La penetrazione

La penetrazione non sempre è frutto di libera scelta

Metafore, allusioni, iperboli , metalogismi ed enfatizzazioni ci circondano senza lasciarci scampo e cortocircuitando gli ultimi neuroni ancora funzionanti, invadendo il nostro spazio prossemico.
Da un quotidiano locale riportiamo: :”TV digitale. La penetrazione dal primo marzo è stata del 93,6%”. Così secca e veloce che non c‘ è stato nemmeno il tempo della pausa di un primo marzo rallentato da due virgole.
Un effetto afrodisiaco dalla  “legge Gasparri” non ce lo saremmo aspettato nemmeno come sotto prodotto delle poppe delle “amiche di Maria”. Ma a quanto pare c’è, visto che il “decoder”  -che è anche interattivo- la penetrazione l’ha fatta quasi completa: oltre il 93%, obiettivo che nemmeno il miglior Rocco Siffredi si sarebbe sognato.
Alberto Sigismondi, che poi è il Responsabile dello Sviluppo Piattaforma ed Innovazione Contenuti Tv Digitale di Mediaset, ha ben ragione ad essere  felice e noi siamo con lui felici. Come pure gioiamo che la Makno mantenga il personale e lo faccia lavorare, magari sull’indagine della penetrazione.
Quello che ci lascia perplessi è il trionfalismo, peraltro alimentato dal blog di Tommaso Tessarolo, Consigliere Scientifico di Assodigitale (vedi www.assodigitale.it), del redattore e  del titolatore.
Lasciando da parte gli ambigui erotismi del titolo si tratta di una non-notizia, è pubblicità per Sigismondi;  è, casomai la certificazione di una sconfitta della Sardegna.
E lo si vede nel corpo dell’articolo  proprio quando si evidenzia l’incremento della “penetrazione” : dal 67,7 al 93,6; che insomma…
La notizia vera, o la realtà se preferite è un’altra.
I sardi, come sempre sfruttati quali test (dalle trincee del ‘15-18 agli odierni avamposti digitali) i loro due canali, e mi riferisco alla seconda rete Rai e a Rete 4, li avevano. Per di più si erano abituati a vederli anche e soprattutto perchè -nella sua strategia di evitare il satellite- Rete 4 tentava di ingraziarsi “la sinistra” trasmettendo, dopo che il popolo grosso era andato a letto, ottimi film ed inchieste accurate (comprate all’estero) sui “rossi”, la finanza d’assalto, la storia della resistenza o i programmi su Pasolini che mamma Rai aveva messo in soffitta. E la gente s’era abituata a seguirli.
Ora l’abitudine non si chiamerà così per un caso. Ed i sardi, abituati a vedersi i loro programmi e privati dello “zapping” su ben due canali, sono scesi in rivolta ed hanno svuotato quei magazzini che servizi giornalistici e radiotelevisivi due mesi prima  ci mostravano pieni. Di cosa? Ma appunto di quel 30% di inutili decoder che –dopo la sbornia iniziale- i sardi avevano lasciato sugli scaffali.
Ecco perché consideriamo i dati di Sigismondi ( che per lui sono trionfi) preoccupanti ed una nostra sconfitta.
I decoder si sono venduti, anche se vecchi e poco interattivi perché proprio ai sardi era stato tolto quello che ad altri era rimasto. Con l’aggravante che dei 90 tramettitori a disposizione, una decina non trasmettono niente, un’altra decina sono a "scheda prepagata", mezza dozzina se li è accaparrati Videolina che trasmette a nastro continuo, ed un’altra decina sono di Mediaset che  li ha messi -novità assoluta- ancora a pagamento mentre sui 5 residui vende roba 24 ore su 24.
In quanto all’incremento indeterminato (dall1 al 5%) non c’è da stupirsi.
La 7 non si vedeva ad ogni raffica di vento e Q008 era una perfetta sconosciuta.
Quindi la penetrazione c’è stata, ma non spontanea. Se ragionassimo in termini di “La fattoria degli animali” potremmo metterla così: la vacca era pronta, il toro sul cavalletto: che poteva fare il poveraccio?
 


 

 

                                                                                                         


 
  - Stampa pagina - Scrivi un commento