Costituzione
per saperne di più e votare NO al referendum confermativo
– cenni storici –
Dopo che la guerra dell' asse si rivelò sempre più disastrosa per Tedeschi, Italiani (e Giapponesi) e quando sotto la spinta delle pressioni interne, lo sbarco degli alleati, le prime azioni di resistenza ed il malumore unito a paura di una gran parte degli stessi gerarchi, i fascisti sentirono vacillare il regime, fu allora che la paura di finire, comunque sotto il tallone nazista o sconfitti mosse la maggioranza del “Gran consiglio del Fascismo” a sfiduciare Mussolini ( 18 voti su 25) nella notte del 25 luglio 1943. Il giorno successivo vi furono le dimissioni, la nomina di Badoglio (MP3) a capo del governo e l'arresto di Mussolini.
Partiamo da lì per esaminare il successivo quinquennio, sino al 1° gennaio 1948, che porterà all'Italia la Repubblica e la nuova Costituzione. Costituzione che oggi si vuole distruggere e “sostituire” con l'aberrante legge costituzionale che ha sì superato i quattro passaggi parlamentari previsti dal suo articolo 138, ma non con quella maggioranza che ne avrebbe impedito il referendum confermativo e quindi la diretta promulgazione. Questa “sostituzione costituzionale” è quindi pubblicata sulla G.U., ma non promulgata.
Votando no al referendum confermativo, e non occorre un quorum, noi faremo in modo che tutto quanto fatto dalla protervia della destra e della Lega nord sia, come d'uso derivato dal diritto romano, tamquam non esset, come non ci fosse mai stato.
La fase “precostituente”, come la definì uno dei suoi artefici, Piero Calamandrei, durò un quinquennio la gran parte del quale, sotto il giogo dell'occupazione nazista del territorio conseguente al “tradimento” operato da Badoglio e dal re agli occhi di Hitler. Quanto non avevano fatto le leggi razziali del 1938 fu continuato durante l'occupazione prima nazista e poi nazifascista succeduta alla liberazione di Mussolini ed alla costituzione della Repubblica Sociale Italiana nella quale SS, Gestapo, Fascisti e Xmas in parte contrastarono le prime formazioni partigiane, ma soprattutto compirono reappresaglie e massacri di popolazioni e cittadini inermi: Sant'Anna di Stazzena, Marzabotto, le torture di Via Tasso a Roma, villa Trieste a Milano, le Fosse ardeatine ancora a Roma sono solo esempi che la memoria tiene nel ricordo. Come i “figli crocifissi ai pali del telegrafo” nella poesia di Quasimodo “Alle fronde dei salici”.
Qui sta la nostra memoria costituzionale, una costituzione che ha per norma fondamentale, la grundnorm di Kelsen , l'antifascismo . Cito solo una sentenza della Corte Costituzionale, che per inciso vogliono ora asservire alla politica, la 254/1974 che ribadisce l'ispirazione antifascista della nostra costituzione. Vediamo questi tre periodi del quinquennio rivoluzionario.
La prima parte 25 luglio 8 - settembre 1943 vede il Re cercare inutilmente di staccarsi dalle responsabilità del fascismo;
la seconda dall'8 settembre al 4 giugno, liberazione di Roma vede il re fuggire a Brindisi, la conferma di Badoglio, ed il Patto di Salerno promosso da Togliatti con l'ingresso degli antifascisti al Governo;
la terza fase (Calamandrei) inizia col 5 giugno 1945, vede la prima uscita dal potere del Re, la nomina del figlio Umberto alla Luogotenenza, le dimissioni di Badoglio con la sostituzione di Ivanoe Bonomi con cui si attua una legislazione anomala attraverso leggi fatte dal governo, siamo senza Parlamento e firmate dal Luogotenente. Abolizione della pena di morte (salvo il CPMG) ed avvio al referendum sulla Repubblica con l'elezione della Assemblea costituente.
Si giunge, fra discussioni, compromessi e volontà di rinnovamento alla firma della Costituzione della Repubblica -27 gennaio 1947 e alla sua promulgazione il successivo 1° gennaio 1948.
“Sostituzione” Costituzionale e danni connessi
Ormai da molti giorni ed in riunioni come questa mi trovo a cercare di spiegare il grave danno, il vulnus , che le decisioni di una becera maggioranza di destra sta assumendo in tutti i campi della vita del paese in un impegno distruttivo e continuo dei valori Risorgimentali e della Resistenza al nazifascismo.
La coscienza civile e politica si è affermata in Italia, prima con le lotte per l'unificazione, poi con il grande sacrificio delle forze del lavoro che volevano costruirsi una vita degna di essere vissuta, ha subito una prima sconfitta con l'avvento al potere del fascismo , espressione di quelle classi padronali, industriali ed agrarie che volevano tenere intatti privilegi e potere. Dopo la nascita dello stato democratico gli italiani, con l'aiuto anche e precipuamente delle forze sindicali e della sinistra, si sono emancipati tentando di conquistare, e molte volte riuscendovi, una condizione di libertà: civile, politica e dal bisogno impellente del vivere giorno per giorno.
Il lavoro non è stato né facile né indolore , ma si aveva sicurezza per se stessi, per i figli, per il proprio futuro. Ci era parso di raggiungere, soprattutto dopo quella rivolta morale che ricordiamo come mani pulite un assetto di equilibrio che sebbene attaccato era riuscito a rintuzzare il destrismo del primo governo Berlusconi.
Poi tutto è precipitato, prima con l'assurdo tentativo di composizione che fu la Bicamerale, in seguito con l'affermarsi di questa destra. Non ci si illuda di sconfiggerla senza soffrire, perché i suoi, ultimi speriamo, colpi di coda sono e saranno i più velenosi. Leggi stupide, ingiuste, fatte per fotocopiare la situazione personale degli inquisiti da salvare; un conflitto di interessi che si autoalimenta e produce sempre maggior ricchezza per il capo del governo, hanno dato a questa classe potere protervia e senso di onnipotenza.
La contro-riforma costituzionale – o sostituzione costituzionale- che queste forze hanno portato avanti in tignosa solitudine, fuori dello spirito dell'articolo 138, condita dall' ignoranza del valore di una legge fondamentale nata dalla resistenza al fascismo ed alla occupazione nazista, si evidenzia nell'attacco, sebbene non dichiarato, ai principi fondamentali.
Così come si è venuta stratificando nel tempo , la Costituzione –cioè la legge fondamentale che un popolo si dà in funzione della vita futura di tutta la collettività -nasce con una società nuova che di solito emerge da stravolgimenti traumatici del proprio percorso e generalmente da una “grundnorm”; norma costitutiva che la caratterizza e che noi identifichiamo nella Resistenza e lotta di liberazione nazionale.
Come è stato per quella Americana con la “Dichiarazione di Indipendenza” nel 1787 in occasione della liberazione dal dominio della Gran Bretagna, così è stato dopo la caduta della monarchia assoluta nel 1789 in Francia , così per la nostra Charta e, attraverso esempi a noi più vicini, allo stesso modo accade per tutti i popoli, da notare che la Spagna alla caduta della dittatura fascista si è data una Costituzione che deve quasi tutto alla nostra.
La nostra Costituzione, promulgata nel 1948 , dopo la sconfitta della dittatura fascista e dopo l'espulsione dei nazisti nasceva, pur con discussioni e lotte, in spirito unitario, per la tutela dei diritti umani e per l'eguaglianza dei cittadini
L'articolo 3 della Costituzione è infatti paradigmatico nella sua architettura:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
Questo pasticcio di riforma, al contrario, crea invece di rimuovere, ostacoli e differenze, attacca –soprattutto- due diritti fondamentali : il diritto alla salute ed il diritto alla istruzione uguali per tutti.
Ma l'attacco è peggiore nella sua subdola configurazione. L'autonomia data alle regioni sulla organizzazione di salute ed istruzione creerà, basata come è sulle rispettive entrate fiscali, delle disparità forti mettendo le regioni stesse in competizione dando corpo a disuguaglianze di trattamento fra i cittadini.
Le regioni povere non potranno assicurare standards eguali a quelli forniti dalle più ricche con conseguenze pratiche facilmente immaginabili. Ad onta degli sbandieramenti televisivi di leghisti –gli altri sanno, ma abbozzano al ricatto- verrà intaccato il principio di uguaglianza su cui si impernia tutto il sistema costituzionale e già Storace pone limiti ai tristementenoti “viaggi della speranza”.Salterà, e con alcune leggi che hanno preceduto la riforma qualcuno è già saltato, tutto il sistema di valori della Costituzione del 1948.
L'attacco è duro e viene da lontano. L'idea che lo stato democratico sia marcio e che sia giunta l'ora di abbatterlo è pensiero che risale al giurista tedesco Carl Schmitt (teorico del fuhrer come interprete dello spirito del popolo), filtrato -attraverso il professor Miglio- nella mente e nella politica di Umberto Bossi.
Perché di questo si tratta, la secessione poi chiamata devolution, è il prodotto aberrante della distruzione e superamento dello stato democratico da sostituire con uno stato fortemente autoritario, per Miglio: la ricostituzione di tanti staterelli sull' esempio della Lega anseatica . E dal pensiero del superamento dello stato democratico sappiamo cosa è avvenuto in Germania ed in Italia.
Fatta questa premessa vediamo le prime conseguenze di questa riforma.
Intanto viene stravolto il sistema di “pesi e contrappesi” fra i poteri dello stato riducendo il Presidente della repubblica ad un attaccapanni, privandolo del potere di sciogliere le camere che verrebbe attuato solo su richiesta del Premier e togliendogli la rappresentanza dell'unità nazionale per spostarla a quella di “unità federale”. Già questa dichiarazione di principio distrugge l'unità della Repubblica affermata dall'articolo 5 intaccando quindi la 1° parte dei Diritti fondamentali che i sedicenti saggi di Lorenzago si affannano a dire intatta. Non solo; apre la strada agli stravolgimenti dei successivi articoli dal 114 al 133 sull'assetto delle autonomie locali, ma mina profondamente ed in senso antiegualitario i primi quattro articoli che costituivano l'impalcatura di una Repubblica nata dalla resistenza alle dittature che avevano privato gli Italiani dei più elementari diritti fatti inviolabili sin dalla rivoluzione francese. Se “questa costituzione” fosse approvata molto ci porterebbe alle condizioni antecedenti al 1789
Dopo quelli generali accenniamo ai punti che maggiormente colpiscono i cittadini in tema di distribuzione delle risorse, salute ed istruzione. Anche qui la riforma è abborracciata perché segue due anime: quella centrista di AN e quella centrifuga della Lega. In un crescendo di contraddizioni e di forte spirito antiatunomistico, contro le intenzioni dichiarate della Lega Nord, l'articolo 117 impone dei distinguo in materia di salute e di istruzione riservando allo stato la normativa generale e polverizzando l'attuazione pratica di organizzazione e gestione alle regioni, che potranno scegliere tanto i servizi sanitari da fornire quanto buona parte dei programmi scolastici da attuare. Qui non voglio far rilevare il percorso di disgregazione, anche culturale cui andrebbe incontro un'Italia così strutturata, piuttosto un paragrafo dell'articolo 117, precisamente la lettera m) che costituisce una vera e propria trappola e fomite di disuguaglianze fra i cittadini delle varie regioni perché riserva allo Stato la:
“determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio”.
E' lampante allora che rimanendo invariato l'art.119 sull'autonomia finanziaria di entrata e di spesa degli enti, i famigerati “livelli essenziali delle prestazioni, non potranno che essere di basso livello e commisurati ai minimi delle possibilità di entrata. Per cui è certo che le regioni più ricche potranno erogare maggiori e migliori servizi che non le più povere (gran parte del centro-sud Italia) ed una volta costituzionalizzati i livelli minimi (essenziali) e l'autonomia fiscale delle regioni sarà difficile che lo Stato possa obbligare i più ricchi a privarsi del superfluo, mentre il fondo perequativo rimarrà un'illusione visti i grandi ritardi che lo Stato ha già ora nella redistribuzione delle entrate fiscali; le lotte qui in Sardegna ne sono ampia testimonianza.
Ma c'è di più e di peggio a monte ; nella definizione del rapporto Senato regionale-Regioni, perché il Senato e non più la Corte Costituzionale, d'altronde priva degli attuali bilanciamenti per l'accrescersi del numero dei membri di nomina politica, sarà l'arbitro sulla vita delle leggi regionali e sulla vita stessa dei governi regionali.
Con un marchingegno diabolico, infatti, nell'articolo 57 si introduce un concetto “la con testualità affievolita” per cui :il nuovo Senato federale della Repubblica sarà composto da duecentocinquanta senatori eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione dei rispettivi Consigli regionali. Da qui, visti i casi eccezionali di proroga, e la suddetta contestualità di elezione del Senato federale con nuove elezioni anche a distanza di un anno, il Consiglio regionale potrebbe per propri di ottima gestione, rimanere in carica, ma dovrà, in funzione del calendario di rinnovamento delle Camere essere sciolto anche dopo un breve periodo. Con le conseguenze che si possono immaginare (attualmente continuerebbe a esplicare le sue funzioni). Per non parlare dei danni (a scopo devoluzionistico e quindi antiunitario ed antistatale) portato nel massimo organo di autocontrollo della magistratura. Il CSM sarebbe eletto per 2/3 su base regionale (senato federale) stravolgendone i delicati attuali equilibri che prevedono: 2/3 da parte dei magistrati (è il loro organo di autocontrollo d'altronde) ed un terzo dalle Camere. La Magistratura con la mordacchia come vogliono Bossi e Berlusconi.
La Corte Costituzionale ora garantita nei suoi equilibri perché scelta per un terzo da Presidente della repubblica, Camere riunite e supreme cariche della magistratura, in numero di 15 diventerebbe anch'essa una magistratura regionalizzata con la nuova composizione di 4 giudici nominati dal Presidente della repubblica, 1 in meno; quattro fra le alte magistrature, 1 in meno; 3 dalla Camera e 4 dal Senato federale.
Uno stravolgimento che unito allo strapotere del Primo ministro (torniamo al congresso di Vienna) porterebbe a quella dittatura della maggioranza già denunciata dai costituzionalisti sin dal tempo della Costituzione americana .
America che ha un ferreo sistema di controlli sui grandi poteri del presidente, dove l'opinione pubblica ha valenza enorme e dove una Costituzione di 7 articoli vige da 218 anni con l'aggiunta di 27 brevissimi emendamenti e mai è stata cambiata quando un presidente si trovava in difficoltà giudiziarie.
Come al solito la destra segue in ogni caso ed in ogni modo solo i lati peggiori, vedi l' assistenza sanitaria, la mobilità precaria, la discriminazione scolastica ed in ultimo la pulsione alla guerra del paese che tanto decanta come nodello.
Aderiamo quindi al comitato del NO, ormai unico sbocco del Comitato in difesa della Costituzione che finora ha operato qui a Cagliari, ed agli analoghi comitati che stanno sorgendo in tutta Italia e firmiamo per la richiesta del referendum che per noi sarà e dovrà essere abrogativo.
(Vincenzo A. Romano)
Nota: ad oggi 12 regioni, oltre 800.000 cittadini ed ben oltre 1/5 dei parlamentari hanno firmato la richiesta di referendum secondo l'articolo 138 della nostra Costituzione.