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Pena di morte: giustizia o assassinio?
L’omicidio di un criminale può essere morale, ma non può mai esserlo la sua legittimazione.
Walter Benjamin
Si può definire una società decente quella che umilia gli individui? È vero che il concetto arcaico della pena come retribuzione (del male fatto) è da secoli superato dall’idea del castigo come deterrente o forma di riabilitazione? E se a compiere un omicidio di stato è la più grande democrazia del mondo, che parametri ci rimangono per giudicare l’evoluzione dell’umanità? A questi interrogativi, di giorno in giorno più urgenti, Eva Cantarella risponde ricercando un principio di giustizia nel dialogo tra attualità e storia, e risale dai moderni giuristi indietro fino alle radici stesse del diritto (da Eschilo a Tommaso Moro, da Platone a Robespierre).
Nell’avvincente percorso attraverso i principi fondamentali della legge, il lettore del Terzo millennio ritrova la distanza razionale e insieme la vicinanza, inquietante ma tutta umana, al più ancestrale dei sentimenti: la vendetta.
Eva Cantarella, docente di Diritto romano e di Diritto greco antico presso l’Università degli Studi di Milano, è autrice di numerosi libri, tra i quali, in BUR, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (nuova edizione, 2005) e I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma (2005).
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