Proposte e idee di un emigrato
di Giovanni Urracci
Considerazioni per i corregionali, militanti nei circoli e federazioni, iscritti e non iscritti ai circoli. Faccio queste considerazioni sentendo il bisogno da emigrato, prima da sardo, di condividere questa situazione.
Il voto all'estero: sono trascorsi sei mesi ormai tra sentimenti contrastanti. Gioia e tristezza nel contempo. Non va dimenticato che questo voto per il rinnovo del Parlamento italiano ha lasciato, dalla parte dei sardi, solo perdenti. Proprio i sardi che, pur costituendo il gruppo di elettori più numerosi in Europa, non sono riusciti ad eleggere nessuno di loro. Né per il centro sinistra né per il centro destra. Le federazioni, i circoli, dovremo in futuro rammentarci di quanto successo.
Considerando invece il voto in quanto tale, il fatto che circa 230.000 elettori non hanno ricevuto la scheda elettorale è certamente uno scandalo. Una situazione, questa, che pone le istituzioni e le reti consolari di fronte ad un enorme responsabilità e noi tutti di fronte ad un problema morale, un serio problema di coscienza. Problema morale che ci riporta indietro negli anni. "La questione morale – diceva Berlinguer – è il centro del problema italiano". E aveva ragione. Egli affermava: "La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concessori, bisogna scovarli e metterli in galera...". Per lui la più grave questione morale era: "I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali,le università, la Rai tv, ed alcuni grandi giornali". Berlinguer questo lo diceva nel luglio del 1981 e oggi è attuale più che mai.
Giustamente denunciava quel traffico illecito e disonorevole che si faceva dello Stato, la sopraffazioni, i favoritismi, le discriminazioni. Altra cosa era ed è la questione dell’egemonia gramsciana.
I tempi cambiano e la storia si ripete. È stato forse il constatare lo status quo che ha originato questa crisi morale, una crisi di coscienza che ha impedito l'elezione di un rappresentante dell'emigrazione sarda? Direi proprio di sì, con l'aggravante della mancanza di veri ideali correlati alle diverse polarità evidenziate all'interno delle federazioni e dei circoli. La conseguente realtà è che due terzi degli italiani all'estero non hanno votato in questo importantissimo e storico momento. E i sardi in prima linea. Una realtà, questa, che pesa ed opprime. Da un lato ci lamentiamo del menefreghismo politico – nazionale e regionale – manifestato nei nostri confronti e poi, nel momento in cui abbiamo la possibilità di far vedere quanti siamo, di far sentire il nostro peso politico, non riusciamo far eleggere un "nostro rappresentante" perché, immancabilmente, ci releghiamo a giochetti o, peggio ancora, ci si sottrae ad un dovere istituzionale astenendosi dal voto.
Questo quadro richiede, secondo me, non solo un dibattito sulla crisi dei partiti ma, soprattutto, un dibattito sulla crisi della nostra identità. Parlando con la nostra comunità su questo tema e sull'importanza di avere un diretto rappresentante al governo, rimango spesso sbalordito al sentire certe opinioni, certi punti di vista, veramente extraterrestri, e allora mi sovviene il vecchio detto: chie samunat sa conca a s'ainu perdet tempus e sabone.
Sono e dobbiamo essere ottimisti, anche se noi sardi lo abbiamo per natura e dobbiamo essere convinti che prima o poi - ma meglio prima - anche i nostri corregionali all'estero riusciranno a capire l'importanza del concetto: "l'unione fa la forza".
Domani è un altro giorno. Tutto quello che non è stato potuto fare, tutto quello che non è stato voluto fare fino ad oggi, dovrà essere possibile farlo in futuro, nell'interesse della comunità. Dobbiamo augurarcelo vivamente. Oggi governa Prodi, auguriamoci veramente che riesca mantenere quanto promesso in campagna elettorale. Le opinioni circa il miglior sistema economico da scegliere sono divergenti, le divergenze in merito alla finanziaria lo dimostrano. E le risposte ce le troviamo sul posto di lavoro e nelle tasche. Dobbiamo sperare in una scelta felice e vincente.
Wiston Churchill diceva una volta: "Sul capitalismo grava un difetto: la distribuzione irregolare dei beni. Nel socialismo invece è racchiuso un pregio: la uguale distribuzione della miseria". Fidel Castro, al contrario afferma: "Il ritorno al capitalismo è la peggior cosa che possa capitare ad una società".
Il documento vuole essere un contributo per un confronto ampio.
Propongo ai 18 eletti se vogliamo richiamare l'attenzione dei giovani bilingui, di non farsi impastoiare dalle beghe parlamentari ed avere sempre un contatto autentico con l’emigrazione andando in giro per l'Europa ed il mondo a portare la nostra voce, amica e piena di speranze.
Arrivo alla proposta. Gli onorevoli eletti il 9 aprile devono, con urgenza, evidenziare i problemi vecchi e nuovi riferiti al fenomeno migratorio che hanno interessato ed interessano il nostro territorio italiano. Ritengo politicamente importante il recupero, la divulgazione e la conversazione della cultura e della lingua italiana con la lingua locale tra le migliaia di famiglie emigrate e non, impegnare i consiglieri regionali di tutte le regioni e farsi promotori di una proposta di legge per conseguire i seguenti obiettivi:
1) la promozione e diffusione, fra gli emigrati (figli e nipoti, pronipoti) di video cassette e filmati incentrati sulla realtà italiana di tutte le regioni – passato e presente – commentati dei principali Stati di immigrazione ed in lingua italiana e di tutti i Paesi ospitanti volti a documentare e adeguatamente illustrare gli apporti del popolo italiano alla formazione della cultura europea nei suoi aspetti istituzionali, giuridici, politici, letterari, artistici.
2) la diffusione, in Italia, fra le popolazioni e nelle scuole, del materiale audiovisivo in parola, commentato in lingua italiana e, laddove esista una lingua autonoma, nelle componenti fondamentali della lingua locale.
3) la ristampa e/o la diffusione delle opere più significative attinenti la cultura del posto, tradotta nelle lingue dei paesi di immigrazione, i centri di diffusione delle quali potrebbero essere agevolmente costituiti, non solo in Europa, dalle associazioni di massa, circoli, enti e patronati degli emigrati con la collaborazione e l'assistenza delle regioni e comuni e degli istituti di cultura dipendenti dal ministero degli Esteri.
4) Tali iniziative dovranno essere realizzate come atto dovuto nei confronti degli italiani che con il loro lavoro all'estero e con le loro rimesse tanto hanno contribuito, in periodi più tristi, ad alleviare le misere condizioni di vita della nostra terra d'origine, ma anche perché esse permetterebbero di far entrare la nostra cultura in un circuito più ampio, e ciò è tanto più importante per l'Unione europea, affinché le minoranze etniche e linguistiche inglobate negli Stati plurinazionali possano finalmente avere voce, spazio e diritto.
Constatato:
1) che il libero passaggio e lo scambio dei comuni interessi fra elettori ed eletti è condizione indispensabile per rinsaldare i legami con la patria d'origine, per estendere a tutti gli eventi diritto la fruizione dell'informazione sul presente e per consentire a coloro che sono più lontani di potere esprimere le loro valutazioni sui problemi della popolazione e sulle possibilità di soluzione dei medesimi.
2) che il libero dibattito possa consentire altresì il manifestarsi e il maturare di un rapporto nuovo fra culture diverse (quella di origine e quella dei paesi di emigrazione) ed il recupero, per la seconda e terza generazione, degli elementi essenziali sulla storia e della cultura nativa.
Gli eletti:
devono impegnare gli amministratori a promuovere, nei rispettivi consigli comunali, le condizioni della partecipazione degli emigrati agli interessi politici, associativi, culturali, artistici della loro città, e dei paesi di immigrazione. Per la realizzazione di tali iniziative gli eletti all’estero devono demandare agli organismi dirigenti dei comuni il compito di convocare, nei tempi brevi, assemblee degli amministratori con i partiti presenti all’estero con l'obiettivo di approfondire le tematiche da affrontare, senza indugi sul piano operativo dando vita a commissioni confederali;
devono dare mandato agli organismi dirigenti dei comuni di eleggere i componenti la commissione emigrazione nei Paesi ospitanti, valutandone la disponibilità al lavoro e la competenza specifica.
Compagni dei DS e Rifondazione presenti qui in Svizzera, il nostro comune bisavolo Karl Marx lasciò detto che l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi. Il mondo è cambiato, ma l'insegnamento di Marx è più che mai valido.
Tocca a noi lavoratori, non soltanto ai partiti, ma a tutti noi, socialisti e militanti aclisti ed infine tutti i membri delle associazione regionali e nazionali affrontare uniti questa importante prova di forza contro un'ingiustizia che ci offende e ci danneggia tutti.
Propongo che gli eletti membri delle associazioni considerino loro dovere lavorare apertamente e coraggiosamente per ottenere il massimo democratico consenso sugli obiettivi e sulle linee di sviluppo di questa battaglia. Il programma di governo deve essere rispettato, se vogliamo avere credibilità in futuro. A menzus biere e adiosu.
Inviata da: Giovanni Urracci Birr - Argovia Svizzera
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