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Statuto Sardo o “Carta di Lorenzago” ?

Vincenzo A. Romano

Il modello di Costituzione, alla cui distruzione abbiamo  contribuito anche  a livello e per impegno personale, prodotto con il metodo “Lorenzago”  e talune voci che corrono e delle quali nessuno si fa trombettiere, destano un certo allarme. Tralasciando l’assunto teorico che ci avvicina a Kelsen –per cui possiamo dire che la Repubblica si è data una Costituzione la cui grundnorm, come va da tempo predicando il Diliberto giurista, è l’antifascismo, possiamo avvicinarci alle posizioni di Mortati e Santi Romano accettando che la “madre di tutte le leggi” sia l’inscindibile binomio Istituzione=Ordinamento giuridico e viceversa.
Questo come assunto teorico-metodologico di interpretazione.
Ma quando si fa una Costituzione, che noi dobbiamo chiamare Statuto, le cose si complicano e si sono, in Sardegna, complicate già da alcuni mesi. Da tempo, non gente comune, ma cultori e operatori del diritto –naturalmente avversi a quanto si stava concependo- hanno pensato bene di  equiparare l’ articolo 19 del “Disegno di legge statutaria della regione autonoma della Sardegna” all’articolo 65 dello Statuto Albertino per il semplice fatto che in entrambi fosse contenuto un diritto di nomina-revoca. Dei ministri nello Statuto, degli Assessori nel disegno di legge.
Consideriamo tale metodo di affrontare le cose come : “metodo alla Lorenzago” e non tanto perché Carlo Alberto ottriava=concedeva lo Statuto e noi lo “voteremo”, quanto per la ineluttabile presenza dell’ articolo 122 della Costituzione vigente che, all’ultimo capoverso questo diritto concede/impone al Presidente della Giunta.
Ogni diversa interpretazione va nel senso dell’incompetenza che Tranfaglia attribuiva al senatore D’Onofrio definendolo “esperto di diritto salernitano”.
Causticità, cinismo? Certamente, ma è il nostro compito dopo avere combattuto per un anno per la nostra carta costituzionale. Discorso, in queste poche righe che potranno essere seguite da uno studio abbastanza esaustivo, che non viene –sia ben chiaro- da fatti, ma da percezioni. “Pas de secret pour son valet de chambre” ( non si possono avere segreti col proprio cameriere )si diceva nell’ottocento e niente è sostanzialmente cambiato.
Come per l’aria della “calunnia” rossiniana corre il venticello.
Ed allora scompigliamo i tavoli. Se nella stessa maggioranza si proponesse una “costituente” di “aggregazioni”, da maggioritario, al posto di una di “proporzionalità” noi dovremmo dire di no. Come abbiamo fatto questa mattina davanti alla stampa ed alle televisioni: i Comunisti italiani  devono  coerentemente rivendicare anche qui, in seno alla coalizione, l’autonomia delle posizioni e delle rappresentanze e non cadere nel calderone. Lo Statuto, almeno, si faccia col sistema dell’omnirappresentatività o saranno, in una novellata Colonia, sempre i soliti a decidere.
Ma l’argomento non è finito e vi ritorneremo a breve.

 

 

 

 

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