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Globalizzazione teo – con
La fatwa del Vaticano
Ovverosia quando la Chiesa di Cristo insegue censura e vendetta
Vincenzo A. Romano
Andrea Rivera nulla ha detto di diverso di quanto vanno predicando taluni teologi –quelli meno importanti se la cavano mentre i teologi della liberazione rischiano la scomunica- : la Chiesa Apostolica Romana è ferma da duemila anni ha detto Rivera dal palco di piazza san Giovanni e si è attirato l’accusa di “terrorista” che oggi spetta –indefettibilmemte- a tutti coloro che il Potere non sopporta. Rileggiamo cosa si sono detti i due, attingendo i quotidiani a disposizione.
Rivera ha pressappoco affermato: "Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta". "Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. E' giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni". Al che l’Osservatore Romano ha con violenza ribattuto "Anche questo è terrorismo . È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere".
Fin qui i fatti.
Preso atto della immediata distanza professata da sindacalisti e politici, non si sa mai dove potranno andare i consensi dei cattolici e papisti in questi tempi di ondivagazioni politiche, diciamo chiaro che più che Rivera ha esagerato il Vaticano. “L’intervistatore della Dandini” ha detto cose scomode, ma vere perché la cronaca è piena dei fatti da lui riportati, compreso l’aiuto dato dal legato pontificio a Pinochet prima e dopo il colpo di stato e la visita in Cile di Giovanni Paolo II.
I laici protestarono ma non accusarono il Papa di essere golpista.
In quanto a Welby la chiesa gli ha negato i funerali, è certificato. Come pure le altre argomentazioni di Rivera.
Coraggiose, forse, in questi tempi in cui Cardinali e Vescovi si appropriano dell’esclusiva di intereferire contro i poteri del Parlamento cercando di condizionanrne le decisioni, (o ce lo siamo dimenticato?), da televisioni e giornali.
Dunque Rivera è l’unico che non fa il Don Abbondio come invece Ruffini, i politici i sindacalisti e gli altri.
Che la chiesa parli sempre con amore è poi tutto da vedere. Alessandro Manzoni, da buon cattolico, soprassedette all’ ustione delle streghe, pratica che “il cardinal Borromeo” aveva fatto diventare di moda nello stesso tempo in cui il romanziere-senatore ne faceva un protettore di vergini.
Sono oltre seicento i processi imbastiti da “san Carlone” che, sul finire del 1500, in una sola valle svizzera ne fece tenere 150, in perfetta linea col Concilio di Trento, ma infischiandosene altamente delle promesse ed i patti siglati con tutto il popolo dei Cantoni quando li aveva incontrati a Ilanz pochi anni prima. Le ricerche ci dicono anche che non gli spiaceva far ardere le donne (streghe, pardon) appiccandole sui roghi per i piedi.
Ma il Vaticano tende a dimenticare e sussurra d’amore e non si accorge che non molto distante dalla sua piazza bruciò un altro spirito libero dopo averlo massacrato di torture e tormenti. Giordano Bruno, o meglio la sua effige li contraddice ancora da Campo de’ Fiori.
Nella folla dei giovani che applaude Rivera (più un atto liberatorio che maligno) non c’è nemmeno l’ombra del gusto all’orrido delle folle spinte dagli inquisitori ad assistere, a monito perpetuo, verso i roghi di misere fanciulle copulanti col demonio e inclite menti ribelli all’orpello dell’ortodossia. Ma questo terrorismo (che si ripete nell’accusa contro Rivera) non scalfisce gli accusatori di una chiesa ferma appunto da duemila anni
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