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La condanna di Piergiorgio Welby
In nome del Papa Re
La Costituzione in chiave apostolica romanaPiergiorgio Welby è morto. E’ un fatto come è un fatto che aveva manifestato
l’intenzione, e la Costituzione della Repubblica glielo garantiva, di rinunciare alle cure. “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.
E’ anche un fatto che un tribunale abbia giudicato inammissibile il suo ricorso proprio perché –e qui sta il punto- nessuna legge aveva imposto il trattamento, contro cosa ricorreva ?
Il resto sono opinioni. Opinioni che sovrastano i fatti e nelle quali si esercitano, spesso per annullare i fatti, molti che delle opinioni campano lucrandone anche potere.
Questa mattina è andata in onda, in ritardo perché Piergiorgio era morto, l’intervista fatta ad un neonatologo (e per questo si badi bene “eccelso conoscitore del dolore” come l’intervistatore accreditava ed il dolorologo accettava) che pur di mantenere l’assunto dell’associazione cui appartiene –Scienza e Vita se non abbiamo sentito male- sosteneva una bislacca teoria.
Negli Stati Uniti , spesso scusa di ogni nostra vigliaccata, pontifica il neonatologo hanno elaborato una teoria secondo la quale, e qui si avalla ipocritamente l’accanimento terapeutico su chi non vuole subire l’obbligo, i malati terminali che chiedono di “staccare la spina” lo fanno non tanto per il dolore che certo è insopportabile, ma per la depressione causata dal dolore e che non viene curata.
I migliaia di operatori dei centri oncologici italiani, chirurghi, medici, infermieri ed assistenti si preparino; ai malati terminali non più antidolorifici, ma antidepressivi e la coscienza degli obiettori sarà salva così come quella dei comitati etici, di scienza e di vita. E niente sedativi, perché sempre secondo il neonatologo i sedativi accelerano la morte.
Non ci siamo liberati del mito del Papa Re e dell’ambiguità della morale cattolica e ci affidiamo alle statistiche.
Traccheggia oggi e discuti domani Welby doveva pur morire senza retaggi ingombranti per medici, giudici e commissioni etiche. La grande Provvidenza avrebbe pensato al resto assieme alle cliniche svizzere che impiantano embrioni e staccano spine perché gli italiani (meglio se ricchi e privilegiati) dormano con la coscienza tranquilla. E questi sono fatti, non opinioni.
Gli interventi di papa Ratzinger, del clero e degli apostolici romani ci inducono a credere –e vorremmo essere smentiti- che da noi esista una Corte Costituzionale parallela che sta Oltretevere invece che a Palazzo della Consulta e che intervenga ex cathedra mescolando delitto e peccato osservando principi da stato etico piuttosto che costituzionale.
Non c’è altra spiegazione ai comportamenti che la Chiesa apostolica romana assume nei confronti dello stato italiano e del suo ordinamento.
Una Costituzione, la nostra, che oltretevere considera mordi e fuggi.
L’ Italia, il sovrano stato che chiamiamo Italia, vuole –come è nella natura dell’evoluzione umana, anche normativa- regolare le coppie che volontariamente non contraggono matrimonio ? La Corte parallela si erge a difesa della Costituzione repubblicana (magari con interpretazione sui generis, questo è vero) e l’articolo 29 viene estirpato ad uso di santa romana chiesa per difendere il matrimonio che essa riconosce.
Fior di medici e scienziati vogliono che bimbi e mamme soffrano meno ? Oltretevere assolda compiacenti giuristi, ci straccia il codice civile e ricalcola i diritti della persona non più subordinati alla nascita, ma retrodatati alla copula.
Voglio avvalermi di un sacrosanto diritto costituzionale e rifiuto una cura?
Oltretevere straccia l’articolo 32, mi toglie la facoltà d’intendere e volere e mi condanna alla “macchina” (e questo, duole dirlo, è un vecchio retaggio medievale sul quale non vogliamo insistere).
Siamo, e la massa lo accetta e ci specula, al Catch 22 di Joseph Eller (da noi Comma 22) del regolamento dell’aviazione americana : chi è pazzo può essere esonerato dal combattimento, chi chiede l’esonero dal combattimento non può essere pazzo.
Appuntamento al prossimo “fatto” che i nostri opinionisti ridurranno a “caso”, ci discuteranno, ci faranno leggi e referendum, si impingueranno le tasche nonostante e contro le sofferenza della povera gente. Per gli altri, si sa, Spagna e Svizzera sono vicine.
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Noterelle di perfetta ingiustizia
La procura intenderebbe ricorrere contro la sentenza del giudice Angela Salvio che, pur riconoscendo il diritto di Piergiorgio Welby ad interrompere il trattamento che lo tiene in vita, ha rigettato il suo ricorso (il diritto non sarebbe concretamente tutelato dall'ordinamento). Lo riferisce, in una nota, Radio Radicale. La notizia e' confermata dall'Associazione Coscioni.
Soddisfazione e' stata espressa da Rita Bernardini, segretaria dei Radicali Italiani, per la decisione della Procura di Roma di ricorre contro la sentenza del tribunale sul ''caso Welby''. ''Mi fa molto piacere - ha detto la Bernardini all'ADNKRONOS - perche' sembrava non avesse tenuto conto delle osservazioni sul diritto di Welby di staccare la spina sotto sedazione terminale''. ''Ritengo che che sia una decisione positiva - ha detto ancora - perche' il ricorso e' fatto contro l'inammissibilita' decretata dal giudice Salvio''.
Dopo aver esaminato in tutti i suoi particolari l'ordinanza emessa dal giudice i pubblici ministeri sottolineano quello che ritengono ''il vizio logico dell'ordinanza che dalla premessa (corretta) secondo cui nel nostro ordinamento esiste un divieto di accanimento terapeutico e un correlativo diritto di pretenderne la cessazione, perviene ad una conclusione (del tutto erronea) per cui questo diritto non puo' essere tutelato a causa della mancata definizione, in sede normativa, delle sue modalita' attuative''.
''Sul piano della teoria generale -e' scritto ancora nell'ordinanza- non puo' esistere un diritto soggettivo perfetto (come quello riconosciuto in capo al ricorrente) insuscettibile di tutela perche' e' proprio la possibilita' di azionare la pretesa in un giudizio a qualificare la posizione di diritto soggettivo. In altri termini il diritto soggettivo o esiste o non esiste; se esiste non potra' non essere tutelato, incorrendo altrimenti l'organo di giustizia in un inammissibile no liquet, con effetto di lasciare senza risposta una pretesa giuridicamente riconosciuta alla stregua di fondamentali principi indicati dallo stesso giudice del provvedimento impugnato''. Ad esaminare il reclamo della procura sara' lo stesso tribunale civile, ma non piu' in sede monocratica, come avvenuto per il procedimento definito dal giudice Salvio, bensi' in sede collegiale.
L' udienza sara' fissata nei prossimi giorni !!!!!!!!!!.
