Giovanni Urracci (INCA-CGIL) sulla rete consolare italiana: "La Svizzera privilegiata ? Magari!"
ZURIGO - Il convegno sui servizi consolari tenutosi lo scorso fine settimana a Lucerna ed organizzato dall'Intercomites della Confederazione Elvetica, in collaborazione con il Comites locale, e' stato la ghiotta occasione per fare il punto su uno dei problemi che piu' assillano da anni le comunita' italiane nel mondo e sicuramente quella in Svizzera. Una rete consolare, quella nella Confederazione, che e' sempre stata presa di mira dal Ministero degli Affari Esteri e, con invidia, dai rappresentanti delle nostre comunita' residenti in altre nazioni europee o di altri continenti, essendo ritenuta una rete sovradimensionata rispetto alle ridotte dimensioni geografiche della Svizzera.
Tanto che ogni qualvolta, negli ultimi lustri, si e' proceduto da parte del MAE a ristrutturare la rete, la Svizzera e' stata sempre la piu' colpita: dal 1992 al 2006 le sedi sono state ridotte da 21 ad 11 ed il numero dei funzionari e' passato da 232 a 156 ! Tuttavia quanto ha gia' pagato la rete consolare in questo Paese, in termini di chiusure, sembra ancora non bastare. Infatti ancora oggi, sia nel Ministero che nel CGIL o altrove, ogni qualvolta si discute della rete consolare si continua a citare la Svizzera come un Paese tuttora privilegiato su cui risparmiare prima di chiudere sedi in altri Paesi.
A questo proposito vorrei, una volta di piu', ricordare la specificita' della presenza italiana in questo Paese che, complessivamente, non credo trovi analogie nel mondo. Innanzitutto la Svizzera sara' anche piccola territorialmente ma vi risiedono oltre mezzo milione di cittadini italiani con una rete di 11 Uffici consolari dove lavorano 156 persone, compresi i contrattisti, cio' significando che abbiamo un impiegato consolare ogni 3.237 cittadini. Sarebbe interessante ed utile poter fare qualche confronto con altri Paesi, evitando, per amor di patria, quello con qualsiasi amministrazione locale in Italia !
Grazie ad una statistica elaborata dall'Ambasciata d'Italia in Berna sappiamo anche, per esempio, che dalla rete consolare, nel 2004, sono stati rilasciati 109.218 atti consolari e 70.385 visti. Anche in questo caso sarebbe interessante ed utile poter fare qualche confronto !
Vogliamo parlare di pensioni ? Ebbene anche in questo campo non dimentichiamo che su 400.000 pensioni pagate all'estero dall'INPS, ben 23.000 sono versate in Svizzera e, come operatore di patronato, il sottoscritto sa benissimo che molto spesso i pensionati debbono rivolgersi alla rete consolare per adempimenti burocratici connessi alla pensione. Vogliamo, invece, parlare di fisco ? Da una indagine dell'INCA-CGIL in Svizzera e' emerso che in questo Paese vi sono circa 70.000 italiani con una proprieta' immobiliare in Italia che ogni anno li obbliga a degli adempimenti fiscali, senza contare tutti gli altri problemi connessi ad una abitazione. Questo non crea, forse, lavoro per la rete consolare ? Anche in questo caso sarebbe interessante ed utile poter fare qualche confronto con altri Paesi in cui ci si lamenta della propria situazione e si imputa alla comunita italiana in Svizzera di essere privilegiata per l'abbondanza degli Uffici consolari di cui dispone !
Vogliamo, infine, parlare di scuola e di corsi di lingua e cultura ? Anche in questo settore abbiamo in Svizzera, per esempio, la scuola statale a livello elementare di Zurigo, molte altre scuole paritarie e riconosciute, un prestigioso liceo artistico italo-svizzero, ben 15.000 ragazzi che mediamente frequentano ogni anno i corsi di lingua e cultura.
Tutto questo non comporta un notevole impegno per la rete consolare ? Quanti altri Paesi di emigrazione italiana possono far valere una situazione analoga ? Da questa serie di esempi credo che sia gia' evidente quali possano essere i bisogni di servizi da parte dello Stato italiano che necessita la comunita' italiana in questo Paese, che il sottoscritto ha sempre definito la 21.a Regione italiana per il reciproco e forte intreccio di interessi che li accomuna.
Oltretutto se l'interscambio commerciale tra i due Paesi ammonta a 29 miliardi di franchi svizzeri, con un saldo attivo per l'Italia di 3,5 miliardi (l'Italia e' il secondo partner commerciale della Svizzera), credo che il merito sia anche della comunita' italiana, o no ?
Dopodiche' non e' che non si capisca, a cominciare dal sottoscritto, che il mondo e' cambiato, che le nostre comunita' all'estero, anche in Svizzera, siano sempre meno composte da emigrati e sempre piu' da seconde e terze generazioni e che, quindi, i loro bisogni siano oggi in gran parte cambiati, che le nuove tecnologie possono aiutare nel razionalizzare determinati servizi anche dei consolati. Certo che anche il sottoscritto comprende tutto questo. Pero' qualcuno dovrebbe avere la pazienza di spiegare perche', quando si ristruttura la rete consolare come si e fatto a man bassa in Svizzera, si chiudono le Agenzie ed i Consolati e non si toccano, invece, i Consolati Generali, i cui costi di gestione sono certamente molto piu' alti, tanto che oggi nella Confederazione su 11 Uffici ben 5 sono Consolati Generali i cui servizi, tra l'altro, non sono certamente percepiti come migliori dai connazionali !
Ed a proposito di servizi consolari, nonostante la situazione di privilegio che avremmo in Svizzera, tanto da suscitare l'invidia degli italiani che vivono in altri Paesi, resta il fatto che anche nella Confederazione i servizi consolari sono tutt'altro che apprezzati dalla comunita' italiana. Anzi le critiche sono quotidiane, diffuse ed anche feroci, in particolare dalle seconde e terze generazioni che fanno, ovviamente, un confronto con l'efficienza dei servizi erogati dagli uffici pubblici elvetici.
Allora perche', malgrado se ne discuta da anni ed anni, ancora oggi non si e' strutturata in modo organico la rete dei corrispondenti consolari che offrono i loro servizi alla collettivita' a titolo di puro volontariato rimettendoci, spesso, anche di tasca loro ? Un lavoro encomiabile, anche come filtro per la stessa rete consolare, che, tra l'altro, ha reso meno tragica la bufala dei cosi detti "Sportelli consolari" che dovevano essere la soluzione di onorevole compromesso per sopperire alla chiusura delle 10 sedi consolari avvenuta negli anni novanta.
Perche', nonostante l'articolo 11 della legge 152/2001, ancora oggi il Ministero degli Affari Esteri non conclude la convenzione con i Patronati, i quali chiedono solo che, finalmente, venga loro riconosciuto ufficialmente tutto quel lavoro che all'estero hanno sempre svolto a supporto della rete consolare ? Da addetto ai lavori il sottoscritto puo' garantire che nei patronati una buona parte dell'attivita' svolta quotidianamente non ha niente a che fare con le pensioni e cioe' con il lavoro istituzionale di queste strutture e che senza i patronati ricadrebbe, ovviamente, sulla rete consolare !
Una convenzione MAE/Patronati potrebbe aiutare la rete e rendere meno penalizzante per le comunita italiane all'estero non solo una eventuale razionalizzazione ma anche una ulteriore ristrutturazione della rete consolare e consentirebbe un utilizzo migliore delle sinergie delle due reti erogatrici di servizi di cui possono avvalersi gli italiani in Svizzera e in altre parti del mondo. Infatti questa convenzione potrebbe rendere anche possibile un uso piu' proficuo e piu' diffuso sul territorio dell'informatica per l'erogazione dei servizi ai cittadini italiani. Proprio con il coinvolgimento ufficiale dei patronati, una volta messi in rete con gli Uffici consolari (gia da tempo lo sono con l'INPS) sarebbe possibile avvalersi delle nuove tecnologie, e quindi di avere dei servizi consolari di prossimita', anche da parte di quegli emigrati anziani che altrimenti non sarebbero in condizione di servirsi dell'informatica. Purtroppo l'Italia e il Paese dei talk-show televisivi dove le chiacchiere hanno sempre la meglio sui fatti e quindi passano gli anni ed anche a riguardo dei rimedi per migliorare la funzionalita' della rete consolare, se non addirittura di una riforma del MAE, si continua a chiacchierare ed a produrre documenti, soprattutto nei Comites e nel Cgie, senza che poi da parte di chi di dovere ci si metta mano e si risolva il problema. Un problema, peraltro, non nuovo ma che e' stato notevolmente aggravato dai tagli (quasi il 50%) delle risorse per il funzionamento della rete all'estero che il MAE ha subito, tra il 2004 ed il 2006.
Ma fino a quando i cittadini italiani all'estero, gli utenti della rete consolare, saranno disposti ancora a sopportare questa situazione ? A dover ascoltare e riascoltare le piu' svariate musichette ogni qualvolta si telefona ad un consolato prima che qualcuno sollevi la cornetta ammesso che cio' avvenga ? A dover aspettare anni per una cittadinanza, attendere mesi per un passaporto oppure per un visto? Non sarebbe l'ora che i diciotto parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero prendessero di petto questo problema ?
Giovanni Urracci (Inform) - INCA-CGIL - Birr (Svizzera)
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Caro Giovanni,
per aver partecipato martedì 19 giugno u.s. ad un seminario organizzato dall' ex "Unione" per gli italiani nel mondo, in qualità di responsabile pdci-europa, ho assistito ad una serie di illazioni da parte di Luciano NERI - braccio destro di Franco DANIELI (*) - che, a dir poco, fanno presagire al peggio...
Ti prego di credere che la sottoscritta, a dire di Luciano NERI, delira nel difendere la legittimità di richieste dei cittadini italiani italiani residenti all'estero poichè, afferma NERI, Corsi, Scuole, Comites, ecc. devono sparire....
Gli italiani che chiedono tutele, da quelle giuridico-amministrative a quelle rispettose del diritto alla conoscenza della lingua e della cultura italiana, dovrebbero, stante le affermazioni di quel "signore", cadere nell'oblìo.
I 18 eletti all'estero, dal canto loro, poveri sprovveduti in alcuni casi e furbi "tartufes" in altri, hanno trovato in Parlamento di che assicurarsi una aurea pensione, altro che difendere i diritti degli italiani all'estero. Come vuoi che facciano se ignorano anche il principio stesso di rispetto nei confronti di chi li ha votati e quindi eletti?...
Il protagonismo - come affermato da Arnold Cassola - di ognuno di loro in sede di commissione, è talmente alto che profana lo spirito stesso dell'azione parlamentare.
A riprova di cio', la stessa affermazione, nei dibattiti, di Franco Danieli, che ha lamentato il fatto che certe prese di posizione si dovrebbero esprimere in Parlamento non in sede di seminari...Sono, quindi, dei lacché...
Sono stati eletti dei clowns, al servizio di chi ha sempre difeso la cancellazione dell'entità stessa dell'italiano all'estero.
Basta venire a vivere in Italia per pochi mesi, d'altronde, per capire che aria tira in ogni dicastero...
Cio' detto, spero di cuore che lo spirito di abnegazione di quanti si adoperano ancora per i nostri in giro per il mondo,venga un dì apprezzato.Bisogna tuttavia allontanare ogni demagogia e ogni velleità di futile e pertanto nefasto protagonismo.
Un forte abbraccio.
Marisa Corazzol
(*) Franco Danieli (Galatone, Lecce 20 aprile 1956) è un uomo politico italiano.
Laureato in giurisprudenza a Bologna, avvocato, venne eletto deputato per la prima volta nel 1994 con La Rete (di cui fu anche portavoce nazionale) e confermò il suo seggio alla Camera anche nel 1996, stavolta con I Democratici. Tra i fondatori dell'Italia dei Valori, nel 2001 passò al Senato (stavolta tra le fila della Margherita) ed ottenne un secondo mandato a Palazzo Madama anche al termine delle elezioni politiche del 2006. Dal 18 maggio del 2006 fa parte del secondo governo Prodi in qualità di viceministro degli Esteri con una delega particolare per gli italiani nel mondo. In precedenza, era stato sottosegretario sempre alla Farnesina nel secondo governo Amato.
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