|Home | Link|pubblicato da Redazione,| Giovedì, 11-gen-07 10:57
Stato e Chiese      Da ben tre legislature il Parlamento si sta confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli della Costituzione in tema di libertà religiosa per tutte le fedi e confessioni. Sarebbe necessario che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono: non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano, bensì di rafforzamento

di Valdo Spini

L'edificio costituzionale italiano in tema di rapporti Stato e Chiese è articolato su tre piani. Quelli con la Chiesa cattolica sono regolati in forma di Trattato Internazionale a norma dell'art. 7 della Costituzione:  quelli con le Chiese, che hanno negoziato a norma dell'art. 8, le Intese (che assumono la forma di legge ordinaria). Di fatto sono varie Chiese Protestanti e l'Unione delle comunità israelitiche; per tutte le altre fedi e confessioni religiose valgono gli articoli della Costituzione e, per quello che ne è rimasto in vigore, la legge sui culti ammessi del 1929-30. Manca quindi un provvedimento organico e aggiornato di attuazione della Costituzione. Da ben tre legislature il parlamento si sta confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli della Costituzione in tema di libertà religiosa per tutte le fedi e confessioni  che non hanno né il Concordato né l'Intesa superando la legislazione 1929-30 sui culti ammessi. In questa legislatura - la XV - abbiamo di nuovo provveduto a ripresentare la nostra pdl (che si richiama al precedente testo dell'allora relatore Domenico Maselli) con qualche precisazione.

Si è diretto contro il testo della legge ogni tipo di attacco. Da quello che si agevolava la penetrazione del terrorismo dimenticandosi che l'istruttoria per la concessione della personalità giuridica ad una associazione religiosa sarebbe di competenza del Ministero dell'Interno, e che il suo statuto verrebbe vagliato direttamente dal Consiglio di Stato per verificarne l'uniformità all'ordinamento giuridico italiano e il rispetto dei diritti dell'uomo.

Si è poi proceduto addirittura a parlare di possibile poligamia, istituto del tutto proibito dal codice civile italiano. La pdl in proposito è molto chiara: o si leggono gli articoli del codice civile durante il rito religioso o si devono leggere precedentemente in sede di concessione di nulla osta al matrimonio da parte dell'ufficiale civile, specificando per iscritto che ciò è stato fatto. Nella sostanza gli articoli vengono letti agli sposi ed è il codice civile italiano che regolerà gli effetti civili del matrimonio.

Un evidente progresso rispetto alla situazione attuale che vede i matrimoni musulmani contratti spesso nei luoghi di culto annessi alle ambasciate dei paesi in cui questa religione è prevalente. Infatti in questo caso non vi sono le garanzie per la moglie e per i figli che vi sono invece per il codice civile italiano e che è evidentemente positivo estendere il più possibile.

Su tutto questo però si vorrebbe da talune parti tacere preferendo evidentemente l'attuale situazione, senza diritti ma anche senza doveri. Invece di incentivare queste associazioni religiose a manifestarsi davanti allo stato, nominare i loro responsabili, ad assumere l'impegno di rispettare la legge, si preferirebbe mantenere la situazione attuale del tutto magmatica e priva di punti di riferimento certi. Senza contare che in questo modo anche i diritti delle confessioni religiose e fedi diverse dalla musulmana, che aspettano la legge sulla libertà religiosa, vedrebbero i loro diritti sequestrati dalla mancata capacità di risolvere il problema dell'integrazione dei musulmani nel nostro paese.

Si tratta evidentemente di una situazione assurda e controproducente. Occorre che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono e non per come le si vorrebbe dipingere. Non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano ma al contrario un rafforzamento delle sue capacità di equa regolazione e di ordinata integrazione. (da Aprile on line)

Appendice

Legge sulla libertà religiosa

Scontro CEI-Ministro

di redazione  (fonte della notizia : Reuter)

La legge sulla libertà religiosa ha scatenato un forte  scontro tra il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero  ed il capo della CEI (la Conferenza episcopale italiana).
All'origine del “botta e risposta”  una dichiarazione del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, lanciata ieri da agenzie e   quotidiani.
«Nell'attuale quadro costituzionale - avrebbe affermato il prelato durante un'audizione presso il Parlamento Italiano - l'eguale libertà di ogni confessione non implica piena uguaglianza. Lo Stato sia prudente e non firmi troppe intese».
La pronta reazione di Ferrero non si è fatta attendere ed il ministro ha definito «oscurantista» la presa di posizione dei vescovi italiani.
Altrettanto  secca la risposta della Cei che ha espresso  «Stupore e sconcerto» per le «valutazioni sommarie» del ministro, considerate “un' inaccettabile forzatura politica”.
La corte costituzionale d’Oltretevere come già ci è accaduto di definirla, preferisce, evidentemente, che la Costituzione sia attuata solo nel suo articolo 7 (Patti lateranensi)  e ama, anzi pretende di, sorvolare sull’articolo 8 (uguaglianza di tutte le confessioni religiose e rapporti regolati dalle varie “intese”).
Ad essere chiari la CEI pretende di dettare le leggi di attuazione della Costituzione repubblicana ed intima al ministro di limitare le intese rimanendo “stupita e sconcertata” quando Ferrero richiama proprio l’apertura dell’artcolo 7 : “Lo stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.
Che il Papa si arroghi il diritto di intervenire sulle leggi italiane e sulla loro formazione adattando Costituzione e Codici  a seconda della morale cattolica già ci sembra uno sconfinamento fuori luogo, che poi lo facciano vescovi e prelati ci appare intollerabile.
Evidentemente –ed i Patti Lateranensi lo provano- alla Cei piacciono due colori: il nero delle tonache (e che altro?) ed il rosso, ma  cardinalizio.
Quello ministeriale evidentemente dà fastidio.

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