Di Vincenzo A. Romano

Gli alveari umani di Sant’Elia hanno ieri ospitato un incontro cui ha partecipato il Presidente della Regione Renato Soru, gli organizzatori della Margherita, alcuni consiglieri dell’opposizione (fra gli altri Cugusi e Zancheddu) ed una rappresentanza del Pdci (abitanti del quartiere, rappresentanti delle sezioni Giovanni De Murtas e Palmiro Togliatti nonché della federazione cagliaritana).
Soru, accompagnato dal Centrosinistra e centrodestra collaborerà per la riqualificazione del Sant’Elia. Lo hanno assicurato ieri sera il presidente della Regione Renato e l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Carlo Mannoni, nel corso del convegno in cui sono stati affrontati due temi : il risanamento ed il Museo Betile al “Lazzaretto di Sant’Elia”.
Sino ad ottanta milioni di euro le cifre del Presidente per l’opera di risanamento del degrado del quartiere e la funzione sociale del museo in funzione di laboratorio di studio ed opportunità di allontanamento dei giovani dall’apatia di una vita senza lavoro, impegni sociali, mancanza di sbocchi per il futuro. Una speranza per quei cittadini se fosse realizzato lo scopo dichiarato del museo : “In qualità di istituzione pubblica, il museo ha il compito di avvicinare una pluralità ampia di persone, svolgendo moltissima attività di mediazione per renderla partecipe alle proprie iniziative. In questo modo tra l’altro adempie al suo incarico culturale. Proprio grazie alle sue priorità il museo è anche un luogo di studio e di interazione con altre istituzioni accademiche. Ciò comporta, che nei nuovi musei il settore delle comunicazioni sia trattato alla pari delle mostre, della collezione e della produzione di opere d’arte. Come le diverse forme d’arte e di comunicazione museale, il museo oggi aspira anche in un altro senso all’avvicinamento alla società”.

Queste le finalità che hanno mosso alla sua realizzazione e tutti si augurano che ciò si realizzi.
Ma i problemi urgenti sono diversi ed alcuni li enumera un compagno del PdCI intervenuto nel successivo dibattito.
I cittadini del sant’Elia chiedono la creazione di cooperative di pescatori, centri di aggregazione sociale, rivalutazione del quartiere e mettono al primo posto una condizione per l’abbattimento di alcuni “palazzoni” –definiti della vergogna- e cioè che la popolazione interessata rimanga in loco e non deportata , nomade, in altri quartieri. “Ma il punto, museo o non museo,è un altro: ce la facciamo ad assumere un impegno per questo quartiere che è poi una città autonoma? Ce la facciamo a promettere e a mantenere? Io credo sia un nostro dovere. Sant'Elia ha evitato la speculazione

edilizia trent'anni fa ma le condizioni di degrado sociale e di non lavoro sono insopportabili. Abbiamo tutti un debito verso questi cagliaritani. Penso che il Consiglio comunale dovrebbe approvare all'unanimità una mozione di impegno straordinario di risorse e idee per risollevare le sorti di Sant'Elia e di tutte le periferie dimenticate di Cagliari” ha tenuto poi a precisare Claudio Cugusi che ricalcava i dubbi espressi da Franco Atzeri (PdCI) interprete del sentire di molti abitanti del borgo.
_______________________ZAHA HADID
Una nota positiva , almeno nel convegno, è stata portata da Giovanni Campus, assessore comunale all’Urbanistica che ha dichiarato: «Bisogna guardarsi negli occhi e stabilire le dieci priorità su cui si deve lavorare in modo trasversale, senza guardare i colori dei partiti. Il primo di questi punti è senza alcun dubbio Sant’Elia, sul quale si può fare un progetto condiviso e il presidente Soru conosce bene la nostra intenzione di collaborare. Ma tutto va fatto con il pieno accordo degli abitanti». Una strada lastricata di buone intenzione ed i borgatari? Aspettano