|Home | Link|pubblicato da Redazione,| Martedì, 3-apr-07 22:39

Congresso provinciale a Cagliari
Hotel Mediterraneo

 

Identità e diversità, unità e lavoro i capisaldi del congresso provinciale del Pdci a Cagliari

Vincenzo A. Romano

Fedeli alla vocazione dichiarata nel primo congresso nazionale e ribadita nel documento per il IV congresso nazionale, i Comunisti italiani hanno celebrato quello  provinciale {o di federazione} a Cagliari fra un pubblico numeroso per compagni ed ospiti che si sono man mano succeduti a porgere saluti, solidarietà o proposte dopo la relazione del segretario Antonio Littarru.
Relazione (e relativo documento congressuale che si leggono e potranno leggere su questo sito) che si coniugano articolano ed intrecciano sui grandi temi cari a questo Partito.
Una identità comunista intesa come fondamento e ragion d’essere (lotta all’interno del binomio dialettico capitale lavoro, mai sopito ed al contrario sviluppantesi in forme ancora più drammatiche nel periodo della globalizzazione economica e delocalizzazione degli apparati produttivi); una diversità caratterizzante gli scopi ed i fini da raggiungere nell’ambito della lotta a sostegno del lavoro; unità delle forze di sinistra contro il neoconservatorismo in politica, lo sfruttamento dei deboli e della classe lavoratrice assediata da un neocapitalismo aggressivo ed incalzante; il lavoro posto al centro degli interessi della politica del Pdci.
E poi la Pace: attaccata da ogni lato dal nuovo carattere imperiale dell’espansionismo USA indotto dalle teorie della guerra permanente, della divisione del mondo in buoni (solo americani ed alleati) e cattivi (il resto del pianeta) , della esportazione di un impossibile modello di democrazia occidentale anche in paesi dove del vocabolo non si conoscono né il significato né l’ esistenza, della sopraffazione del capitale finanziario su quello umano e del lavoro.
Questo {nella parte teorica} in sostanza il succo del discorso politico del segretario uscente portato avanti ad un parterre attento e sensibile, al quale poi si aggiungeva man mano lo sviluppo dell’analisi sulle condizioni del partito nell’ambito della  federazione, del raddoppio dei consensi e dei tesserati, dell’esito delle molte iniziative di avvicinamento al popolo e proselitismo, del proliferare delle sezioni e cellule.
Al banco della presidenza, oltre al padrone di casa, il segretario regionale del partito Giorgi, il consigliere regionale Tore Serra, dirigenti; tutto sotto l’occhio vigile e protettivo della compagna della direzione nazionale Paola Pellegrini, donna di cultura raffinata, di capacità di analisi politica acuta, di gentilezza ed umanità squisite. Parole non inutili, sebbene non certo cronachistiche, perché in esse era lo spirito di un congresso unitario e pacato sebbene  non sempre tranquillo; perché si sa che dove si fanno congressi le lotte tendono a sguazzare.
Invece no. Polemiche ed analisi tranquille si sono alternate , invero col prevalere delle seconde, e molti compagni del vasto territorio e dell’immediato hinterland hanno potuto discorrere, dibattere, appassionarsi ed anche perfino arrabbiarsi.
Nella relazione e negli interventi di ospiti ed iscritti serpeggiava, emergeva e sopiva per poi ridestarsi più forte il tema della Sinistra che verrà dopo che i DS avranno compiuto il grande salto dissolutore.
Molto rammarico per i partenti, adesione per i compagni del correntone di Mussi che nessuno andrà a cooptare ma che saranno, insieme a Rifondazione Comunista i primi destinatari della proposta di costruzione della sinistra a venire.
Una confederazione (solo un nome per una categoria, un concetto, un contenitore) delle forze della Sinistra che occuperà il vuoto lasciato dai DS ; che dovrà dare una mano, essere sponda per un sindacato centenario che si troverà privo di  un riferimento col quale aveva da sempre convissuto, che dovrà riunire e contenere le forze che quella sinistra non vogliono far morire perché in essa sono i motivi ispiratori oltre che le radici e la stessa ragion d’ essere.
Questo si è detto ieri fra ospiti e compagni  e negli intervalli i saluti degli invitati fra i quali ha spiccato quello del presidente della provincia di Cagliari Graziano  Milia che ha affrontato problemi a tutti familiari, il lavoro che ancora manca, le industrie che chiudono, la disoccupazione crescente e poi le trattative coi padroni in difesa dei posti di lavoro residuali, gli sforzi per mantenere l’occupazione di infermieri, operai, edili e così via perché nessuna categoria rimane immune, E la platea ha dimostrato di apprezzare questi sforzi e quelli dell’assessore al Lavoro più volte chiamata in causa dal Presidente, la compagna del Pdci Maria Carla Floris.
Nel frattempo lavoravano le commissioni: quella politica ad elaborare il proprio documento e quella elettorale immersa nel difficile e non invidiabile compito di esaminare,  vedere , proporre e scremare (e come è umano e solito, creare scontenti).
Ma la platea congressuale, mostro volubile e nello stesso tempo implacabile, esercita il suo potere di approvazione o censura, di accettazione o sostituzione. E così passano le ore e ci si avvicina a notte.
Scarso il tempo per sorbire un caffè, rubato per qualche minuto quello per aspirare un po’ di tabacco fra dita sottili oppure paffute , ma sempre nervose.
E poi si arriva al momento delle proclamazioni.
Sorrisi nascosti di soddisfazione malcelata per gli eletti; insoddisfazione e rabbia per taluno degli esclusi.
Su tutto si erge il buon senso della compagna inviata a garanzia: “Compagni –scandisce con un lontano accento toscano mitigato dalle primavere romane- è la vita; è il partito che vive, i rapporti che cambiano, i nuovi ingressi che stravolgono le maggioranze” .
E le voci si tacciono perché da poco, e poco prima ben altre parole erano uscite da quelle labbra. Parole di un’analisi spietata e senza mezzi termini della volontà precisa e pervicace delle forze politiche, militari e religiose che vogliono schiacciare la sinistra che ne disturba mire ed ambizioni.
Gli Usa cui fa ombra la nuova politica equidistante ed equilibratrice nel bacino mediterraneo e sui campi di guerra scatenata in partibus infidelium;  il vaticano che teme nel laicismo della sinistra un freno alle proprie ambizioni di supremazia spirituale (e materiale di certo) ; dei poteri finanziari disturbati da nuove politiche che guardano al lavoro piuttosto che al profitto indiscriminato, alla giustizia sociale ed alla redistribuzione del reddito.
Le ore scorrono, si arriva al voto ed Antonio Littarru consegue la sua meritata ed augurata vittoria.

ALTRE FOTOGRAFIE DEL CONGRESSO PROVINCIALE

 

 

 

note sulla stampa (L' Unione sarda)
relazione segretario provinciale A. Littarru
delegati al congresso nazionale di Rimini
MINUTA ESTEMPORANEA ED APPROVATA ALTRI DELEGATI
Il documento finale

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