Quando parleremo al Popolo ?
di Vincenzo A. Romano
La sovranità appartiene al popolo…
(Cost. art 1,2)
Perso il referendum sulla “procreazione medica assistita” non ci siamo dati, in genere, troppe colpe chè intanto Ruini, parroci e cattolici stavano lì a far da capro espiatorio.
Perse, quasi, le elezioni politiche contro il centrodestra ce la siamo presi con gl’ italiani che avevano votato il Cavaliere e, fatta qualche debita eccezione, corri a spartir poltrone ed incarichi. Nessuno a mettersi carponi e flagellarsi, con chiodi acuminati, per non aver saputo parlare alla gente. Quel popolo bue che non capisce di politica, si fa convincere dalla televisione, accattivare da tette e sederi generosamente offerti dalle reti statali e non. Val la pena di arrabbattarsi con quelli? Pare di no e giusto l’incompetenza della classe dirigente della destra, come ha sottolineato Fassino mandando in bestia Ronchi e Schifani, ci ha salvato dal disastro politico. Poi, e per fortuna, le amministrative hanno rimesso le cose a posto visto che i sindaci sanno cosa dire al popolo, cosa promettere senza sballare, quali siano i punti sensibili da toccare. L’ intellighenzia invece non lo sa più fare. Si crogiola in discussioni e strategie, rimane chiusa a far piani e quando va in mezzo al popolo non si mischia; sta dietro agghindati tavoloni, spiega, interpreta, dice. Ma non chiede. E non pare che gli errori di ieri serviranno per il domani. E il domani è vicino, si chiama 25 giugno, si chiama referendum. La distorsione costituzionale che rischia di passare, nonostante il defilarsi del centrodestra che teme un’altra batosta, potrebbe anche passare. Indagini, peraltro tenute semisegrete, pare diano al NO un vantaggio del 2%. E non basta, non può bastare.
Ma chi glielo dice agli Italiani? Chi gli racconta, gli spiega, gli fa toccare con mano cosa potrebbe accadere? Agli italiani raccontano, doviziosamente, che questa riforma non va perché altera quel sistema di check and balances che è fondamento di ogni sistema costituzionale e del rapporto fra i poteri dello Stato. Ma davvero gli elettori sanno di cosa si parla? Quanti conoscono Montesquieu se gli stessi parlamentari –interrogati da una trasmissione satirica- collocano la scoperta dell’America nel 1600 (circa…) e la rivoluzione francese ai tempi di Garibaldi? Al popolo interesserebbero ben altre cose. Interesserebbe, per esempio, sapere che una regione con un milione e mezzo di abitanti non potrà mai più avere servizi sanitari, ospedali, asili nido, e via discorrendo pari a quelli di una regione con 9 milioni di contribuenti, perché di questo si tratta, visto che ogni regione si farà le proprie imposte, tasse ed i propri bilanci. Ma questo pare argomento secondario ed alla destra che si vanta di diminuire i parlamentari si risponde che il CSM avrà, probabilmente, uno scompenso di avvocati rispetto ai magistrati. Cosa vera, invereconda e sacrosanta, ma che non farà autoflaggellare alcuno che abbia una causa civile in corso da 10 anni. Alla destra che si vanta del fatto che Camera e Senato non discuteranno due volte la stessa legge, ed è fondamentalmente una balla, si oppone il fatto che la Corte Costituzionale sarà regionalizzata. E questo è un obbrobrio, ma forse sarebbe meglio spiegare che sarà il Senato e non più la Corte a bocciare le leggi regionali; non solo: se al primo ministro venisse il ghiribizzo di sciogliere le Camere, anche i Consigli regionali andrebbero a casa perché eletti contestualmente al Senato.
Viene il sospetto, ad essere maligni, che questa cosa del Primo ministro onnipotente non dispiaccia del tutto anche a qualcuno della nostra parte; chissà.
Altro argomento da dire al popolo riguarda la eguaglianza. La devolution, per esempio, fa strame di questo fondamentale principio perché non saranno eguali le scuole, che ogni regione farà a proprio piacimento, la sanità – di cui si è detto- le ulteriori 20 polizie locali, il tutto in un crescendo di competitività, invece che coesione che dal Risorgimento sino alla Guerra di Liberazione abbiamo cercato di portare avanti. Ma al popolo occorrerebbe anche dire che è ignobile che sia lo Stato a fissare i livelli essenziali delle prestazioni che attengono ai diritti civili e sociali. Un contentino ad AN per bilanciare lo scollamento di uno stato frastagliato e competitivo caro alla Lega. Ma questi argomenti non sono il pane quotidiano dei nostri politici. Affrontano, piuttosto, argomenti da costituzionalisti. Se di demolizione della forma di governo parlamentare, di check and balances, di riduzione del ruolo degli organi di garanzia possono tranquillamente e con competenza discutere Sartori, Ciarlo o Allegretti, non è detto che i politici debbano scimmiottarli. Essi dovrebbero, ma lo faranno mai? spiegare, al popolo minuto –che è quello che poi decide NO o SI- le cose minute, gli inghippi e gli imbroglietti, le leggi che difficilmente si potranno fare, i danari che lo Stato non distribuirà più per sopperire alle mancanze dell’uno con l’opulenza dell’altro.
E potremmo anche perdere.