L'organizzazione base del partito
di Antonio Gramsci
"L'Unità", 15 agosto 1925
Nel mio precedente articolo (1) sulle cellule ho voluto non dimostrare, ma solamente ricordare una cosa molto semplice che dovrebbe essere sempre presente alla memoria di ogni compagno che voglia partecipare con serietà alla discussione del congresso, che abbia l'intenzione cioè di giovare all'educazione del partito e non quella di confondere le idee.
Ho voluto ricordare che il tipo di organizzazione per cellule è strettamente legato alla dottrina del leninismo e che, nel campo internazionale, il compagno Lenin indicò questo tipo di organizzazione fin dal 1915, fin dall'epoca della sinistra zimmerwaldiana. Una delle caratteristiche più spiccate del leninismo è la sua formidabile coerenza e conseguenzialità; il leninismo è un sistema unitario di pensiero e di azione pratica, in cui tutto si tiene e si dimostra reciprocamente, dalla concezione generale del mondo fino ai più minuti problemi di organizzazione. Il nucleo fondamentale del leninismo nell'azione pratica è la dittatura del proletariato, ed alla quistione della preparazione e dell'organizzazione della dittatura proletaria sono collegati tutti i problemi di tattica e di organizzazione del leninismo.
Se fosse vero ciò che il compagno Bordiga ha affermato - che cioè l'organizzazione delle cellule come base del partito sia stata una "scoperta" del III Congresso - sarebbe dimostrata una gravissima incoerenza del leninismo e dell'Internazionale, e sarebbe veramente necessario domandarsi se nel III Congresso non si sia verificata una deviazione verso destra, verso la socialdemocrazia, cioè uno spostamento del terreno dell'azione rivoluzionaria verso un terreno di semplice attività organizzativa estranea alla preparazione della dittatura proletaria. Questo infatti è l'assunto polemico dei compagni estremisti: "dimostrare" che l'organizzazione del partito sulla base delle cellule non è parte essenziale del leninismo, con l'affermazione che l'organizzazione per cellule è una "scoperta" posteriore al II Congresso per giungere a dimostrare che l'indirizzo dell'Internazionale è stato mutato dal III Congresso in quanto sono stati assegnati ai partiti comunisti, dal III Congresso in poi, compiti fondamentali ed essenzialmente organizzativi e non d'azione. Così si spiegherebbe, secondo gli estremisti, come diversi partiti, quando si è presentato un momento propizio per l'azione, abbiano fallito al loro compito storico (realizzare la insurrezione armata e la conquista del potere); essi erano stati distratti da compiti secondari di organizzazione interna o di organizzazione delle grandi masse (quistione delle cellule, tattica del fronte unico e del governo operaio, lotta per l'unità proletaria, ecc.).
Nel mio precedente articolo, ho "dimostrato" come uno degli elementi su cui dovrebbe basarsi l'assunto polemico degli estremisti sia insussistente; non sarà difficile dimostrare come siano altrettanto inconsistenti gli altri. La quistione delle cellule è certamente anche un problema tecnico di organizzazione generale del partito, ma prima di tutto essa è una quistione politica. La quistione delle cellule è la quistione della direzione delle masse, cioè della preparazione della dittatura proletaria, è la migliore soluzione tecnica organizzativa della quistione fondamentale della nostra epoca.
Gli argomenti pro e contro le cellule portati finora in discussione (se sia più sicura la strada o la fabbrica, se agli intellettuali come classe sia più facile, con le cellule o con l'assemblea territoriale, far deviare il proletariato od inquinare la sua ideologia) sono argomenti secondari, osservazioni di dettaglio, che influiscono in modo subordinato nell'accoglimento della forma organizzativa per cellule invece che della forma per assemblee territoriali. Il compagno Mangano trova che l'aver ricordato il discorso del compagno Lenin al III Congresso sulla "potente ignoranza" dei partiti comunisti "europei" sulla struttura dei loro stessi partiti sia una... trovata.
La quistione è molto più complessa di quanto il compagno Mangano non sospetti e non possa sospettare, data la sua ferma volontà di mantenersi nella stessa "potente ignoranza" e di disprezzare come "centrista" e "opportunista" ogni insegnamento dell'esperienza proletaria degli altri paesi e della stessa Italia.
Io ricordo un "piccolo" episodio del 1920. Nel giugno 1920 si riunì a Genova la conferenza nazionale Fiom per fissare il piano di battaglia dell'agitazione metallurgica che nel settembre successivo portò all'occupazione delle fabbriche. Noi, miserabili "ordinovisti", "centristi", "opportunisti", ecc. ecc., che abbiamo avuto sempre una miserabile abitudine di occuparci del reale svolgimento degli avvenimenti operai, informati che nella conferenza di Genova era stato delineato il piano di lotta dell'occupazione delle fabbriche, ponemmo alla direzione del Partito socialista, attraverso il compagno Terracini, la quistione dell'intervento del partito nell'agitazione e proponemmo di creare le cellule come base organizzativa del partito stesso nelle fabbriche. La proposta fu respinta dopo il discorso dell'allora estremista Baratolo, il quale trovò che la creazione delle cellule avrebbe significato la denuncia del patto di alleanza, in quanto il partito con le cellule avrebbe soppiantato i sindacati (cioè i riformisti) nella direzione delle masse.
Battuti dinanzi alla direzione, uno degli "ordinovisti", e precisamente il sottoscritto, si recò, per incarico della sezione socialista torinese, alla conferenza nazionale della frazione astensionista che si tenne a Firenze nel luglio, per proporre la formazione di una frazione comunista sulla base dei principi organizzativi e politici dell'Internazionale comunista (cellule, consiglio di fabbrica). Anche qui la proposta fu respinta perché si riteneva che per dirigere le masse fossero inutili le "pure forme organizzative", mentre erano sufficienti le affermazioni di astensionismo parlamentare.
Così la classe operaia arrivò all'occupazione delle fabbriche senza direzione politica rivoluzionaria e i riformisti poterono essi dirigere le masse verso la rinunzia alla lotta. L'episodio italiano, come l'esperienza "europea" dopo il II Congresso, dimostra come fosse difficile ai vecchi partiti socialisti comprendere concretamente cosa sia la dittatura del proletariato, come non basti affermarsi per la dittatura e credere di lavorare per essa, per essere tali e lavorare in tal senso. Secondo il compagno Mangano l'aver tardato a comprendere dovrebbe aver per conseguenza non di affrettarsi a recuperare il tempo perduto, ma di rinunziare a comprendere ed a operare.