente.  Se vuoi andare  a  vedere, vacci tu stesso.
SIGNOR  SMITH       Ci  vado. (La signora Smith alza le  spalle.  La signora Martin scuote la testa. Il signor  Smith va  ad  aprire)  Ah!  How  do  you  do!  (lancia un'occhiata  alla  signora Smith  e  ai  coniugi Martin che sono assai sorpresi) C'è il  dei pompieri!
 
SCENA OTTAVA
 
Gli stessi e il Capitano dei pompieri.
 
POMPIERE
(che naturalmente   porta  un   enorme   luccicante  e  un'uniforme) Signore  e  signori,
buongiorno.  (Tutti sono ancora un po'  stupiti. La signora Smith, adirata, volta la testa e
risponde al saluto)  Buongiorno,  Signora Smith. E' di cattivo umore?
SIGNORA SMITH
Oh!
SIGNOR SMITH
Le  dirò il fatto  che... mia moglie  un  po' umiliata di non aver avuto ragione.
SIGNOR  MARTIN      Signor  capitano  dei pompieri,  c'è  stata
una piccola  discussione tra la signora e il  signor Smith.
SIGNORA  SMITH
(al   signor  Martin)  Son  cose  che  non   la riguardano!   (Al signor Smith) Ti prego di  non
immischiare  gli  estranei  nelle  nostre  beghe familiari.
 
SIGNOR  SMITH
Oh,  cara, non c'è nulla di male. Il capitano  è un  vecchio  amico  di famiglia.  Sua  madre  mi
faceva  la  corte e io conoscevo  benissimo  suo padre,  il quale mi aveva pregato di  dargli  in
moglie  mia figlia, quando ne avessi avuta  una, ma il poveretto  morto prima che la cosa  possibile.
SIGNOR  MARTIN      La colpa non è ne' dell'uno  ne' dell'altro.
POMPIERE
Ma insomma, di che si tratta?
SIGNORA SMITH
Mio marito pretendeva...
SIGNOR SMITH
No, sei tu che pretendevi.
SIGNOR MARTIN       Sì lei.
SIGNORA MARTIN      No,  lui.
POMPIERE
Restiamo calmi. Mi racconti come sono andate  le cose, signora Smith.
SIGNORA  SMITH      Ecco  qua.  Mi mette molto  a  disagio  parlarle francamente,  ma in fondo un pompiere è come un confessore.
POMPIERE
Dunque?
SIGNORA   SMITH     Discutevamo  perché  mio  marito  sosteneva  che quando  si sente suonare alla porta  c'è  sempre qualcuno.
SIGNOR MARTIN
La cosa è plausibile.
SIGNORA  SMITH      E  io invece sostenevo che quando il  campanello suona
 segno che non c'è nessuno.
SIGNORA MARTIN      La cosa può sembrare strana.
SIGNORA   SMITH     Strana,  ma  convalidata  non  da  dimostrazioni astrattamente teoriche, bensì
 da fatti.
SIGNOR SMITH
E' falso, dal momento che il pompiere è qua. Ha suonato, ho aperto e lui era lì.
SIGNORA MARTIN      Quando?
SIGNOR MARTIN
Subito, no?
SIGNORA SMITH
D'accordo, ma soltanto dopo aver  udito  suonare per la quarta volta si è trovato qualcuno. E  la
quarta volta non conta.
SIGNORA MARTIN      E' una regola generale. Solo le prime tre  volte contano.
SIGNOR SMITH
Signor  capitano , permetta anche a me di  farle alcune domande.
POMPIERE
Dica pure.
SIGNOR SMITH
Quando  ho aperto la porta e l'ho vista,  era lei che aveva suonato?
POMPIERE
Si.
SIGNOR MARTIN
Lei era alla porta?  Suonava per farsi aprire?
POMPIERE
Non potrei negarlo.
SIGNOR  SMITH
(alla  moglie, con aria vittoriosa) Vedi?  Avevo ragione.  Quando si sente suonare, è
  segno che   qualcuno che suona. Non puoi negare che  il capitano sia qualcuno.
SIGNORA  SMITH      No no e no. Ti ripeto che parlo unicamente delle tre prime volte, giacché
 la quarta non conta.
SIGNORA  MARTIN     Quando suonò la prima volta, era lei?
POMPIERE
No, non ero io.
SIGNORA MARTIN      Vedete? Suonava e non c'era nessuno.
SIGNOR MARTIN
Forse c'era qualcun'altro.
SIGNOR SMITH
Era alla porta da molto tempo?
POMPIERE
Tre quarti d'ora.
SIGNOR SMITH
E non ha visto nessuno?
POMPIERE
Nessuno. Ne sono certo.
SIGNORA  MARTIN     E la seconda volta ha sentito suonare?
POMPIERE
, ma neppure quella volta ero io. E continuava a non esserci nessuno.
SIGNORA SMITH
Vittoria! Avevo ragione io.
SIGNOR  SMITH       (alla moglie) Piano, piano. (Al pompiere) E  che faceva lei alla porta?
POMPIERE
Niente. Ero lì. Pensavo a tante cose.
SIGNORA MARTIN      Ma la terza volta... non è stato lei a suonare?
POMPIERE
Sì, sono stato io.
SIGNORA SMITH
Ma quando ho aperto, non l'ho vista.
POMPIERE
Mi ero nascosto... per scherzo.
SIGNORA  SMITH      Non scherzi, non scherzi, signor capitano. Questa storia è troppo triste.
SIGNOR MARTIN
Insomma,  però, resta da risolvere  il  problema che ci interessa: quando suonano alla porta, c'è  qualcuno o no?
SIGNORA SMITH
Mai nessuno.
SIGNOR SMITH
Sempre qualcuno.
POMPIERE
Vi metterò d'accordo io. Avete un po' di ragione tutti e due. Quando suonano alla porta, talvolta
 qualcuno, talaltra non c'è nessuno.
SIGNOR MARTIN       Questo mi sembra logico.
SIGNORA MARTIN      Pare anche a me.
POMPIERE
Le  cose,  nella realtà,  sono semplici.  (Agli Smith) Abbracciatevi.
SIGNORA  SMITH      Ci siamo già abbracciati un momento fa.
SIGNOR  MARTIN      Si abbracceranno domani. Hanno tempo.
SIGNORA  SMITH      Signor  capitano,  visto  che ci  ha  aiutato  a chiarire  la questione, si metta in libertà,  si tolga il casco e si accomodi un momento.
POMPIERE
Chiedo  scusa, ma non posso  trattenermi  molto. Accetto  di  togliermi il casco, ma  non  ho  il
tempo di sedermi. ( Si siede, senza togliersi il casco)   Vi  confesserò che sono venuto  a  casa
vostra  per tutt'altro motivo. Sono in  missione di servizio.
SIGNORA SMITH
Ci racconti tutto, signor capitano!
POMPIERE
Spero che vorrete perdonare la mia indiscrezione  (molto  imbarazzato),  ehm (indica  col  dito  i
Martin) ... posso... davanti a loro...
SIGNORA MARTIN      Non si faccia scrupoli.
SIGNOR  MARTIN      Siamo vecchi amici. Ci raccontano tutto.
SIGNOR SMITH
Parli pure.
POMPIERE
Ebbene,  ecco: non ci sarebbe per caso il  fuoco qui da voi?
SIGNORA SMITH
Perchè questa domanda?
POMPIERE
Perchè  ... scusatemi, ho l'ordine  di  spegnere tutti gli incendi in città
SIGNORA MARTIN      Tutti?
POMPIERE
Sì, tutti.
 
SIGNORA  SMITH
(confusa)   Non saprei ... non credo, vuole  che vada a vedere?
SIGNOR  SMITH       (annusando) Non dev'esserci nulla.  Non si sente odor di bruciato.
POMPIERE
(desolato)  Proprio  niente?   Non  avreste   un piccolo fuoco nel camino? Qualche cosa che bruci
in  solaio  o in cantina?  O almeno  un  piccolo principio d'incendio?
SIGNORA   SMITH     Senta,  non  vorrei darle un dispiacere,  ma  ho paura che  non  ci sia proprio  niente  per  il momento.  Le prometto che l'avvertirò non appena si presenterà l'occasione.
POMPIERE
Ho la sua parola?  Mi farebbe una vera cortesia.
SIGNORA SMITH
Ha la mia parola.
POMPIERE
(ai Martin)  E anche da loro, niente che bruci?
SIGNOR MARTIN
Disgraziatamente, no.
SIGNORA  MARTIN     Gli  affari  vanno piuttosto male  ,  in  questi tempi!
POMPIERE
Molto  male.  Non accade  quasi  nulla,  qualche sciocchezzuola, un camino, una stalla. Niente di
serio.  Cose che non rendono. E siccome non  c'è   rendimento,  anche  il premio  di  produzione   molto magro.
 
 
SIGNOR  SMITH
Andiamo  male.  In  tutti i campi  è  la  stessa storia.  Il  commercio,  l'agricoltura,  proprio
come  il fuoco, quest'anno ... non si riesce  ad ingranare.
SIGNOR MARTIN
Niente grano, niente fuoco.
POMPIERE
Neppure inondazioni.
SIGNORA SMITH       Ma c'è dello zucchero.
SIGNOR SMITH        Perchè lo fanno venire dall'estero.
SIGNORA  MARTIN     Per  gli incendi sarebbe più  difficile.  Troppe tasse.
 
POMPIERE
Capita,  qualche volta, ma anche questa è cosa     rara, un'asfissia per gas, o due. Ad esempio una
giovane  donna  si   asfissiata  la  settimana scorsa; aveva lasciato il gas aperto.
SIGNORA ARTIN       L'aveva dimenticato ?
POMPIERE
No, ma ha creduto che fosse il suo pettine.
SIGNOR SMITH
Le confusioni sono sempre pericolose!
SIGNORA  SMITH      E' andato a vedere dal venditore di fiammiferi?
POMPIERE
Niente   da  fare.  E'  assicurato  contro   gli incendi.
SIGNOR  MARTIN      Allora provi a passare, a mio nome, dal  vicario di Wakefield!
POMPIERE
Non  sono  autorizzato a  spegnere  i  fuochi degli ecclesiastici. Il vescovo se
a  male. Quella  gente che se li spegne  da sola, oppure se li fa spegnere dalle vestali.
IGNOR SMITH
Veda un po' in casa del signor Durand.
POMPIERE
Neppure   lì  posso.  Non  è   inglese.   Gli stranieri  naturalizzati hanno il diritto  di possedere  case,  ma non  quello  di  farsele spegnere quando bruciano.
SIGNORA   SMITH     Eppure  lo  scorso  anno,  gli  è  scoppiato  incendio in casa ed è
 stato spento lo stesso
POMPIERE
Se l'è sbrigata tutta da solo. Clandestinamente. Oh, non sarò certo io a denunciarlo.
SIGNOR SMITH
Neppure io.
SIGNORA SMITH       Dal  momento  che non ha  molta  fretta,  signor capitano, rimanga ancora un po' con noi. Ci faràpiacere.
POMPIERE
Volete che vi racconti degli aneddoti?
 
SIGNORA  SMITH      Oh, sì. Lei  un tesoro. (lo bacia)
SIGNOR SMITH, SIGNORA  MARTIN, SIGNOR MARTIN     Sì,  aneddoti,
evviva! (applaudono).
 
IGNOR  SMITH
La  cosa più appassionante  che le  storie  dei pompieri sono tutte vere, tutte vissute.
POMPIERE
Io parlo solo di cose che ho provate io  stesso.Niente libri.  Solo la vita, vita vera.
SIGNOR MARTIN
Giustissimo, d'altronde la verità non si  trova nei libri ma nella vita.
SIGNORA SMITH
Cominci!
SIGNOR MARTIN       Cominci!
SIGNORA MARTIN      Zitti, che comincia.
POMPIERE
(tossicchia  parecchie volte) Domando  scusa, ma   non  guardatemi  così.  Mi  mettete   in
soggezione. Sapete bene che sono timido.
SIGNORA SMITH
E' un tesoro! (lo bacia)
POMPIERE
Cercherò  di cominciare. Ma promettetemi di  non ascoltare.
SIGNORA MARTIN      Ma  se  non ascoltiamo, non  sentiremo  ci  che  dice.
POMPIERE
Non ci avevo pensato!
SIGNORA  SMITH      Che cosa vi avevo detto? E' un gran bambinone.
SIGNOR MARTIN e SIGNOR SMITH  Oh, piccolo caro!  (lo baciano)
SIGNORA MARTIN      Coraggio.
POMPIERE
Ebbene,   ecco  qua.  (tossicchia  ancora,   poi comincia  con voce rotta  dall'emozione)  "Il
cane  e il bue",  favola  sperimentale:  una volta, un altro bue domandò a un altro  cane:
 non hai ingoiato la tua tromba? Scusa, rispose  il  cane, ma credevo  di  essere  un
elefante.
 
SIGNORA MARTIN      Qual'è la morale?
POMPIERE
Sta a voi trovarla.
SIGNOR SMITH
Giustissimo.
SIGNORA SMITH
(furiosa) Un'altra.
POMPIERE
Un   giovane  vitello  aveva   mangiato   troppe briciole di vetro. Di conseguenza fu costretto a
partorire.  Mise al mondo una vacca.   Tuttavia, siccome  il  vitello era maschio, la  vacca  non
poteva  chiamarlo "Mamma". Essa  d'altronde  non poteva  neppure  chiamarlo  "papà",  poiché   il vitello  era  troppo piccino. Questi  allora  fu costretto a sposarsi con una certa persona e  il
municipio  prese tutte le misure previste  dalle circostanze alla moda.
  SIGNOR SMITH
Alla moda di Caen.
SIGNOR MARTIN
Come la trippa.
POMPIERE
La sapevate già?
SIGNORA SMITH
Ne hanno parlato tutti i giornali.
SIGNORA MARTIN      E' un fatto accaduto non lungi da noi.
POMPIERE
Ve ne racconterà un altro. "Il gallo". Una volta un  gallo  volle  fare  il  cane.  Ma  non  ebbe
fortuna,    perché    tutti lo riconobbero immediatamente.
SIGNORA  SMITH      Viceversa il cane che volle fare il gallo non fu mai riconosciuto.
 
SIGNOR  SMITH
Adesso ve ne racconterò uno io : "Il serpente  e la volpe ". Una volta un serpente, avvicinandosi
ad   una  volpe,  le  disse:  "  Mi  sembra   di conoscerti! " La volpe rispose: " Anche a me  ".
"Allora,  disse il serpente, dammi  dei  soldi". "Una  volpe  non  dò  soldi",  rispose  l'astuto
animale  che, per fuggire, saltò in una  profonda valle piena di fragole e di miele di gallina. Il
serpente però, con una risata mefistofelica, la precedette. La volpe tirò fuori il coltello :  "ti insegnerò
 io a vivere!" Poi,  voltate le spalle, se la diede a gambe. Troppo tardi. Il serpente fu più svelto di lei. Con un pugno  ben assestato  la  colpì in piena fronte   e  questa cadde in mille pezzi gridando: " No! No!  Quattro volte no! Io non sono tua figlia".
SIGNORA MARTIN      Interessante.
SIGNORA SMITH
Non c'è male.
SIGNOR  MARTIN
(stringe    la    mano    al    signor    Smith) Congratulazioni!
POMPIERE
(geloso)  Non  è  un  gran che.  E  poi,  io  la conoscevo già.
SIGNOR SMITH
E' un fatto spaventoso.
SIGNORA SMITH
Però non sarà accaduto davvero, no?
SIGNORA MARTIN      Sì. Disgraziatamente.
SIGNOR MARTIN
(alla  signora  Smith)  Ora tocca  a  lei,  cara signora.
SIGNORA  SMITH      Io  ne  conosco uno solo. Ve lo  racconterò.  Si  intitola: "il mazzo di fiori".
SIGNOR SMITH
Mia moglie è sempre stata romantica.
SIGNOR MARTIN       Una vera inglese.
SIGNORA  SMITH      Dunque: una volta un fidanzato aveva portato  un mazzo
di  fiori alla fidanzata,  la  quale  gli disse: grazie. Ma prima che lei gli avesse detto : grazie, lui, senza proferir parola, le prese i fiori che  le aveva dato per  darle  una  buona lezione  e,  dicendole, ' io  li  riprendo',  le disse riprendendoli 'arrivederci' e si allontanò  di qua e di là.
SIGNOR  MARTIN      Oh, incantevole! (Bacia o no la signora Smith)
SIGNORA  MARTIN     Signor Smith, lei ha una moglie invidiabile.
SIGNOR  SMITH
 E'   vero.   Mia   moglie  è   personificata.  E' persino più  intelligente  di me.  Ad ogni modo
 molto più femminile.  Me  lo dicono tutti.
 
SIGNORA SMITH
(al pompiere) Ancora uno, capitano.
 
POMPIERE
Oh, no, è troppo tardi.
SIGNOR MARTIN       Lo racconti lo stesso.
POMPIERE
Sono troppo stanco.
SIGNOR SMITH
Ci faccia questo piacere.
SIGNOR MARTIN       La prego.
POMPIERE
No.
SIGNORA  MARTIN     Lei ha un pezzo di ghiaccio al posto del  cuore. Noi siamo sui carboni ardenti.
SIGNORA   SMITH     (si getta ai suoi piedi, singhiozzando, o no) La supplico.
POMPIERE
Ebbene sia.
SIGNOR SMITH
(all'orecchio    della   signora   Martin)    Ha accettato! Che seccatore.
SIGNORA MARTIN      Accidenti.
SIGNORA SMITH
Colpa mia. Sono stata troppo educata.
POMPIERE
"  Il  raffreddore". Mio  cognato,  dal  lato paterno,  aveva  un cugino  germano,  lo  zio
materno del quale aveva un suocero di cui  il nonno paterno aveva sposato in seconde  nozze
una  giovane indigena, il cui  fratello,  nei suoi  viaggi,  aveva incontrato  una  ragazza
dalla quale  aveva  incontrato  una  ragazza della quale si era innamorato e dalla  quale
aveva avuto   un  figlio  che   sposò  poi  un'intrepida  farmacista, la quale altro  non era   che
la  nipote  di   uno   sconosciuto quartiermastro  della Marina  Britannica,  il cui padre adottivo aveva una zia in grado  di parlare correttamente lo spagnolo e che  era, forse, una delle nipoti di un ingegnere morto in  giovane  età, nipote a sua  volta  di  un proprietario  di vigne dalle quali si  ricava un  vino  assai  mediocre, ma  che  aveva  un cugino,  casalingo  e  sottotenente,  il  cui figlio  aveva  sposato   una   graziosissima signora,  un po' divorziata, il primo  marito della quale era figlio di un  vero  patriota che  aveva  saputo  educare  le  sue   figlie  nell'ambizione  di far fortuna, la quale  era
riuscita  a  sposare un fattorino  che  aveva conosciuto Rothschild e il cui fratello, dopo aver cambiato parecchi mestieri, si sposò  ed ebbe una figlia, il cui bisnonno,  gracilino, portava  gli occhiali che gli aveva  regalati un  suo cugino, cognato  di  un  portoghese, figlio  naturale  di un mugnaio,  non  troppo
povero, il fratello di latte del quale  aveva preso in  moglie la figlia di un  medico  di campagna, a sua volta fratello di latte di un lattaio,  a sua volta figlio naturale  di  un altro medico di campagna, sposato tre  volte di seguito, e di cui la terza moglie...
SIGNOR  MARTIN      Io  ho conosciuto, se non sbaglio, questa  terza moglie. Mangiava del pollo in un nido di vespa.
POMPIERE
Non era la stessa.
SIGNORA SMITH
Zitto!
POMPIERE
Dicevo:... di cui la terza moglie era la  figlia  della migliore levatrice della regione  e  che,
vedova di buonora...
SIGNOR SMITH
Come mia moglie.
POMPIERE
... si era sposata con un vetraio pieno di zelo, il quale, alla figlia di un capostazione,  aveva
fatto un  figlio  destinato  a  fare  la   sua strada...
SIGNORA SMITH
Ferrata...
SIGNOR MARTIN       Come la mazza.
POMPIERE
E aveva sposato una venditrice di spazzature, il cui  padre  aveva un fratello,  sindaco  di  una
piccola  città,  che aveva preso in  moglie  una maestra bionda, il cugino della quale, pescatore
con rete...
SIGNOR MARTIN       Ferroviaria?
POMPIERE
...  aveva  preso  in  moglie  un'altra  maestra bionda,  chiamata Maria, il cui  fratello  aveva
sposato   un'altra  Maria,  anche  lei   maestra bionda...
SIGNOR SMITH
Essendo bionda, non poteva essere che Maria.
POMPIERE
Il cui padre era stato allevato nel Canada da una vecchia, che era nipote di un parroco, la
nonna del  quale, talvolta  d'inverno,  come capita a tutti, si buscava un raffreddore.
 
 
SIGNORA SMITH
Strana storia. Quasi incredibile.
SIGNOR  MARTIN      Quando  ci  si raffredda  bisogna  prendere  del valzer.
 
 
SIGNOR   SMITH      E'  una  precauzione inutile,  ma  assolutamente è  necessaria.
SIGNORA MARTIN      Mi scusi, signor capitano, ma non ho bon capito la sua storia. Alla fine, quando arriva la nonna del prete, ci si imbroglia.
SIGNOR SMITH
Ci si imbroglia sempre tra le mani di un prete.
SIGNORA  SMITH      Oh sì, capitano, ricominci! E' una voce unanime.
POMPIERE
Ah!  Non  so  se  potrò.  Sono in  missione  di ?servizio. Tutto dipende dall'ora.
SIGNORA SMITH
In casa non abbiamo orologi.
POMPIERE
Ma ... la pendola?
SIGNOR  SMITH       Funziona male. Ha lo spirito di  contraddizione. Indica sempre il contrario dell'ora che è.
 
 
SCENA NONA
Gli stessi e Mary
 
 
MARY
Signora ... signore ...
SIGNORA SMITH
Che c'è?
SIGNOR SMITH
Che cosa viene a fare qui?
MARY
Il signore e la signora mi scusino ... e  quelle   signore e quei signori anche... io vorrei...  io vorrei... a mia volta... raccontare un aneddoto.
SIGNORA MARTIN      Ma che sta dicendo?
SIGNOR  MARTIN      Credo  che  la cameriera dei nostri  amici  stia diventando pazza ... Vuole raccontare anche  lei un aneddoto.
POMPIERE
Ma chi si crede di essere? (La guarda) Oh!
SIGNORA SMITH
Di che s'impiccia?
SIGNOR SMITH
E' veramente fuori posto, Mary ...
POMPIERE
Oh! Ma è lei! Impossibile.
SIGNOR SMITH
Ebbene?
MARY
Impossibile! Qui?
SIGNORA SMITH       Che significa tutto ciò?
SIGNOR SMITH
Vi conoscete?
POMPIERE
E come no!
MARY
(si  getta  al  collo del  pompiere)  Che  gioia ritrovarla ... finalmente!
SIGNOR SMITH e SIGNORA SMITH  Oh!
SIGNOR  SMITH
Questo è un po' troppo, qui, a casa nostra,  nei dintorni di Londra.
SIGNORA SMITH
E' sconveniente!...
POMPIERE
E' stata lei a spegnere i miei primi fuochi.
MARY
Sono il suo spruzzetto d'acqua.
SIGNOR  MARTIN      Se   ... cari amici...  questi  sentimenti sono comprensibili, umani e onorevoli...
SIGNORA MARTIN      Tutto ciò umano è onorevole.
SIGNORA  SMITH
Ad  ogni modo, non mi piace vederla  qui...  tra noi...
SIGNOR SMITH
Non ha l'istruzione necessaria...
POMPIERE
Oh, voi avete troppi pregiudizi.
SIGNORA  MARTIN     Io,  per  parte mia, penso  che  una  cameriera, insomma,  benchè la cosa non mi riguardi, non  è  mai altro che una cameriera...
 
 
SIGNOR  MARTIN      Anche   se,  talvolta,  può  essere  un   ottimo detective.
POMPIERE
Lasciami.
MARY
Non ci badi!... Non sono cattivi come sembrano.
SIGNOR SMITH
Hum ... Hum...siete commoventi, tutti e due,  ma anche un po' ... un po'...
SIGNOR MARTIN
Sì la parola.
SIGNOR SMITH
...un po' troppo vistosi...
SIGNOR MARTIN       Esiste un pudore tutto britannico  -scusatemi se preciso ancora una volta il mio  pensiero- incompreso   dagli   stranieri,   quand'anche specialisti,  in  virtù del quale,  per  così    dire ... insomma, non dico questo per voi...
 
MARY
Io volevo raccontare...
SIGNOR SMITH
No.
MARY
Sì!
SIGNORA  SMITH
Vada, piccola Mary, vada da brava in cucina a leggere   le   sue   poesie,   davanti   allo specchio...
SIGNOR  MARTIN      Guarda   un   po',  pur  senza   essere   una cameriera, anche io leggo poesie davanti allo specchio.
SIGNORA  MARTIN     Questa mattina, quando ti sei guardato nello specchio, non ti sei visto.
SIGNOR MARTIN
Perchè non ero ancora lì...
MARY
Forse potrei recitarvi una piccola poesia.
SIGNORA    SMITH    Mia   piccola   Mary,  lei   è  spaventosamente testarda.
 
MARY
Sì, vi reciterò una poesia,  intesi?  E' una poesia che si intitola  'IL FUOCO' in  del capitano.
(recita la poesia mentre gli Smith la spingono fuori della stanza)
Il Fuoco
 
I policandri brillavano nei boschi
una pietra prese fuoco
il castello prese fuoco
la foresta prese fuoco
gli uomini prese fuoco
le donne presero fuoco
gli uccelli presero fuoco
i pesci presero fuoco
l'acqua prese fuoco
la cenere prese fuoco
il fumo prese fuoco
il fuoco prese fuoco
tutto prese fuoco
prese fuoco, prese fuoco.
 
SCENA DECIMA
 
Gli stessi meno Mary
 
SIGNORA MARTIN
M'ha dato i brividi alla schiena ...
SIGNOR MARTIN
Eppure c'era un certo calore in quei versi...
POMPIERE
Io li ho trovati meravigliosi.
SIGNORA SMITH
Questa poi...
SIGNOR SMITH
Non esageriamo...
POMPIERE
D'accordo...  sono cose molto  soggettive...  ma questa    la mia concezione del mondo.  Il  mio sogno.  Il mio ideale ... e poi mi fa venire  in mente che debbo andarmene. Visto che non  avete orologi, io, esattamente tra tre quarti d'ora  e sedici  minuti,  ho un incendio  all'altro  capo della città. Devo sbrigarmi. Per quanto non  sia un gran che.
 
SIGNORA  SMITH
Di  che  cosa si tratterà? Un piccolo  fuoco  di camino?
POMPIERE
Oh, meno ancora. Un fuoco di paglia e un piccolo brucior di stomaco.
SIGNOR  SMITH
Allora, nostro malgrado, lei ci lascia.
SIGNORA  SMITH      La sua compagnia  stata delle più piacevoli.
SIGNORA  MARTIN     Grazie  a lei, abbiamo passato un  quarto  d'ora ?
veramente cartesiano.
POMPIERE
(si  dirige  verso  l'uscita  poi  si  ferma)  A proposito, e la cantatrice calva?
Silenzio generale, imbarazzato.
 
SIGNORA SMITH
Si pettina sempre allo stesso modo!
POMPIERE
Ah! E allora, saluti alla compagnia!
SIGNOR MARTIN
Buona fortuna, e buon fuoco!
POMPIERE
Speriamolo.  Per il bene di tutti. ( Se  ne  va. Tutti lo  accompagnano  fino  alla  porta   poi ritornano ai loro posti).
 
SCENA UNDICESIMA
Gli stessi meno il pompiere.
SIGNORA  MARTIN     Io posso comprare un coltello tascabile per  mio fratello,  ma voi non potere comprare  l'Irlanda per vostro nonno.
SIGNOR  SMITH       Si  cammina con i piedi, ma ci si  riscalda  con l'elettricità o col carbone.
SIGNOR MARTIN       Chi vende un ovino oggi, domani avrà un bovino.
SIGNORA  SMITH      Nella  vita,  bisogna  guardare  le  cose  dalla finestra.
 
IGNORA  MARTIN     Ci  si può sedere sulla sedia, quando  la  sedia
non ne ha.
SIGNOR SMITH
Bisogna pensare sempre a tutto.
SIGNOR  MARTIN      Il soffitto  sopra, il pavimento  sotto.
SIGNORA SMITH
Quando si dice sì, si fa per dire.
SIGNORA MARTIN      Ad ognuno il suo destino.
SIGNOR  SMITH       Prendete  un  circolo,  coccolatelo,   diventerà   vizioso!
SIGNORA SMITH
Il  maestro  alletta i fanciulli,  ma  la  gatta allatta i piccoli quando sono piccoli.
 
SIGNORA MARTIN      Tuttavia la vacca ci dà le sue code.
SIGNOR  SMITH       Quando sono in campagna, amo la solitudine e  la calma.
SIGNOR  MARTIN      Lei è ancora troppo giovane per cose simili.
SIGNORA SMITH
Beniamino  Franklin  aveva ragione: lei  è  meno tranquillo di lui.
SIGNORA MARTIN      Quali sono i giorni della settimana?
SIGNOR SMITH
Monday,  Tuesday, Wednesday,  Thursday,  Friday, Saturday, Sunday.
SIGNOR  MARTIN      Edward is a clerk; his sister Nancy is a  typist and his brother a shop-assistant.
SIGNORA SMITH
Che strana famiglia!
SIGNOR  MARTIN      Preferisco un uccello in un campo, che una viola su una carriola.
SIGNOR  SMITH
Meglio il latte a cose fatte, che un pazzo in un palazzo.
SIGNOR MARTIN
Casa  mia casa mia per piccina che tu sia tu  mi sembri una badia.
SIGNORA SMITH
Non  conosco  abbastanza lo spagnolo  per  farmi capire.
SIGNORA  MARTIN     Io ti darò le pantofole di mia suocera se tu  mi darai la bara di tuo marito.
SIGNOR   SMITH      Cercasi  monaco monofisita scopo matrimonio  con nostra cameriera.
SIGNOR MARTIN
Il  pane è un albero mentre il pane è  anche un albero,  e  la quercia nasce quercia,  tutte  le
mattine all'alba.
SIGNORA SMITH
Mio zio vive in campagna, ma ciò non riguarda la levatrice.
SIGNOR MARTIN       Sulla  carta si scrive, col gatto si  piglia  il topo. Il formaggio si gratta.
SIGNORA SMITH
L'automobile  va  molto in fretta, ma  la  cuoca prepara meglio le pietanze.
SIGNOR   SMITH      Non  siate  sciocchi, abbracciate  piuttosto  il cospiratore.
 
SIGNOR MARTIN       Charity begins at home.
SIGNORA  MARTIN     Aspetto che l'acquedotto venga a trovarmi al mio mulino.
SIGNOR  MARTIN      Si  può  dimostrare che il progresso  sociale   molto migliore con lo zucchero.
SIGNOR SMITH
Abbasso il lucido!
Dopo  quest'ultima  battuta del  signor  Smith,  gli altri tacciono un momento, stupiti. Si sente che c'è
un  certo  nervosismo. Anche i colpi  che  batte  la pendola  sono  più nervosi. Le battute  che  seguono
debbono  essere dette dapprima, con  tono  glaciale, ostile.   L'ostilità   e  il   nervosismo   andranno crescendo.   Alla  fine  della  scena,   i   quattro personaggi  debbono trovarsi in  piedi,  vicinissimi gli  uni agli altri, gridare le loro battute,  pugni alzati, pronti a gettarsi gli uni sugli altri.
SIGNOR  MARTIN      Non  si  lucidano  gli occhiali  col  lucido  da scarpe.
SIGNORA  SMITH      Sì con i soldi si compra ciò che si vuole.
SIGNOR  MARTIN      Preferisco  uccidere un coniglio che cantare  in un ripostiglio.
SIGNOR  SMITH
Kakatoà,  kakatoà,  kakatoà,  kakatoà,  kakatoà, kakatoà,  kakatoà,  kakatoà,  kakatoà,
SIGNORA  SMITH      Che cacata, che cacata, che cacata, che  cacata, che cacata, che cacata, che cacata, che  cacata, che cacata, che cacata.
SIGNOR MARTIN
Che  cascata di cacate, che cascata  di  cacate, che  cascata di cacate, che cascata  di  cacate,
che  cascata di cacate, che cascata  di  cacate, che cascata di cacate, che cascata di cacate.
SIGNOR SMITH
I cani hanno le pulci, i cani hanno le pulci.
SIGNORA  MARTIN     Cactus, cocco, coccola, coccarda, cocorita!
SIGNORA SMITH
Coccodrillo, non ci coccolare!
SIGNOR MARTIN       Preferisco fare un uovo che parlarti di nuovo.
SIGNORA MARTIN      (spalancando   la  bocca)   Ah!  oh!   ah!   oh! lasciatemi arrotare i denti
 
SIGNOR SMITH
Caimano!
 
SIGNOR MARTIN
Andiamo a schiaffeggiare Ulisse.
SIGNOR SMITH
Vado  ad  abitare nella mia bicocca tra  i  miei cacai.
 
 
SIGNORA  MARTIN     I  cacai nelle cacaiete non danno  cachi,  danno  cacao!  I cacai nelle cacaiete non danno  cachi, danno  cacao! I cacai nelle cacaiete non danno  cachi, danno  cacao!
SIGNORA  SMITH
I pali hanno peli, i peli non hanno pali.
SIGNORA MARTIN      Sbuccia la babbuccia!
SIGNOR MARTIN
Accuccia alla gruccia!
SIGNOR  SMITH
Da'  la gruccia alla babbuccia della cuccia  del luccio.
SIGNORA MARTIN      Sputa la buccia.
SIGNORA SMITH       Il luccio sul leccio.
SIGNOR MARTIN       Il  leccio  guercio luccica, il  leccio  guercio luccica.
SIGNOR SMITH        Luccica, il laccio.
SIGNORA MARTIN      Maledetto mondaccio!
SIGNORA SMITH       Non ce la faccio!
SIGNOR MARTIN       Faccia di feccia.
SIGNOR SMITH        Dammi la treccia.
SIGNORA MARTIN      La freccia! La freccia! La freccia!
SIGNORA SMITH       Niente sfrecciata; è già sposata.
SIGNOR MARTIN       Sully!
SIGNOR SMITH        Prudhomme!
SIGNORA MARTIN e SIGNOR SMITH    François.
 
SIGNORA SMITH e SIGNOR MARTIN   Coppée.
SIGNORA MARTIN e SIGNOR SMITH   Coppée Sully!
SIGNORA SMITH e SIGNOR MARTIN  Prudhomme François.
SIGNORA MARTIN      Coccodè, coccodè, coccodè!
SIGNOR MARTIN       Mariella, fondo di scodella!
SIGNORA SMITH       Khrisnamurti, Khrisnamurti, Khrisnamurti!
SIGNOR SMITH
Il  papa pappa! Il vero papa è un papa vero!  Il papa-vero non è un vero papa.
SIGNORA MARTIN      Bazar, Balzac, Bazaine!
SIGNOR MARTIN       Bazza, bizza, bozza!
SIGNOR  SMITH       A, e, i, o, u, a, e, i, o, u, a, e, i, o, u, i!
SIGNORA MARTIN      B, c, d, f, g, l, m, n, p, r, s, t, v, w, x, z!
SIGNOR MARTIN      Mm, ll, cc, vv, rr,  vv, mm, ll, rr, rr, zz, zz!
SIGNORA   MARTIN    Dall'aglio all'olio, dall'olio all'aglio!
SIGNORA  SMITH      (imitando il treno) Ciuff, ciuff, ciuff,  ciuff, ciuff, ciuff, ciuff, ciuff, ciuff, ciuff, ciuff!
SIGNOR SMITH      Non !
SIGNORA MARTIN      E'!
SIGNOR MARTIN  Di!
SIGNORA SMITH      Qua!
SIGNOR SMITH      Ma!
SIGNORA MARTIN      E'!
SIGNOR MARTIN       Di!
SIGNORA SMITH      Là
 
Tutti insieme al colmo del furore, urlano  gli  uni nelle  orecchie  degli  altri. La  luce  si  spegne. Nell'oscurità si ode ad un ritmo sempre più rapido:
TUTTI ASSIEME      Non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là.
 
Le voci cessano di colpo. Si riaccendono le luci. Il signore e la signora  Martin  sono  seduti come gli Smith  al  principio  della  commedia.  La  commedia  ricomincia  con  i  Martin,  che  dicono esattamente  le battute degli Smith nella prima scena, mentre  il sipario si chiude lentamente.

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Eugène Ionesco 
Nato a Bucarest nel 1912 Eugene Jonescu, rumeno di nascita, ma francese d’adozione è con Samuel Beckett il rappresentante più famoso di quella corrente teatrale contemporanea definita "teatro dell’assurdo" E' morto nel marzo 1994.
Ionesco debuttò come commediografo con La cantatrice calva (La cantatrice chauve, 1950), «anticommedia». I protagonisti sono due anonime coppie inglesi: gli Smith e i Martin.
Ecco la prefazione alla scena prima:" Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma le sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese". La prima battuta è della signora Smith:"Già le nove. Abbiamo mangiato minestra, pesce, patate al lardo, insalata inglese....".
Improvvisamente entra un pompiere alla ricerca di un incendio da domare. Questo esce, i quattro personaggi imbastiscono una conversazione fitta di luoghi comuni. Il ritmo si fa più incalzante: i quattro urlano le loro battute con i pugni alzati. Le frasi finiscono per diventare suoni senza senso, assonanze, vocali e consonanti isolate. Le luci si spengono. Quando si riaccendono, la commedia ricomincia da capo con i Martin questa volta al posto degli Smith e viceversa. Lentamente il sipario si chiude.
Questi personaggi parlano ma non comunicano, limitandosi a uno scambio di frasi banali e convenzionali, prigionieri del conformismo
La cantatrice calva di Eugène Ionesco, rappresentata a Parigi nel 1950, è il primo esempio di teatro dell’assurdo. La novità assoluta del testo fece sì che all’inizio l’opera fosse accolta con diffidenza; riproposta nel 1955, riscosse un enorme successo, tanto da restare in cartellone per quindici anni consecutivi. Ionesco aveva deciso di imparare l’inglese e su un manuale di conversazione rimase colpito dall’involontaria comicità dei dialoghi.
Il titolo fu solo un errore di un attore durante le prove.
Lo stesso Ionesco dice de La cantatrice calva:
« Scrivendo questa commedia (poiché tutto ciò si era trasformato in una specie di commedia o anti-commedia, cioè veramente la parodia di una commedia, una commedia nella commedia) ero sopraffatto da un vero malessere, da un senso di vertigine, di nausea. Ogni tanto ero costretto ad interrompermi e a domandarmi con insistenza quale spirito maligno mi costringesse a continuare a scrivere, andavo a distendermi sul canapè con il terrore di vederlo sprofondare nel nulla; ed io con lui».
La definizione «teatro dell’assurdo» è stata formulata dal critico Martin Esslin e accomuna autori quali Eugène Ionesco (La cantatrice calva, 1950; Il rinoceronte, 1959) e Samuel Beckett (Aspettando Godot, 1952; Finale di partita, 1957; Giorni felici, 1961)

 


 
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