Sventurata la terra…

di Vincenzo A. Romano

A metà degli anni sessanta, a cavallo fra la provocazione di Johnson nel Golfo del Tonchino e la grande avanzata di Jap nel capodanno del Têt, inebriati dalle canzoni pacifiste di Joan Baez che marciava con Bob Dylan per i diritti civili, ci pareva normale assumere a nostro motto un verso del Galileo che Grassi e  Strehler mandavano in scena, spesso, al Picolo di Milano:  “No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, era la risposta del pisano ad Andrea che si disperava dopo l’abiura.  Cinici eravamo come  il comunista Bertolt Brecht ed il suo eroe che anti-eroicamente sceglieva la vita per continuare lo studio del mondo universo invece di sacrificarsi all’ideale del pensiero scientifico.
Ci fuorviavano, certamente nella nostra ubriacatura letteraria, altri antieroi, gente comune che s’era sacrificata nella lotta di Liberazione (allora ricordo vicinissimo dei genitori che l’avevano fatta o conosciuta) considerando il sacrificio cosa normale e non quell’ atto di tracotanza antidivina che la cultura omerica ci aveva tramandato.
E dalla nostra parte avevamo Montaigne  che aveva ridicolizzato l’eroe nel luogo più intimo ed indifeso della sua persona: il rapporto col suo camerire; ruffiano, magari, al quale nessuna debolezza reale era nascosta.
Ad aprirci gli occhi è stato, qualche anno dopo, l’incontro con il poeta dell’immortalità e del patto con Belfagor .
L’eroe, in pieno romanticismo, non poteva essere riconosciuto dal proprio cameriere , ma da altri eroi. Il cameriere poteva riconoscere solo altri camerieri.
L’assoluta antinomia di Brecht e Goethe  si fonda ed acquista possanza  in questo ventunesimo secolo dove è sconosciuto il concetto stesso di eroe, perché hanno preso il potere proprio i  valets de chambre.
Lo vediamo oggi, specialmente oggi, nell’Italia dei congressi dei nostri partiti dove prevalgono ancora e più forti i valets de chambre, piccoli mestatori zuppi di provincialismo, privi della  cultura di una vita intensa, bottegai delle tessere e del mercanteggio che  a frotte si uniscono, nei corridoi afferenti alle sale, alla ricerca di un accordo per un potere che non sapranno gestire.
Li vedi, appartati ed arcigni ad intrecciare  e tagliare, chi Cloto chi Atropo, nello sconfinato Ade della paura e del buio. Invadono, irosi e vendicativi, il tuo spazio prossemico.
Così è che gli eroi vengono eliminati dai camerieri e nemmeno per rivalsa o lotta di classe, solo perché gli eroi sono pochi ed i valets de chambre: la massa.
Per rispondere allora ad un giovane che in uno dei nostri siti recitava il rosario di una geremiade infinita di occasioni mancate rispondo: "non è realistica la tua analisi". E’ vero -che esiste la gerontocrazia, il potere mummificato e perenne, ma esistono, di questa situazione, un effetto ed una causa. L’effetto è l’emarginazione dei giovani la causa è la loro incapacità a crescere. Incapacità legata a due fattori determinanti: il poco studio e la poca fiducia in se stessi (la mancanza del rischio).
Non crediamo, nonostante Benjamin, alla riproducibilità della  favola del venditore di lacci da scarpe che diventa armatore-miliardario, ma conosciamo, a centinaia, braccia e cervelli che hanno rischiato, pagato con la lontananza e le ristrettezze  il desiderio di emergere e che lo hanno fatto vincendo. Ci manca, in questo brodo magamatico del disinteresse e del facile successo, lo spirito del Rinascimento. La storia moderna inizia con un marinaio attempato e visionario che viaggia nella direzione opposta a quella  del senso comune e vince.
Si sta concludendo, se non si pone rimedio, con una massa di amorfi che si getterà dalla rupe seguendo qualunque pifferaio magico.
                                                                       


 
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