Ricerca nel sito - * Stampa pagina
«Canzoni politiche? No, esistenziali»
Intervista a Francesco Guccini
di Albino Barbieri
Il cantautore di "Auschwitz" e "Dio è morto". Lo scrittore di romanzi: dal primo,
"Croniche Epafàniche", ai gialli con protagonista il maresciallo Santovito, del quale a febbraio uscirà la quinta inchiesta intitolata "Tango e gli altri". Lo sceneggiatore di fumetti che ha coniato anche battute esilaranti per le Sturmtruppen dell’amico Bonvi. L’attore nei film Radiofreccia di Ligabue e "Ti amo in tutte le lingue del mondo" di Leonardo Pieraccioni. Francesco Guccini è uno zingaro dell’arte, che assecondando il proprio estro esplora e mette radici in territori artistici apparentemente vicini e invece assai distanti.
«Scrivere una canzone è molto più complicato, perché devi possedere il dono della sintesi - spiega il cantastorie emilano - invece un libro ti permette di allargare lo spazio per esprimere le tue idee con maggiore chiarezza. Da bambino la mia più grande aspirazione era diventare uno scrittore: non mi passava neppure per la testa di fare il cantautore». Francesco Guccini da Pavana (la cittadina dei nonni sull’appennino pistoiese dove il cantautore, nato a Modena, ora trascorre la maggior parte del suo tempo) ha scritto tanto in questi ultimi quarant’anni, ma prima dei libri ha dato vita a canzoni memorabili raccolte nella tripla antologia Platinum Collection uscita da poco. Canta di personaggi borderline come il prete spretato (realmente vissuto) di Il frate e smaschera gli orrori della società con brani d’impegno civile e sociale come "Piazza Alimonda" e "Canzone per il Che", composta sul testo di Manuel Vazquez Montalban.
«Le mie canzoni non sono politiche, semmai esistenziali. Rivendico con grande vigore le mie opinioni, come dovrebbe fare chiunque di noi, però non ho mai sopportato di essere visto come un paladino a difesa del tale o tal’altro uomo politico».
Circa un mese fa, però, ha incoraggiato il presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha incrociato nell’aula magna dell’università di Bologna durante la tradizionale lettura di Il Mulino. «Gli ho detto tre semplici parole: resisti, resisti, resisti. Questa Finanziaria è resa più complicata dalla situazione economica lasciata in eredità da Calderoli e da una legge che non permette al Paese di avere una maggioranza di governo stabile e in grado di operare con la giusta serenità. Inoltre, trovo quantomeno singolari quegli esponenti della maggioranza che scendono in piazza a protestare contro la stessa maggioranza con cui stanno governando».
Ora è impegnato nella parte finale del tour dedicato al disco dal vivo Anfiteatro Live: se non ci saranno ulteriori repliche, le ultime due date sono il 7 dicembre a Siena e il 26 gennaio 2007 a Roma. I suoi concerti hanno una certezza consolidata negli anni: iniziano con "Canzone per un’amica" e si concludono con "La locomotiva", manifesto immortale della protesta in Italia. Il resto dello spettacolo si differenzia dalla tracklist del disco, proponendo nuovi arrangiamenti di classici come Eskimo.
«Ho comprato il mio primo eskimo nel ’63 a Trieste. Non era ancora di moda e
comunque non ho mai seguito la moda nel vestire: quel giaccone pieno di tasche mi è subito piaciuto, anche perché costava solo diecimila lire e io avevo pochi soldi in tasca, perché avevo finito il servizio militare da poco. Passato del tempo, gli ho dedicato questa canzone che racconta un grande amore: è bello che sia ancora oggi una delle più amate dal mio pubblico. Comunque è strano che l’eskimo non sia mai ritornato di moda».
Il concerto è anche l’occasione per ascoltare l’inedito "Su in collina", che fa da preludio a una futura opera discografica.
«L’ho composto ispirandomi a una emozionante poesia sulla Resistenza del poeta dialettale bolognese Gastone Vandelli, che ho scoperto durante gli studi di documentazione per la quinta inchiesta del maresciallo Santovito. Nel cassetto ho un altro brano nuovo, che s’intitola "Canzone di notte n. 4" ed è dedicato a Pavana, ma non chiedetemi quando uscirà il nuovo disco. Inizierò a pensarci quando avrò almeno gli embrioni di altri otto pezzi, ma non ho l’ansia di entrare in sala d’incisione: le canzoni non danno appuntamenti, nascono spontanee. Forse anche per questa mia calma nel comporre sono un nostalgico del vecchio vinile e non frequento strumenti digitali per migliaia di file musicali come l’i-pod, che per me resta un oggetto misterioso».
Negli ultimi tempi Guccini sembra più prolifico come autore di libri: sta raccogliendo nuove espressioni dialettali per aggiornare il suo dizionario «italiano-
pavanese», ha già pronta una raccolta di racconti che pubblicherà prossimamente e sta lavorando a un nuovo progetto editoriale. «Voglio narrare le scorribande dei contrabbandieri della prima metà dell’800 nella mia zona, che a quell’epoca era contesa fra il Gran Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Mi piace consultare documenti antichi per approfondire la conoscenza delle nostre radici storiche e culturali: tornassi giovane, probabilmente studierei storia medievale».
A febbraio arriverà in libreria "Tango e gli altri", la quinta inchiesta del maresciallo Santovito scritta assieme a Loriano Macchiavelli. «La vicenda è ambientata nel 1960, però le indagini riguardano un fatto che risale al 1945: la fucilazione di un partigiano giustiziato dai suoi stessi compagni per un delitto di cui forse non era colpevole».
Il Guccini appassionato di fumetti è stato ospite d’onore dell’ultima edizione di Lucca Comics. In passato ha firmato come autore assieme a Bonvi "Storie dallo spazio profondo", mentre non è andata in porto una collaborazione con Andrea Pazienza. Quali sono i suoi personaggi preferiti? «Sono un cultore del Paperino dell’americano Carl Barks e mi appassionano anche Tex, Martin Mystére, Dampyr e Julia. Leggo poco Dylan Dog perché ho poca simpatia per l’horror».
Pare che Leonardo Pieraccioni ancora non sappia quale sarà il suo prossimo film, ma sia già certo di rivolere il Maestro fra gli attori. Lo rivedremo davanti alla cinepresa? «Non ho mai pensato a una carriera da attore», conclude Guccini. «Il cinema per me è puro passatempo, però Leonardo è un amico: se mi chiamerà, accetterò il suo invito».
su F. Guccini vedi anche: http://www.pdcicagliari.altervista.org/CULTURA/LOCOMOTIVA_GUCCINI.html
La URL di questo articolo è:http://www.pdcicagliari.altervista.org/CULTURA/intervista_a_Guccini.html
