Vota il sito:

 

Per un dibattito congressuale riprendiamo una intervista a Paola Pellegrini sulla Formazione dei giovani


Frattocchie due? No, però...

Articoli / Dip. Cultura e Formazione
Inviato da redazione 01 Gen 2004 - 14:13


Intervista pubblicata da La Rinascita della Sinistra a Paola Pellegrini, responsabile nazionale della Formazione politica

C’è molta curiosità riguardo a questo tema della Formazione politica: nell’ultimo Comitato Centrale è stato detto che si dà avvio ai corsi dei giovani. Che fate, Frattocchie due?

Magari fosse possibile avere gli strumenti di allora: ci metterei la firma! Purtroppo la nostra ambizione, che pure è molto alta, deve tenere conto che i nostri mezzi sono modesti. Anche qui vale un principio di realtà! Frattocchie noi non ce l’abbiamo, anzi, non ce l’ha più nessuno, a sinistra, e non penso solo alla scuola, alla struttura; penso soprattutto alla ricchezza di una attività di formazione dei quadri che era strettamente intrecciata alla ricerca scientifica e teorica e all’elaborazione politica e culturale di cui il PCI, in modo del tutto peculiare, era stato capace.

Ma cosa può essere oggi la scuola di partito: il recupero dell’ideologia nel tempo della fine ideologie? Con la crisi dei partiti, voi fate una delle cose più tradizionali, mettete i vostri militanti a studiare la linea del partito?

Capisco la provocazione, ma il tema è proprio questo: non mettiamo i nostri militanti e i nostri giovani a studiare la linea. Noi, tutti insieme, ci rimettiamo a studiare, a discutere, a pensare. Almeno spero! La formazione è uno degli strumenti che abbiamo per affrontare con strumenti di analisi più forti la realtà e la storia, utile alla costruzione di un nuovo partito comunista, che non può fare a meno di avere quadri dirigenti preparati, tantopiù oggi. L’attacco della destra al movimento operaio e ai suoi valori di libertà e di dignità umana passa principalmente dal recupero di ideologie retrive ed oscurantiste, altro che crisi delle ideologie! Assistiamo allo stravolgimento della storia, di fatti e verità inoppugnabili, la cui conoscenza è decisiva per la comprensione del nostro tempo. C’è un disegno scientifico di annichilimento della coscienza critica, in atto da anni. Bisogna rispondere, prima di tutto ricordando che tutta la cultura contemporanea, non ha più potuto prescindere dal pensiero marxista e dai suoi elementi di analisi; da Marx in poi - e, in Italia, da Gramsci in poi - anche chi non era comunista non poteva ignorare quel patrimonio di idee, ci si doveva confrontare: la destra vuole che la gente, e soprattutto i giovani, non sappiano più niente di tutto questo.



Tu pensi ad una scuola come ambito per coltivare la memoria storica di comunisti italiani?

No, o meglio non solo, perché senza memoria non si va da nessuna parte. Tant’è vero che una della critiche più dure che vanno fatte a tanta sinistra italiana ed europea, moderata o antagonista, è proprio di aver rincorso tutte le mode, tutti i nuovismi, e i terreni altrui, dimenticando le lezioni più serie  della storia, per rifugiarsi in un confuso eclettismo culturale e politico che non produce risposte credibili. Dall’eclettismo, al massimo, può venir fuori un po’ di tatticismo, di “politicismo,” parola orribile, ma la uso perché così ci capiamo. Non credo che si tratti di imbalsamare noi stessi e i padri nobili, si tratta di conoscere davvero ciò che mantiene validità oggi. Anche una nuova unità della sinistra di cui indichiamo l’urgenza non si fa senza ricostruire la storia di tutte le sue componenti, ma sui fatti non sulla propaganda anticomunista. La formazione dunque è trasmissione di conoscenze, di competenze, di saperi e anche di memorie, ma è strumento per lo sviluppo delle nostre capacità critiche, stimolo allo studio ed all’autoformazione permanente: questo si faceva nel vecchio PCI, che è stato uno dei più grandi luoghi di alfabetizzazione politica e di emancipazione sociale e culturale delle classi subalterne.

Da dove parte il vostro progetto di formazione politica.
Spero che riusciamo a tenere la formazione strettamente ancorata alla sua missione: è una delle leve, solo una, di quell’impegno che ci siamo presi al 2° Congresso di costruire un moderno partito comunista di massa, che non può accrescere la sua capacità di militanza e di iniziativa politica senza una massa critica di quadri qualificati e preparati. Poi so bene che la formazione, per sua natura è e sarà occasione di scambio e confronto sia sui temi quotidiani, di primo impatto, per così dire, della politica, sia occasione di una più distesa, meno convulsa e dettata dalla contingenza, capacità di fare il punto sulla nostra identità di comunisti italiani. Non si tratta di fare “accademia”, ma di rispondere ad un bisogno urgente di comprensione della realtà attraverso gli strumenti che il pensiero del socialismo e la cultura marxista ancora mettono a nostra disposizione. Non è vero che tutto è fermo alla caduta del Muro di Berlino, c’è chi ancora cerca, e studia, e lavora per dare progettualità e respiro alla sinistra: noi dobbiamo, piccoli come siamo e con poche risorse intellettuali e scientifiche autonome, fare di necessità virtù: metterci ad usare, con intelligenza, con criterio, ma anche con rispetto e duttilità l’intero patrimonio di saperi che la sinistra ancora possiede, quello che si è per ora salvato dal disastro di questi anni.

Alla fine di luglio farete il primo seminario dei giovani: che cosa studierete?

Di storia e d’economia, di Gramsci e della Costituzione, della riforma Moratti e di scuola dove i ricchi studiano e i poveri vanno lavorare, della globalizzazione, e dell’informazione. Insomma storia, fondamenti teorici ed anche filosofici, e realtà della battaglia di oggi. Con l’ambizione di un’operazione che culturalmente sia davvero controcorrente. Cosa vuol dire l’attacco ai fondamenti della Costituzione antifascista? Smantellare la cornice di diritti sociali e di libertà democratiche che in essa sono previsti. Colpire i soggetti fondativi della Repubblica democratica, la loro storia e i loro valori serve a distruggere quel prodotto storico (la Costituzione): è chiusa irreversibilmente la fase antifascista della nostra storia, la fase dell’eguaglianza e della libertà? discutiamone. Le trasformazioni economiche sono usate per curvare in senso corporativo e privatistico le coscienze dei cittadini, non più soggetti sociali, ma consumatori frenetici di beni individuali, tormentati dall’insicurezza: capire questa realtà e opporvi un altro progetto di umanità e di società, come si fa, se non ritrovando, ad esempio, il significato delle parole e studiando i processi materiali che hanno fatto cambiare senso alle parole?Come si fa a discutere con i giovani del movimento no-global senza una conoscenza critica seria dei processi che mettono il mondo nelle mani del capitalismo, che divide i mercati del benessere dai mercati della forza lavoro a costo zero e impedisce così, quella globalizzazione che, da Marx in poi, gli sfruttati del mondo vogliono, e che noi comunisti vogliamo: diritti, lavoro, sviluppo eguale e uso solidale delle ricchezze, pace. Insomma, magari non sarà perfetto il nostro primo corso, non sarà bello come tutti sperano, ma ce la metteremo tutta, per ora e per i corsi che verranno.

Angelo Calarco



Questo articolo è stato inviato da Partito dei Comunisti Italiani
  http://www.comunisti-italiani.it/

La URL di questo articolo è:
  http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=483

 

La Url di questo articolo é:
http://www.pdcicagliari.altervista.org/CULTURA/Frattocchie_due_No_pero.html

  


powered by FreeFind

Torna SU | Site Map | Privacy Policy | Pdci La Maddalena| ©2005 Pdci Sardegna | Pdci Carloforte