Corte d'appello dello Stato “la sua malattia «non lo rende meno colpevole del crimine che ha commesso»".
Pena di morte, tripletta negli Usa Ucciso anche un malato terminale

 WASHINGTON - Da mesi nelle vene di Jimmy Dale Bland venivano iniettati i farmaci per la chemioterapia, per cercare di frenare un tumore che ormai si era esteso a polmoni e cervello. I medici gli davano ormai meno di un anno di vita, ma Bland non ha dovuto aspettare: un'altra iniezione, stavolta di veleni, lo ha ucciso in un carcere dell'Oklahoma, in un giorno in cui l'America ha messo a morte tre condannati.
La tripletta è avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì in Texas, Oklahoma e Georgia. Le autorità texane hanno eseguito la condanna di Patrick Knight, un detenuto che aveva fatto parlare di sé per aver chiesto ai propri sostenitori di inviargli barzellette, promettendo che avrebbe recitato la più divertente sul lettino del boia. Alla fine, però, Knight ha scelto un epilogo più sobrio: «Avevo detto che avrei raccontato una barzelletta - ha detto dopo una preghiera - La morte mi libererà, questa è la migliore battuta. Io merito di morire».
Poco dopo di lui, in Georgia, un'iniezione letale ha messo fine alla vita di John Hightower, condannato per aver ucciso nel 1987 la moglie e due figliastre. Ma è stata l'esecuzione di Bland a sollevare polemiche, sia pure sempre di basso profilo in un Paese dove l'ultimo sondaggio del Pew Research Center indica che resta una larga maggioranza a favore della pena capitale. Bland, 49 anni, secondo i medici non aveva che pochi mesi di vita e fino all'ultimo momento il suo legale ha cercato di bloccare l'esecuzione, sostenendo che era incostituzionale uccidere un uomo nelle sue condizioni. «Questa morte non aveva alcun senso, sarebbe morto comunque tra breve», ha detto David Autry, l'avvocato di Bland. Con una popolazione carceraria in rapido invecchiamento, aumenta anche il numero di detenuti che si trovano nel braccio della morte con malattie terminali.
«Vedremo sempre più spesso casi come quello di Bland», ha sostenuto Richard Dieter, direttore del centro studi Death Penalty Information Center. Bland era stato condannato nel 1996 per aver ucciso con un colpo di fucile alla nuca Doyle Windle Rains, che accusava di volergli portar via dei soldi. La pena capitale era stata quasi automatica per le leggi dell'Oklahoma, visto che Bland aveva già ucciso in precedenza, nel 1975, scontando 20 anni. Per l'ufficio del procuratore generale dell'Oklahoma, Bland non meritava alcuna pietà neppure se moribondo. «Se voleva morire di cause naturali - ha detto il procuratore Seth Branham - non avrebbe dovuto sparare alla testa di Rains».
La Corte Suprema di Washington ha respinto gli ultimi appelli di Bland e l'ultimo "no" è poi arrivato dalla Corte d'appello dello Stato, secondo il quale la sua malattia «non lo rende meno colpevole del crimine che ha commesso».
Data pubblicazione: 2007-06-28
Fonte originale: http://www.corriere.com


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