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Un Movimento per la sinistra unita
Giuliano Garavini
Essendo fra quelli che da tempo auspicavano la nascita di un movimento politico e sociale per ricomporre l'arcipelago della sinistra, devo confessare un certo disagio per la scelta che sembra profilarsi del nuovo nome. Entrare in un movimento che si chiama "Sinistra democratica", speculare al nome Ds, non è certo un'opzione esaltante e sarebbe stato forse meglio scegliere come nome del nuovo movimento qualcosa che si rifacesse più direttamente al suo obiettivo: l'unità della sinistra, il lavoro, la partecipazione. Speriamo che da qui al 5 maggio, prima uscita pubblica, ci sia un poco di tempo per ripensarci su. Ma, soprattutto, speriamo che anche nel nome venga mantenuta l'idea della costituzione di un "movimento" che è centrale per attrarre simpatizzanti che chiedono qualcosa in più di un nuovo partito del 3 per cento.
Da oggi inizierà anche la rissa sui nomi e sulle forme dei contenitori per la più vasta aggregazione fra le forza di sinistra che dovrebbe andare da Rifondazione alla Sinistra Ds: il cantiere, federazione, la sinistra... Una lotteria poco appassionante e affrettata se si considera che questa nuova sinistra che si sta creando oggi opererà per i decenni futuri, e non solo alle prossime elezioni europee.
Piccola provocazione a questo proposito. Un'opzione che mi sembra intelligente è quella di predisporre alcuni solidi punti di programma per tutta la sinistra e aspettare che il nome alla coalizione della sinistra lo diano i suoi nemici. Gli "impressionisti" furono così chiamati da critici ostili, così come i "comunisti". Questi due nomi geniali hanno funzionato benissimo, meglio degli appellativi generici e buonisti che sembrano di voga fra i politici attuali.
Sui contenuti sembra che i temi forti della nuova sinistra italiana siano già abbondantemente sul tappeto, così come in tutti gli altri Paesi europei. Li hanno ricordati, con diversa enfasi, sia Mussi che Giordano e sono temi che andrebbero ancor di più. La questione del lavoro: con la lotta al precariato, il rilancio della qualità e della dignità nel lavoro, la difesa dell'autonomia del sindacato dalla politica, la riflessione sulle mutazioni del modo di produzione. Il tema della pace: con l'impegno a battersi per una Costituzione europea che includa il rifiuto di guerre offensive, per il ritiro immediato dall'Afghanistan e il ripensamento della Nato e delle installazioni militari americane, per un multilateralismo vero.
Il tema dello sviluppo: con il recupero di analisi di Berlinguer (l'austerità) così come di Olof Palme e degli altermondisti di oggi, con l'impegno a modificare le regole del commercio internazionale, per l'introduzione di una tassazione sui trasferimenti di capitale a scopo speculativo, l'impegno a difendere l'ambiente con nuove forme di energia e una nuova cultura alimentare. Il tema del rilancio del servizi pubblici: proponendo una norma europea di livello costituzionale sui servizi pubblici di interesse generale, innovando sulla partecipazione degli utenti alla gestione dei servizi pubblici, proponendo la ripubblicizzazione in Italia di quelle reti, come autostrade e telecomunicazioni, che affidate a privati vanno a rotoli. Il tema della cultura, con l'impegno a tuffarsi dentro le mutazione dei riferimenti e dei linguaggi e ad un rilancio dell'educazione come risorsa prima per il Paese. Il tema dell'Europa: con il passaggio dall'europeismo senza se e senza ma, ad un europeismo critico che sia in grado di analizzare e proporre modifiche ad un'Unione europea che oggi appare il paradiso delle banche e l'inferno di immigrati e poveri.
Trovate intese su contenuti così forti, media e politici ostili si sbizzarriranno a dare definizioni e alcune di queste saranno molto intelligenti.
Ad un certo punto si porrà anche il problema della collocazione europea. Ma, dotati di un buon programma, anche questa collocazione potrà essere trovata empiricamente. Non bisogna avere una visione statica del socialismo europeo, e nemmeno ergerlo su un piedistallo, mentre è una realtà in profonda mutazione. Tutti i partiti socialisti europei sono divisi fra una forza radicale ed una più moderata (forse con l'eccezione della Spagna), mentre sui grandi temi, dalla guerra in Iraq, all'Europa sociale, alla direttiva sui servizi pubblici, il Partito socialista europeo non ha preso posizione. La sinistra italiana dovrà fornire uno stimolo al socialismo europeo a ritrovare un pensiero critico del capitalismo e dell'ideologia liberista che oggi domina senza seri contrasti
Fonte : Aprile on line 24 aprile 2007
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