Digital divide, è il termine tecnico utilizzato in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della cosiddetta “società dell’informazione”. Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di interi paesi di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.
Ma la definizione digital divide racchiude in sé complesse problematiche che coinvolgono tutti gli aspetti della vita di una comunità: economici, culturali, sociali.
La disparità digitale è, in realtà, solo uno degli aspetti indotti dalla globalizzazione e molteplici sono le relazioni tra la diffusione di questa e la diffusione delle tecnologie dell’informazione. Sicuramente l’Information Technology (IT) non è la causa dei cambiamenti che stiamo vivendo, ma uno strumento senza il quale niente di ciò che sta cambiando le nostre vite sarebbe possibile. Già negli anni ’90 l’intero pianeta era organizzato intorno a reti telecomunicanti di computer; oggi, l’intero spettro delle attività umane dipende dal potere dell’informazione, in una sequenza di innovazioni tecnologiche che aumenta progressivamente. L’accesso e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresentano nel nostro mondo un pre-requisito per lo sviluppo economico e sociale. Sono l’equivalente dell’elettricità ai tempi dell’era industriale.
Il ruolo cruciale della ICT (Information Communication Technology) nello stimolare lo sviluppo assume due aspetti: da una parte dà la possibilità ai paesi di modernizzare i loro sistemi di produzione ed incrementare la loro competitività tanto quanto mai in passato; dall’altra, per quelle economie che non sono in grado di adattarsi al nuovo sistema tecnologico, i ritardi divengono sempre più incolmabili. Inoltre, l’abilità di muoversi all’interno dell’era dell’informazione dipende dalla capacità dell’intera società di essere educata e messa in grado di assimilare ed utilizzare informazioni complesse.
La diffusione delle tecnologie dell’informazione presuppone da una parte grandi investimenti economici, dall’altra la presenza di infrastrutture e servizi, spesso assenti in molti paesi, soprattutto al Sud del mondo. Per questo, la situazione che si va delineando vede l’esistenza di un divario nella fruizione delle nuove tecnologie, divario presente sia all’interno del Nord del mondo, sia tra Nord e Sud del mondo. I dati oggi a nostra disposizione dimostrano che nei prossimi anni tale gap andrà progressivamente aumentando segnando una linea di separazione tra Nord e Sud difficilmente colmabile. All’interno del Nord, ad essere svantaggiate nell’accesso e nell’utilizzo delle nuove tecnologie sono soprattutto alcune categorie sociali, appartenenti a fasce socialmente deboli; nel Sud, si può disegnare una mappa che vede il continente asiatico in ritardo, ma con una discreta percentuale di diffusione e utilizzo delle tecnologie dell’informazione; l’America Latina, anch’essa in ritardo ma con interventi finalizzati ad un recupero, e l’Africa con un ritardo immenso: pur rappresentando il 12% circa della popolazione mondiale, il continente africano ha solo l’1% di utilizzatori di Internet, di questi (2,5 milioni in totale) ben 1 milione si trova in Sud Africa.
I dati relativi all’accesso ai flussi di informazione forniti dall’UNDP nel rapporto 2000 sono in tal senso particolarmente significativi: nel 1998 nei paesi ad alto sviluppo umano circa 41 persone ogni mille avevano una connessione ad internet, mentre nei paesi a medio sviluppo umano meno di una persona su mille; il dato relativo ai paesi a basso sviluppo risultava insignificante. E’ interessante analizzare alcuni dati specifici: negli Stati Uniti nel 1998 esistevano 661 linee telefoniche, 459 personal computer e 847 televisioni ogni 1000 abitanti, in Italia 451 linee telefoniche, 173 personal computer e 451 TV, in Colombia 173 linee telefoniche, 28 personal computer e 217 televisioni, in Pakistan 19 linee telefoniche, 4 personal computer, 88 TV, per concludere, in Mozambico 4 linee telefoniche, 2 personal computer e 3 televisioni.
Le maggiori difficoltà per la diffusione della ICT sono date dalla carenza delle infrastrutture per le telecomunicazioni e dai costi elevati di utilizzo delle linee telefoniche, dalla scarsa presenza di computer e attività di alfabetizzazione relative al loro utilizzo, dalla diffusione geografica delle connessioni, che è concentrata nelle grandi città o esclusivamente nelle capitali, mentre è totalmente assente nelle zone rurali, nelle quali vive invece la maggior parte della popolazione.
Il problema del divario digitale non è stato affrontato in nessuna delle grande conferenze mondiali delle Nazioni Unite dello scorso decennio: né a Rio, né al Cairo, né a Copenaghen. Oggi, finalmente, governi ed istituzioni internazionali sono coscienti che gli interventi mirati a superare il divario digitale tra Nord e Sud del mondo devono essere immediati. Il Digital Divide viene inserito come punto principale nell’agenda di discussione dei grandi incontri internazionali e soluzioni ed interventi possibili sono suggeriti dai documenti conclusivi di questi lavori (Carta di Okinawa G8, assemblea del millennio N.U., documento finale della DOT Force del G8).
Nel corso degli ultimi mesi importanti appuntamenti che si sono tenuti in Italia hanno proposto riflessioni e decisioni operative sul digital divide: dal Forum di Napoli - attraverso il quale organismi internazionali quali le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la Banca Mondiale hanno discusso di “Cooperazione internazionale e Digital Divide” - a Genova, in occasione dell’incontro del G8, all’interno del quale è stato ripreso ancora una volta il tema della disparità digitale già segnalato come prioritario nella Carta di Okinawa del G8 stesso.
L’organismo specializzato delle Nazioni Unite sulla diffusione delle tecnologie della società dell’informazione I.T.U. (International Communication Union), composto sia da governi che dal settore privato, ha tenuto nel 2001e terrà nel corso del 2002 una serie di incontri preparatori alla prima Assemblea Mondiale della Società dell’Informazione. Questi appuntamenti, anche se di natura prevalentemente tecnica, hanno comunque l’obiettivo di stilare la prima carta internazionale della società dell’informazione: in sostanza la mappatura di come e quando le nuove tecnologie saranno installate nei diversi paesi ed i relativi investimenti economici.
Porre attenzione all’insieme di questi eventi che delineeranno l’intervento programmatico dei governi e delle organizzazioni internazionali sulla diffusione dell’ICT è di importanza fondamentale. Ma al problema dell’accesso alle nuove tecnologie va sempre accompagnata la problematica dei contenuti e delle modalità con cui questi viaggiano attraverso i nuovi canali informativi.
Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione potenzialmente aprirà nuove strade per la diffusione e la socializzazione di servizi anche primari: è il caso della “telemedicina” che consentirebbe ad abitanti anche di luoghi isolati e irraggiungibili di avere, ad esempio, diagnosi on-line o la possibilità di ottenere analisi mediche senza necessariamente dover accedere “fisicamente” ad un centro specializzato. Anche nel campo dell’educazione e della formazione si aprono strade tutte nuove che potrebbero fornire un accesso più ampio dell’attuale all’istruzione anche di base. Lo sviluppo economico potrebbe essere agevolato dalla messa in collegamento di realtà locali con il mercato globale che le nuove tecnologie favoriscono e promuovono.
Sin qui alcuni dei possibili aspetti positivi, prendendo in considerazione i quali, non si può prescindere dal dato che nei paesi del Sud del mondo ci si scontra sovente con la totale assenza di infrastrutture e di servizi sociali primari. È quindi difficile anche solo riuscire ad immaginare l’utilizzo dei computer come risolutore dei problemi esistenti. Non solo: molti si interrogano sul significato culturale di tali eventi: la lingua predominante delle nuove tecnologie e soprattutto della enorme mole di informazioni e servizi che rappresenta Internet è l’inglese, linguaggio che diventa tramite quasi indispensabile per utilizzare ad esempio i software di qualsiasi computer. I contenuti della rete sono omologati e rappresentano una enorme monocultura che minaccia sensibilmente le diversità culturali.
Lo sviluppo di un’economia globale ed i benefici connessi alla diffusione globale delle informazioni non potrebbero avere effetti positivi senza contenuti adatti a tutti i gruppi sociali. Attualmente il dibattito sul digital divide si concentra sugli aspetti geopolitici in relazione sia all’accesso, sia ai contenuti dell’ICT, tenendo presente che la “Rivoluzione Digitale” accelera i processi di globalizzazione e moltiplica esponenzialmente il suo impatto.
Una delle argomentazioni sostenute da chi vede la diffusione delle ICT come strumento di sviluppo, è che queste possano favorire la partecipazione, la decisionalità e lo scambio di informazioni, consentendo quindi un reale intervento delle persone sulle decisioni che li riguardano. La ICT può garantire la creazione di networks e quindi di spazi pubblici per dibattiti fra le persone, canali attraverso i quali far circolare conoscenze ed esperienze fra le persone e le istituzioni, siti dove fonti di informazione e conoscenza possono essere consultati.
I progetti oggi attivi nel sud del mondo tesi a promuovere lo sviluppo delle nuove tecnologie sono numerosi, ma ancora in fase sperimentale ed insufficienti data la portata del problema.
In Africa, ad esempio, la World Bank sta proponendo insieme al Central African Project for the Environment programmi di Networking per facilitare lo scambio di informazioni tra ministri dei governi sui piani di sviluppo locale. L’Unesco promuove un progetto “UNESCO’s INFORMAFRICA” mirato all’introduzione delle ICT utilizzando come strategia la formazione di specialisti. E’ assente però una strategia di cooperazione che metta in relazione gli interventi delle diverse agenzie internazionali.
I più ottimisti vedono il ritardo dei paesi in via di sviluppo, con la loro totale mancanza di infrastrutture, come una potenzialità poiché si potrebbe andare ad installare direttamente le infrastrutture per le nuove tecnologie senza prevedere un passaggio attraverso quelle vecchie. Questo discorso è già particolarmente valido (soprattutto in Asia) per la diffusione della telefonia cellulare, che ha raggiunto posti nei quali vi era in precedenza totale assenza di linee telefoniche.
In conclusione, tanti sono gli aspetti e gli interrogativi su come affrontare il Digital Divide. Oggi più che mai sembra improrogabile fermarsi a riflettere, documentarsi e pianificare azioni sia di educazione allo sviluppo, sia di formazione che ci consentano di non rimanere impreparati e/o in ritardo nella risoluzione delle disuguaglianze digitali e delle problematiche a questo connesse.
Digital-divide.it costituisce il tentativo di porsi come il nodo italiano nella rete di questo dibattito. |