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Il primo miracolo del PD: in cantiere la federazione di sinistra per anticipare l'altro gruppo unico

di Michele Fioraso


C'è un risultato che può già essere ascritto al nascente Partito Democratico, ed è la possibile unità della sinistra. Ma non ci riferiamo a quei partiti che stanno confluendo nel nuovo soggetto politico, cioè Ds e Margherita (con la propaggine di Progetto Sardegna qui da noi), e che sono quasi d'accordo sul “cosa” fare, ma trovano quotidiani spunti di discussione e divisione per il “come” e il “quando” partorire il PD.
La lunga e sofferta gestazione della casa unica dei riformisti sta ottenendo l'impensabile, l'incredibile, lo stupefacente: sta riuscendo a mettere insieme tutte quelle anime di sinistra che per decenni si sono guardate in cagnesco, si sono odiate e sbeffeggiate, hanno balcanizzato il panorama politico e creato non pochi dilemmi agli elettori progressisti. Quel lungo arco che parte dai socialisti, passa per i diessini scontenti della svolta e arriva laggiù dove si annidano i comunisti affezionati a falce e martello (senza trascurare i fuoriusciti della diaspora sardista), all'improvviso ha scoperto che potrebbe convivere in una federazione e, perché no, assemblare un partito unico in tempi più o meno rapidi. Col duplice risultato di guadagnare peso politico e di diventare catalizzatore degli scontenti del PD e dei tanti che a sinistra hanno sempre fatto fatica a riconoscersi in un simbolo.
La mozione Mussi, cioè il documento lanciato dal ministro dell'Università per l'ultimo congresso DS, è la chiave di volta e il collante della nuova costruzione che dovrebbe raccogliere i cocci sparsi a sinistra in tutti questi anni. Domani a Roma tutti i responsabili regionali si incontreranno, alla presenza anche dei rappresentanti dell'altra mozione diessina minoritaria, quella che fa riferimento a Gavino Angius, per accelerare sul nuovo movimento e organizzare assemblee territoriali.
Massimo Zedda, coordinatore della mozione in Sardegna, promette: «Non ci sarà da parte nostra un'operazione verticistica che risponda a quella analoga in corso d'opera tra Ds e Margherita». «Non saremo una sommatoria di gruppi dirigenti, ma un movimento di riaggregazione che lancia un appello a quegli elettori di sinistra che non si riconoscono più in questi partiti». Quindi, «un movimento che parte dal basso, condiviso, che nella sua fase costituente guarderà alla società e alle associazioni e non solo ai partiti» e starà ben attento a non involversi nel “partito-istituzione” imperniato sulla nomenklatura che fa e disfa a piacimento.
Le grandi manovre già provocano qualche scossone: Rifondazione comunista, per esempio, ha sperimentato una nuova spaccatura del gruppo consiliare, con l'ex capogruppo Antonello Licheri e i consiglieri Paola Lanzi e Giuseppe Fadda già lanciati verso scenari unitari, mentre la dirigenza cogodiana rallenta e preme per una scelta che, prima del contenitore, badi ai contenuti (come ha scritto il segretario regionale Michele Piras). Si attendono lumi da una riunione chiarificatrice tra gruppo e segreteria regionale convocata per la tarda serata di ieri.
Ma è innegabile che ci siano già le strategie: per esempio, battere sul tempo i riformisti e mettere su un gruppo unico della sinistra nel Consiglio regionale prima che i cugini diessini, diellini e soriani riescano a trovare un accordo che soddisfi tutti.

È un'idea che Claudio Giorgi, segretario regionale dei Comunisti Italiani, vorrebbe realizzare a tempo di record, «addirittura entro questa settimana, o al massimo lunedì»: «Noi della sinistra dobbiamo fare prima del partito democratico, perché sono sicuro che loro avranno qualche problema in più».
Tore Serra, unico consigliere del PdCi e ora parte del gruppo FAS, conferma che i contatti per riunire sotto un unico tetto consiliare la sinistra che non si riconosce nel PD sono a buon punto. Ma a scanso di equivoci, puntualizza: «Non riteniamo possano esistere altri poli: siamo nel centrosinistra e saremo alleati del partito democratico. Garantiremo sostegno alla maggioranza e alla Giunta regionale, ma porteremo avanti le nostre proposte in merito a lavoro, lotta alla povertà, legge elettorale, sistema di governo».
Ma sul gruppo unico frenano sia Renato Cugini, primo fuoriuscito illustre dai Ds dopo il via libera congressuale al partito democratico, sia Peppino Balia, segretario regionale dello Sdi (che a breve tornerà a essere PSI). Secondo l'ex segretario regionale della Quercia, che aveva aderito alla mozione Angius, il gruppo unico «ci sarà, ma al momento è difficile che si possa realizzare». Però si può ipotizzare «una federazione della sinistra, la cui articolazione per gruppi è ancora da definire», soprattutto perché esiste l'interesse di altri consiglieri appartenenti ai gruppi maggioritari ma scontenti verso il processo unitario.
Poi Cugini avverte: «La costruzione di un nuovo partito della sinistra, con attenzione non solo alle forze organizzate ma anche ai singoli elettori, comporta un lungo lavoro: avremo bisogno di una fase costituente, con assemblee di base che si stanno già preparando, per procedere a normali assisi congressuali». E, se il processo unificatore è di carattere nazionale e non mira a «ricostruire il vecchio partito comunista italiano», in Sardegna si pensa «di impegnare forze organizzate del sardismo di sinistra».
«Il problema non è tanto quello di partire dal gruppo, che dev'essere l'approdo finale e rappresenta una conquista», sottolinea Balia. «Piuttosto dobbiamo partire da un cantiere comune, confrontarsi sulle cose, vedere se c'è consonanza di idee. E arrivare, come conseguenza logica, alla costituzione di un gruppo che condivida gli obiettivi dei singoli raggruppamenti». Da parte del segretario socialista non possono esistere »limiti verso nessuna parte politica: il cantiere deve essere aperto a tutti quelli che, non riconoscendosi nel PD, si riconoscono invece nella sinistra», dice. Con riferimento a «dichiarazioni di adesione e di disponibilità» che già arrivano per «un progetto ancora alla fase di studio e che dovrà fare strada».
La nuova aggregazione finalizzata a un partito di sinistra che si affianchi al PD potrebbe partire da «rapporti organizzati su base federativa», i quali includerebbero in Sardegna anche il Partito sardo d'azione («che non può essere ignorato») per dare vita a «percorso autonomo» che potrebbe dare «segnali di vitalità entro qualche settimana, per poi magari arrivare a manifestazioni ufficiali che sanciscano un accordo».
Anche dalle parti del Partito Democratico, il gruppo unico non sembra imminente. Nei corridoi del palazzo di via Roma si riteneva possibile la sua costituzione dopo la fine dei lavori sulla finanziaria, ma sono ancora tanti i problemi da affrontare (non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello organizzativo) prima di fondere in una sola formazione Ds, Margherita e Progetto Sardegna.
E se proprio PS si era messa di traverso nei giorni del congresso Ds, ora invece sembra la Margherita quella meno frettolosa di schierare tra i banchi un gruppo come non se ne vedeva dai tempi d'oro della DC. Ma il consigliere regionale Francesco Sanna smentisce: «L'argomento non è stato ancora affrontato, siamo appena usciti dalle stagioni congressuali», dice. «È possibile che se ne parli già la prossima settimana». Sanna rilancia l'ipotesi di un percorso federativo con un portavoce unico a tempo e un ufficio di presidenza comune: «È un'idea da attuare subito, per arrivare in autunno alla costituzione di un'unica entità consiliare che diventi il timone centrale della coalizione».
Dettagli organizzativi a parte, l'esponente diellino reputa prioritaria una riforma del regolamento del Consiglio «che oggi favorisce la disgregazione delle forze politiche e la frammentazione dei lavori d'aula» perché, per esempio, attribuisce pari risorse ai gruppi piccoli e a quelli numerosi e non tiene conto dell'effettivo peso consiliare nell'attribuzione dei posti dell'ufficio di presidenza.
Insomma, il cantiere dell'altra sinistra ha la sua bella licenza edilizia e sta aprendo: il progetto definitivo è in via di elaborazione e sembrano non mancare i possibili capicantiere pronti a dirigere i lavori. Le architetture sono ancora nebulose, ma guardando poco più in là nel vicinato di centrosinistra, non sembra che quelle del PD, nonostante i tanti progetti e le tante parole, siano meglio definite.
FONTE : www.altravoce.net  4 maggio 2007

 

                                                                                                         


 
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