Ricerca nel sito
Un documento inviato da Giovanni Urracci segretario della sezione PdCI di Birr (Argau) CH
La politica per l’integrazione in Svizzera
Le”nove tesi sulla politica per l’integrazione” e i “tredici provvedimenti per l’integrazione” di seguito esposti sono contenuti nella parte finale del documento che verrà discusso dall’Assemblea dei delegati del Partito Socialista Svizzero (PSS) il 2 dicembre 2006 a Muttenz (BL). Le nove tesi esprimono i presupposti, il modo di considerare l’integrazione. I tredici provvedimenti indicano invece il da farsi. Ambedue sintetizzano efficacemente l’ampia trattazione ora disponibile nel sito www.sp-ps.ch in tedesco e in francese e forniscono un’utile base per la discussione e il confronto.
(Traduzione a cura di Fabrizio Dei)
Le 9 tesi sulla politica per l’integrazione
1. La Svizzera è un paese di immigrazione e tale resterà. Non vi sono alternative ad un’attiva politica per l’integrazione.
2. L’immigrazione crea sempre attriti nella società fra residenti e immigrati. Lo scopo della politica per l’integrazione deve essere la riduzione di questi attriti. L’integrazione facilita la coabitazione fra immigrati e residenti. Essa favorisce l’uguaglianza nelle opportunità sociali e la partecipazione degli immigrati alla vita pubblica.
3. Gli attriti derivanti dal processo di immigrazione hanno ripercussioni sul piano politico e fanno il gioco degli ambienti nazionalisti, che alimentano paure e seminano la discordia nella società. Una politica per l’integrazione permette di ridurre queste ripercussioni.
4. Più il processo di integrazione si sviluppa rapidamente, migliori sono le possibilità di successo. Per questo motivo è necessario fare ricorso ai provvedimenti che si propongono “l’integrazione a partire dalla prima ora” e quindi sviluppare una “cultura dell’accoglienza”. Gli immigrati devono essere raggiunti rapidamente, informati sui loro diritti e doveri e sulle regole della convivenza in Svizzera.
5.La somma dei benefici economici, sociali e culturali indotti dal processo di integrazione superano di gran lunga i problemi e i costi che ne derivano. Un’iniziativa politica per l’integrazione può ancora migliorare il bilancio globale del processo d’immigrazione.
6. Le persone giunte in Svizzera al tempo delle prime due fasi dell’immigrazione (*) subiscono tutti gli svantaggi della propria categoria socioculturale: stipendi bassi, al limite della povertà e dell’aiuto sociale, rischi superiori alla media di ritrovarsi disoccupati, bassa qualifica, poca formazione, alloggi modesti. Una politica per l’integrazione deve confrontarsi con queste realtà.
7. Un’integrazione insufficiente investe molti aspetti e diffonde effetti negativi sull’insieme della società: aumento degli allievi mediocri e dei giovani che non riescono a fare un apprendistato, più disoccupati e persone dipendenti dall’aiuto sociale. Una cattiva integrazione si traduce frequentemente in un aumento delle violenze domestiche e di altri atti delittuosi. Si traduce anche in isolamento sociale, soprattutto per le donne, e in comportamenti, alcuni ispirati direttamente dalla propria cultura, che violano il nostro ordine costituzionale.
8. In materiadi provvedimenti per l’integrazione e della loro effettiva realizzazione, la responsabilità riguarda in primo luogo gli imprenditori, lo Stato e gli immigrati; in secondo luogo le organizzazioni della società civile come i sindacati e le associazioni.
9. La politica per l’integrazione richiede uno sforzo comune e può riuscire solo a condizione che i responsabili agiscano in modo coordinato. La Confederazione, i cantoni e i comuni devono creare servizi per l’integrazione e gli imprenditori devono designare i responsabili per l’integrazione i quali devono agire ogni volta che sia possibile in collaborazione con le organizzazioni che si impegnano nell’emigrazione.
(*) Per “prima fase” dell’immigrazione si intende quella avvenuta fra gli anni ’50 e gli anni ’70, composta in maggioranza da italiani. La “seconda fase” è quella degli anni ’80, composta da immigrati provenienti da Spagna, Portogallo, Turchia ed ex-Jugoslavia. Il suo prolungamento negli anni ’90 è dato in gran parte dai ricongiungimenti famigliari. Si definisce “terza fase” quella che inizia il 1 Giugno 2002 con l’accordo sulla libera circolazione con l’Unione Europea. Questa nuova fase migratoria vede l’ingresso in Svizzera di manodopera qualificata proveniente dalle zone vicine dell’UE. (F.D.)
I 13 provvedimenti per l’integrazione
1. Un piano l’azione per l’integrazione
La Confederazione deve elaborare insieme con i cantoni un piano d’azione per raggiungere gliobiettivi dell’integrazione. È necessario definire tappe, misure e mezzi facendo riferimento a statistiche pertinenti a riguardo di scuole, disoccupazione, dipendenza dall’aiuto sociale, ecc. È necessario creare un posto di responsabile federale dell’integrazione.
2. Un impegno immediato per l’integrazione
A partire dalla base giuridica offerta dalla legge sugli stranieri nel capitolo dedicato all’integrazione e promulgando un’ordinanza a questo proposito, la Confederazione deve stanziare subito i mezzi che permettano di sostenere in modo mirato i gruppi sociali le cui necessità sono più evidenti. La Confederazione deve assumere la direzione centralizzata dell’integrazione. Premessa indispensabile è l’aumento massiccio dei mezzi finanziari attualmente a disposizione per i progetti di integrazione, stanziamenti che attualmente ammontano soltanto a 14 Mio Frsv all’anno. Al fine di assicurare una pianificazione credibile, questo credito dovrà essere programmato per diversi anni e quindi essere inserito in una legge quadro. La Confederazione dovrà inoltre assicurarsi che i progetti sostenuti vadano nel senso definito e contribuiscano effettivamente a far progredire l’integrazione. Al fine di sviluppare effetti che stimolino la creazione di strutture per l’integrazione a livello locale e cantonale, la concessione di un sostegno finanziario a questi progetti deve accompagnarsi a condizioni vincolanti necessarie all’integrazione (uffici per l’integrazione, delegati per l’integrazione e misure di incoraggiamento all’integrazione per via amministrativa giocano il ruolo di interfaccia, promozione alla partecipazione degli immigrati); queste concessioni dovranno fissare i punti prioritari che i progetti dovranno rispettare (gruppi prescelti come le donne, i giovani, le giovani).
3. L’integrazione a partire dalle prime ore
grazie ad un “patto per l’integrazione”
Chi entra in Svizzera come immigrato deve accettare un patto per l’integrazione (*) con i datori di lavoro per le persone professionalmente attive, con lo Stato per i familiari che non praticano alcuna attività professionale. Il patto regolamenta la frequenza di corsi di lingua, la partecipazione a corsi di informazione e i contatti con le autorità. L’obiettivo del patto è quello di facilitare l’acquisizione delle conoscenze relative al nuovo ambiente di vita, alle regole di vita in comune nel luogo di soggiorno, ai diritti e ai doveri delle persone anche in materia linguistica, ai valori fondamentali, alle opportunità e alle possibilità di promozione sociale. Per chi esercita un lavoro, il patto d’integrazione fa parte del contratto di lavoro; per gli altri (famigliari e parenti che non svolgono un’attività lavorativa) esso fa parte del permesso di soggiorno. Per chi esercita una lavoro, i costi delle attività previste nel patto sono a carico del datore di lavoro; per le altre a carico dello Stato. La partecipazione ai costi, partecipazione alla quale dovranno acconsentire le persone immigrate, dipenderà dal tempo che esse impiegheranno per realizzare gli obiettivi del patto stesso. La confederazione fissa le condizioni minimali di ogni patto d’integrazione. I cantoni sono competenti per la loro messa in opera. I sindacati, le associazioni e le organizzazioni degli immigrati giocano un ruolo essenziale nel processo di integrazione. Esse verranno sostenute finanziariamente nelle attività che metteranno in opera a favore dell’integrazione. A favore delle donne che non lavorano e che quindi rischiano di vivere in una condizione di isolamento sociale, è necessario proporre corsi paralleli ad hoc a complemento dei corsi previsti dalle disposizioni del patto d’integrazione. Bisognerà accertarsi che le immigrate possano effettivamente seguire i corsi previsti, cioè, ad esempio, che possano essere esentate dal lavoro per tutto il tempo necessario, adattando i piani dell’impresa a questa necessità.
4. Un “Piano Marshall” per chi non ha speranza di trovare un impiego
La messa in opera delle tre misure qui descritte riguardano gli immigrati che arrivano ora e una parte di quelli che conoscono i deficit più importanti in materia di integrazione. Di converso queste misure non potranno riguardare la maggior parte di tutti quelli che conoscono grosse difficoltà nell’integrazione, in particolare i giovani che non si sono ancora integrati nel mondo del lavoro nonostante il soggiorno duri da anni e che verosimilmente non lo saranno mai senza uno sforzo molto intenso. Sono rappresentative di questa categoria in una proporzione superiore alla media le persone immigrate in Svizzera negli anni ’90 nel quadro dei raggruppamenti familiari, ma questa situazione riguarda anche molti cittadini elvetici. È impossibile affrontare questo compito gigantesco con i mezzi ordinari e gli strumenti per l’integrazione dei normali immigrati. Questo compito richiede sforzi particolari comprendenti programmi di formazione professionale tagliati su misura, in modo da permettere a queste giovani donne e giovani uomini di integrarsi malgrado tutto nella vita professionale.
5. Imporre uguali possibilità di formazione per tutti
La scuola gioca un ruolo chiave nell’integrazione dei giovani. Per questo il ricongiungimento familiare deve intervenire appena possibile. Come misura complementare, le scuole devono poter risolvere per ogni bambino i relativi deficit scolastici. Anche l’ambito prescolare ha un ruolo importante da svolgere, in particolare nelle strutture di accoglienza extra-famigliari, che è necessario continuare a sviluppare. A questo proposito la conoscenza della lingua riveste una fondamentale importanza. Essa aumenta le possibilità di trovare un posto di apprendista. Indipendentemente dalla nazionalità dei giovani, è necessario applicare il principio secondo il quale non si lascia la scuola obbligatoria senza prima aver trovato uno sbocco per la propria formazione professionale.
6. Promozione della lingua materna
I corsi organizzati nelle lingue materne e dedicati allo studio delle culture di origine degli immigrati devono proseguire e se necessario essere sviluppati. L’acquisizione della propria lingua materna è una condizione preliminare importante che consente in seguito di apprendere la lingua del luogo di soggiorno.
7. Promuovere l’autonomia degli immigrati
Al fine di promuovere l’autonomia e l’indipendenza delle donne immigrate, è necessario concedere permessi di soggiorno indipendentemente dallo stato civile. Poiché i sistemi patriarcali attribuiscono alle donne i compiti all’interno della famiglia e agli uomini le relazioni con l’esterno, è necessario assicurare la presenza dei due genitori in tutti gli incontri che riguardano la scuola e nei contatti con le autorità. Come del resto accade in alcune famiglie svizzere, le donne nelle famiglie immigrate sono vittime della violenza domestica inmisura superiore alla media. È necessario migliorare le misure di protezione contro la violenza a tutti i livelli. I settori della prevenzione e dell’aiuto alle vittime di infrazioni devono innanzitutto indirizzare i loro interventi verso le donne immigrate.
8. Far applicare i nostri valori e i nostri diritti fondamentali
Nel nostro paese, il principale orientamento rispetto alle modalità della vita in comune è quello del primato della Costituzione e del monopolio della coercizione da parte della Stato, così come il rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, il diritto all’integrità corporale, la libertà individuale, la libertà di pensiero e di opinione, di credenza, di religione e l’uguaglianza fra donne e uomini, così come il divieto di discriminazione. A questi aggiungiamo i valori che si sono affermati nel corso del tempo come il rispetto della persona e la tolleranza. Questi valori e questi diritti fondamentali devono essere applicati in modo rigoroso. Tanto gli stranieri quanto gli svizzeri devono attenervisi, poiché di ciò sono loro i diretti beneficiari. Questi valori fondamentali devono prevalere sulle altre specificità culturali del paese di origine, quali la struttura familiare patriarcale o le norme religiose.
9. Applicare il diritto penale
Le misure preventive a favore dell’integrazione faranno abbassare gli atti di violenza e i delitti, ma non li eliminano completamente. Bisogna dunque reprimere i comportamenti delittosi, in conformità con il nostro Codice Penale.
10. Combattere preventivamente il razzismo e l’estremismo
È necessario lottare con coerenza contro il razzismo e l’estremismo alla luce del diritto esistente. Ma bisogna anche sbloccare mezzi finanziari supplementari per programmi d’azionee di lotta contro il razzismo. È necessario mettere un termine alle discriminazioni, così come, ad esempio, al rifiuto di concedere un posto da apprendista attraverso la prescrizione di procedure di selezione anonime.
11. Diritto di voto e di eleggibilità per gli stranieri
La partecipazione alla vita politica è un’importante strumento di integrazione. Il PSS si impegna quindi affinché vengano accordati ai cittadini stranieri residenti nel nostro paese il diritto di voto e quello di eleggibilità. Là dove ciò non sia ancora possibile a causa dell’opposizione della maggioranza della popolazione, i cantoni e i comuni devono prendere altre misure che permettano di migliorare la partecipazione degli stranieri alla vita politica.
12. Procedure corrette di naturalizzazione
È necessario facilitare la naturalizzazione dei bambini di seconda e terza generazione. Il PSS combatterà tutti i tentativi di rinforzare gli ostacoli alla naturalizzazione o l’arbitrarietà nelle procedure per ottenerla. Il montante delle tasse per la naturalizzazione non deve superare l’ammontare dei costi amministrativi effettivi.
13. Combattere lo sfruttamento dei clandestini
I clandestini sono l’immagine stessa del contrario dell’integrazione. Non deve più essere accettato un così gran numero di presenze illegali. È urgente regolarizzare il soggiorno dei clandestini e il loro statuto, quindi ricorrere ad un misura unica di regolarizzazione della loro presenza in Svizzera. Il PSS esige da parte dello Stato che si agisca in modo più determinato contro i datori di lavoro che utilizzano personale in nero. Ancora una volta, l’ammontare delle tasse di naturalizzazione non deve oltrepassare i costi amministrativi effettivi. Inoltre gli imprenditori inadempienti devono rimborsare le spese provocate, così come quelle del viaggio di ritorno o del piano sociale di aiuto per i clandestini che hanno ingaggiato con piena conoscenza di causa.
(*) Nelle versioni disponibili vengono utilizzate le definizioni ”Integrationsvereinbarung”e “convention d’integration”. Ho tradotto con “patto di integrazione” per sottolinearne la reciprocità (che è il nocciolo della questione).(F.D.)
La URL di questo articolo è:
http://www.pdcicagliari.altervista.org/POLITICA/1_ESTERI/nove_tesi_integrazione.html
