Prove di unità a Sinistra
Il lavoro spicciolo
Appello ai Compagni : sarà il territorio a dare le risposte. Non c’è posto per tutti

di Vincenzo A. Romano


Lo andava dicendo, Diliberto, da ormai due anni di Comitati Centrali.
Adesso è cosa fatta. Chiunque sia potatore del virus deve trovare molto in fretta vaccini e cure. Nella nuova sinistra (dove il nuova è solo per comodità di scrittura) molti dovranno fare passi indietro perché a comandare saranno in pochi. Giusto coloro che, tenutisi in disparte mentre facevano della sinistra una ecclesia, hanno conquistato l’approvazione dei compagni.
Quando i tempi erano a dimensione umana il carisma non si comprava per televisioni e talk show e nemmeno per professione di autorità –perché noi l’egemonia delle classi dominanti l’abbiamo combattuta sempre e come Gramsci ci aveva insegnato- per piccoli passi e lavorando sul campo.
E’ fra noi di moda, in questi tempi creativi, ricordare Enrico Berlinguer soprattutto con citazioni di comodo.
Di conseguenza sappiamo del politico carismatico, dell’intervista sulla  questione morale (che ormai si cita in automatico), dell’ascendente di cui godeva presso le folle comuniste e del rispetto degli avversari.
Bellissime immagini retoriche che non fanno giustizia al piccolo figliolo dell’avvocato sassarese che si era fatto la galera per i moti del pane ed, una volta mandato a Milano, aveva trasformato il Fronte della Gioventù dell’ eroe Eugenio Curiel nella meravigliosa macchina che era la Fgci.
Antica pasta Enrico ed il giovane Curiel.
Perseguitato, il secondo, prima da  ebreo e poi da comunista, fisico, intellettuale organico -come Gramsci lo aveva delineato-, maestro di marxismo per gli operai ed esiliato a Ventotene. Direttore delle pubblicazioni comuniste clandestine, trucidato dalla barbarie fascista a Liberazione avvenuta.
Non diversa la pasta di Enrico che sempre ed in silenzio tessè le fila dell’organizzazione del partito (succedette ad Amendola) anche quando fu inviato in missione  nella sua Sardegna a sostenere Laconi dopo la batosta subita dal PCI.
Schivo, lavoratore che non chiedeva compensi –molti lo ricordano nel farsi prestare qualche lira da Siglienti od altro compagno- portò il PCI al massimo della sua espressione con decisioni sofferte, coraggiose e solitarie.
Abbiamo ancora compagni del suo genere? Non molti a giudicare dal discorso di Oliviero Diliberto al recente Congresso.
Ma con questi esempi e con questa sollecitazione dobbiamo cambiar registro.
E’ una nuova alba che si apre davanti a molti compagni; è un lavoro duro.
Un lavoro, date per accettate le direttive congressuali, che deve essere svolto con umiltà e sul territorio e non nelle stanze delle segreterie.
Occorre, anzi è imperativo, che -a quadro generale tracciato- si trovino, in questa fase preliminare (che sarà lunga perché a quelli di sinistra piace tanto il chiacchierare), modi diversi di fare alleanze, intessere rapporti, convincere delusi, fare proseliti.
Ognuno adatto al luogo ed alle persone, fissi nello scopo, ma duttili in tattica e strategia.
Non sarà facile, dopo tanti anni di separazione, livori e carrierismo fare un passo indietro.
Ma sarà vitale perché il pollaio è grande, ma i galli riottosi ne farebbero preda delle faine astute.                                                                                              


 
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