Lunedì, 26 Febbraio, 2007 10:56 PM
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Intervista al Corsera Rispettiamo gli impegni con RomanoDiliberto sulla situazione politica «Guai a noi». Con queste tre parole Oliviero Diliberto spiega perché ha sottoscritto i dodici impegni chiesti da Romano Prodi. E perché, rivendicando il leader dei Comunisti italiani di essere «una persona seria», li rispetterà. Guai a voi?«Il rischio di fare un regalo alla destra è troppo elevato perché io lo voglia correre. Dopo di che vedremo come i singoli provvedimenti verranno varati». A costo di ingoiare qualcosa che non le piace?«Abbiamo già ingoiato una finanziaria pesantissima. In una coalizione si fanno sacrifici pur di tenerla in piedi. Se l'alternativa è il governo di larghe intese, o il ritorno prevedibile di Berlusconi, con le elezioni anticipate, beh... Ma poi quei dodici punti indicano categorie generali ». La riforma delle pensioni le pare una categoria generale?«Si dice che occorre riordinare la previdenza, con priorità rispetto ai giovani e alle pensioni più basse». Senza riserve? Anche sulla Tav?«Prodi ha dimostrato anche in questo caso grande capacità di mediazione. E poi sulla Tav il mio non è mai stato un no a prescindere ». Cosa si aspetta?«Un osservatorio tecnico costituito dal ministero delle Infrastrutture con i rappresentanti delle comunità locali sta lavorando per trovare una soluzione». Quello che si decide lì le sta bene?«Sì». E i costi della politica, li tagliamo?«Certamente. Aprire una grande stagione contro ingiustizie e privilegi, come gli stipendi scandalosi dei manager pubblici, sarebbe un bel segnale. E per quanto riguarda i privilegi dei parlamentari segnalo che noi abbiamo le coppie di fatto: ebbene, io vorrei trasformare questo privilegio di pochi in un diritto di tutti» Come la riforma della tivù, che ha fatto arrabbiare Berlusconi. Non è strano?«Non direi. Coppie di fatto ed emittenza sono disegni di legge già approvati dal Consiglio dei ministri. Priorità acquisite con un impegno parlamentare». Pure a Casini direbbe «benvenuto Pier Ferdinando»?«No. Un conto è un singolo da anni insofferente verso Berlusconi, altro conto è un partito conservatore che snaturerebbe la coalizione. Ma il problema non si pone. Casini non arriverà mai». Ancora la storia del complotto fra Chiesa, Usa e industriali?«Non lo dico io, l'ha scritto Italia Oggi. Non un complotto, ma una profonda avversione a questo governo. Condivido in pieno il giudizio del quotidiano». Non teme il mal di pancia della base dopo la resa incondizionata a Prodi?«La nostra gente è intelligente e responsabile. Regali a Berlusconi non ne vuole fare». Fonte: Corriere della Sera , 26 febbraio 2007 |
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