Diliberto al Messaggero:
Karzai si sta vendicando, Prodi reagisca

di NINO BERTOLONI MELI

Roma 13 aprile 2007

ROMA Ha seguito il dibattito di Montecitorio in tv, costretto a casa dall’influenza. E a tratti ha dovuto mordersi la lingua, Oliviero Diliberto leader del Pdci, specie quando ha sentito Gianfranco Fini accusare il governo di mendacio: «E’ inutile, questa destra rimane senza senso dello Stato e pronta a strumentalizzare tutto per fini interni».
Onorevole Diliberto, che cosa avrebbe voluto dire nel dibattito alla Camera sul rapimento di Mastrogiacomo?
«Per prima cosa, che è assurdo aver dovuto svolgere questo dibattito. Ma dico: in quale Paese si chiede al governo di riferire su cose riservate? Al massimo, si riuniva la commissione ad hoc sui ”servizi” e basta. Ma qui c’è questa destra pronta a strumentalizzare tutto e sempre. Noi quando eravamo all’opposizione non ci siamo mai sognati di chiedere a Berlusconi di riferire su sequestri e successive liberazioni».
E perché secondo lei la Cdl ha voluto il dibattito?
«Hanno cercato di mettere zizzania al nostro interno e fra Prodi e D’Alema, basta vedere che cosa ha detto Pisanu. Rivendico che aver fatto di tutto per salvare la vita ai sequestrati è stato un atto di saggezza, compresa la trattativa, come è stato fatto sempre».
La situazione afghana però rimane tesa, c’è il mediatore di Emergency ancora prigioniero.
«Prigioniero? Sequestrato, direi. E dal governo Karzai che tutti definiscono democratico. Il mediatore di Emergency viene tenuto sotto sequestro, non gli è permesso incontrare nessuno tranne una volta la Cri, neanche Strada ha potuto vederlo o parlargli».
Che dovrebbe fare il governo italiano?
«Mi aspetto che adesso Prodi faccia ulteriori pressioni verso Karzai per ottenere la liberazione di Hanefy. Tutta la vicenda mostra che Karzai sta attuando una ritorsione contro il nostro governo».
Una vendetta di Karzai contro Prodi?
«Vendetta, ritorsione, il senso è questo. Un atto enorme, contrario a qualunque convenzione di Stato di diritto. E pensare che noi stiamo a Kabul con il compito principale di riorganizzare il sistema giudiziario afghano. Non mi pare si siano fatti grandi passi avanti».
D’Alema però in aula ha detto che Hanefy è detenuto sulla base di accuse degli afghani e che il governo italiano può al massimo chiedere di far presto il processo.
«Non mi risulta ci siano accuse formali. Hanefy è stato prelevato e basta. E comunque, mi ripugna il metodo dell’“usa e getta” delle persone. Emergency e Strada hanno aiutato il governo, compito nostro adesso, compito del governo, è di fare tutte le pressioni possibili perché Hanefy venga rilasciato al più presto. Glielo dobbiamo».

E che dice delle accuse di «omissione» di Fini?
«Delle due l’una: o Fini ha ascoltato le conversazioni telefoniche tra Prodi e Karzai, oppure lancia accuse a vanvera del tutto ingiustificate. Il premier afghano non vive sulla luna, sa della situazione italiana, avrà capito che il mancato rilascio di Mastrogiacomo avrebbe reso ancora più complicata la situazione italiana».
E se fosse lei a dover ”trattare” con Karzai?
«Gli direi di liberare subito la persona che ha fatto sequestrare. E mi augurerei che il governo afghano in carica non si comporti come i talebani».



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