Delegati "per censo"
di Gianluca Scroccu

postato il 11.04.2007 ore 10.20

Verso il Congresso Ds      Accade in Sardegna: come al teatro, al cinema o in discoteca, per partecipare da delegato al congresso del tuo partito devi pagare "il biglietto", una tassa di 30 euro

Venerdì scorso mi è arrivata a casa la lettera di convocazione per il prossimo congresso regionale dei DS sardi che si terrà  a Cagliari il 14 e 15 aprile. Apro la busta e scorro il testo con il programma della due giorni. Con mia grande sorpresa leggo che, testuale, "al momento della registrazione, per far fronte alle spese congressuali, verrà  richiesto un contributo di trenta euro". Ho partecipato, dal 2000 ad oggi, a diversi congressi comunali, provinciali e regionali dei DS sardi. Mai, prima d'ora, mi era capitato di ricevere una lettera di convocazione con l'indicazione della cifra di ingresso.
Come al teatro, al cinema o in discoteca, per partecipare da delegato al congresso del tuo partito devi pagare il biglietto. Ho sempre dato il mio contributo al momento della registrazione, ma senza una cifra prefissata. E' il criterio della volontarietà : ognuno fornisce il proprio contributo in base a quello che può dare. Un principio cardine nella storia dei partiti politici italiani, specie di quelli di sinistra. La mozione Mussi della federazione di Cagliari ha delegato al congresso regionale ben 7 giovani sotto i 35 anni su 16: molti di noi sono precari e insomma, se 30 euro non sono la cifra che ti cambia la vita certo un pò influisce sul budget mensile. Sulla mia borsa di ricerca universitaria sicuramente, nel senso che per quella cifra preferisco comprarmi un libro.
Ci sentiamo con gli altri delegati della mozione: c'è chi fa notare, giustamente, che questa "tassa d'ingresso" forse serve a coprire il fatto che da tempo deputati, consiglieri regionali e provinciali, presidenti e membri di enti non versano la loro quota al partito come da statuto.
Ho chiesto più volte di avere un'indicazione, precisa e nei dettagli, della cifra raccolta in occasione delle primarie nazionali dell'ottobre del 2005 e di quelle per il sindaco di Cagliari del gennaio 2006. Una richiesta legittima anche in considerazione della trasparenza che dovrebbe regolare tutti i processi politici in occasione dei quali i cittadini versano una quota volontaria: nessuno mi ha mai risposto se non con una formuletta preconfezionata: "Abbiamo usato quei soldi per pagare le primarie".
Si è dipinto questo Partito Democratico come il luogo della chiarezza e dell'accesso per tutti alla politica, senza distinzioni di censo. Invece, la sensazione è che con questo progetto per fare politica serviranno soldi; un po' come succede negli Stati Uniti, dove se non raccogli milioni di dollari non puoi certo ambire a candidarti alla presidenza. Forse ora capisco meglio cosa intendono alcuni grandi sostenitori del Partito Democratico quando dicono che nel nuovo soggetto politico potranno militare in "assoluta parità " tanto il tornitore che il grande banchiere.
Fonte: Gl.S e Aprileonline ,  10 aprile 2007
                                                                                             


 
  - Stampa pagina - Scrivi un commento